DISSING AL PADRONE DI COVA

 

Qualche giorno fa, sul blog del Corriere, è stato pubblicato un interessante intervento. (qui). Un commerciante del centro, nella fattispecie il proprietario della pasticceria Cova, lancia i suoi strali contro area C (un commerciante del centro che si lamenta di Area C sul Corriere? toh, che strano).

Bè, ieri di quell’articolo ci hanno mandato i brani salienti, corredati dai commenti satirici e spensierati di un anonimo lettore. Abbiamo deciso di pubblicarlo.

Milano in questi giorni sembra triste. (si, soprattutto questo week end, con i controlli della finanza).

Io sono come un termometro, lavoro in via Monte Napoleone da cinquant’anni. ( e allora invece di essere triste, pensa un po’ a quanto grano hai fatto e godine, che qui siamo tutti precari!)

Ogni mattina aspetto i clienti del caffè e della brioche e li vedo, non sono affatto contenti. ( e ridaje! saranno tuoi colleghi, anche loro tristi per i controlli  di domenica pomeriggio!) 

Da quando c’è l’Area C noi abbiamo perso il 20- 25%, altri anche di più. (questa sarebbe proprio da verificare. Scontrini alla mano. Così vediamo se è vero oppure no. E già che ci siamo, diamo un’occhiata pure agli scontrini!)

Che la giornata andrà male si capisce già alla mattina, al pomeriggio, poi, la conferma arriva dalla sala da the, che rimane vuota per metà. (ellamadonna, che tristezza! Ma che è? Più che di una pasticceria in centro, a Milano, in Montenapoleone, tra le più costose d’Italia, sembra si parli di un carcere o di un orfanotrofio!)

(….)

in centro in auto non ci puoi più venire, se ci provi te la portano via, non puoi fermarti neanche cinque secondi senza che arrivi un vigile.  (no, non ci si può fermare. Se sei in doppia fila, come tutte le auto ferme davanti a Cova, ti becchi una multa, come tutti i cristiani. Il candore con cui parla rivela perfettamente la dimensione parallela in cui vive, quella dove la tua libertà dipende esclusivamente dalla cilindrata dell’auto che guidi).

(…)

OCCHIO, PERCHE’ DA QUI IN POI SI VA IN CRESCENDO!

Alle sette qui è già un mortorio.(aridajje! Basta, è depressione patologica. Prova con il tavor).

L’altra mattina da casa mia alla pasticceria in auto ci ho impiegato un attimo, non c’era un’anima.(questo è il massimo. Per la prima volta, uno si lamenta che NON c’è traffico).

Qui in pasticceria, insieme a me,  ci sono le mie figlie. E’ l’unica ragione che mi trattiene, altrimenti questo negozio lo lascerei al primo venditore di jeans che passa da queste parti, glielo svenderei, tanto sono arrabbiato.(E certo. Non sono i soldi, no no. Questo fa pagare un caffè al tavolo 5 euro, una bottiglia d’acqua 5.50 euro e un succo 8. Però a trattenerlo, è solo l’amore per le piccole e dolci figliole, che sicuramente faranno la fame, sole, a casa, aspettando che il povero padre torni dal lavoro con un pezzo di pane per sfamarle. MA PER FAVORE! E poi: venditore di jeans? Ma da quando in via Montenapoleone circolano venditori di jeans ambulanti? E perchè proprio di Jeans? Mistero…)

E INFINE…

questo del ticket anti-traffico è il colpo di grazia, qui si uccide il commercio (..) si rischia di mandare definitivamente a rotoli i negozi. E il Cova ha 45 dipendenti. (insomma, questo ha la pasticceria col menù più caro di Milano, ha un’azienda con 45 sottoposti e sono bastati 10 giorni di Area C per mandarlo sul lastrico. E il brutto è che non è uno scherzo. E’ tutto vero. Altro che tavor: qui ci vuole uno psichiatra).

 

Ringraziamo l’anonimo segnalatore per aver condiviso con noi le sue riflessioni. E gli facciamo notare una chicca: quel “il” piazzato davanti a Cova, nell’ultima frase.

A volte, un articolo determinativo  è più eloquente di mille parole.