L’ANARCHICO DI PIAZZA VETRA / 4

Non ha più niente. E per questo, a differenza degli altri, è un uomo libero. Talmente libero che oggi sfida il 99% dell’opinione pubblica italiana, con una tesi che non mancherà di fare discutere.

 

Ballano sui cadaveri. Nella miglior tradizione di questo Paese di
merda, che affonda. Si cappotta una nave da crociera, caso più unico
che raro. E la gente che fa? Deve trovare un carnefice. E
contemporaneamente deve eleggere un eroe. Il carnefice hanno fatto in
fretta a trovarlo. Francesco Schettino, capitano poco coraggioso,
quello che sarebbe scappato come un coniglio mentre la barca
affondava. Magari sarà pure andata così. Ma la rabbia, la
foga, con cui opinione pubblica fustigata dai media sta mettendo in
croce questo cristo non mi da pace. Tipico di questo Paese di merda. E
allora dagli a Schettino, massacriamolo per bene, sputiamogli addosso,
dipingiamolo come il più infame di tutti i comandanti che mai abbiano
timonato una barca. Inventiamoci storie, leggende, donnine in cabina,
negligenze varie. Pompiamo, pompiamo, che tanto la gente non aspetta
altro che indignarsi. Diamogli il pane a questo popolo affamato di
forca. Diamogli biada a questa mandria di disperati che non aspetta
altro che trovare un obiettivo su cui lanciare la pietra, su cui
sfogare rabbie, frustrazioni, paure, di un Paese che affonda molto più
rapidamente della Concordia, ma dal quale non si salva proprio
nessuno.

L’eroe. Già dimenticavo l’eroe. Perché ci vuole anche quello per
placare gli appetiti degli stomaci voraci. L’eroe che in questo caso
prende la forma di un ufficiale della Capitaneria di porto che urla,
strepita, impartisce ordini con tono poliziesco, che “salga su quella
nave, cazzo!”. Applausi. E giù con la retorica. Integerrimo, e ci
mancherebbe con “una sola vocazione: il soccorso”. Pronto a
intervenire in un baleno. Quello che si dovrebbe essere, ma che non si
è. I toni militareschi della telefonata con lo spaventato Schettino
invadono la rete. E la gente si masturba ascoltandola.

Ora siamo più sereni. Abbiamo un carnefice da linciare. Abbiamo un
eroe da idolatrare. E abbiamo un Paese che come quella maledetta nave
affonda senza scampo. Solo che qui non ci sono Schettini da linciare.
Perché qui siamo tutti Schettino.