LETTERA AL DIRETTORE

Area C funziona. Questa è la notizia. Al punto che anche l’opposizione è stata presa in contropiede. E mentre si attenua il dibattito sui privilegi ai residenti, noi continuiamo a parlare di un privilegio incomprensibile di cui nessuno parla: gli accessi gratuiti dati ai giornalisti (qui). Per questo, pubblichiamo oggi un’interessante lettera originariamente indirizzata al Corriere Milano, che però, guarda un po’ il caso, non è stata pubblicata.

 

A: fdebortoli@corriere.it,  gschiavi@corriere.it, cormil@corriere.it, segretcor@rcs.it,  internet@rcs.it

Caro Direttore,

buon anno.

Le scrivo per chiederLe una risposta a un mio problema di equità, da cittadina milanese. Mi chiamo Anna, ho 23 anni, sono una studentessa lavoratrice, però, per mia sfortuna, lavoro all’interno dell’area C, e mi trovo quindi in una “fascia disagiata”.

Faccio la cameriera in un locale del centro e il mio turno inizia alle 18 e termina all’1 di notte. Lavoro non distante dalla sede del Suo giornale, ma a differenza del Suo e di quello dei suoi redattori, il mio non è un lavoro che “garantisce il diritto all’informazione”.

Tengo a sottolineare che ho votato il Sindaco Pisapia e uno dei motivi che mi ha spinto a votare per lui senza alcuna esitazione è stato la sincerità con cui ha parlato di equità sociale durante la campagna elettorale. Sono inoltre convinta che sia necessaria una lotta convinta allo smog e al traffico, certo avrei preferito un allargamento dell’area ex ecopass e non solo un aumento del costo di accesso, ma tant’è…per ora accontentiamoci.

Ero disposta a fare un bel po’ di sacrifici in più: condividere l’auto con dei colleghi che abitano nella stessa area di Milano (abito vicino a piazza Napoli) per ridurre il costo “pro capite” del ticket giornaliero e in tarda primavera, sperando in un reale aumento delle piste ciclabili e maggiore sicurezza delle strade, ero già convinta di farmi tutti i giorni delle sane pedalate cittadine.

Tutto questo fino a quando non sono venuta a conoscenza dell’esenzione che riguarda tutti i giornalisti e poligrafici che hanno la sede all’interno dell’Area C e che lavorano in fasce orarie disagiate che, se non sbaglio, sono le fasce in cui non sono in servizio i mezzi pubblici.

Ora sono assolutamente scontenta, delusa e amareggiata.

Non credo che questa scelta possa essere considerata in alcun modo equa. Non è equa per me, che tra l’altro guadagno decisamente meno di un redattore ordinario del Suo giornale, non è equa perché non insegna equità di trattamento perché ancora una volta si dimostra che certe classi godono di privilegi del tutto inspiegabili, non è equa perché anche se io non lavoro per garantire diritto all’informazione mi creda se le dico che il mio lavoro mi serve per garantirmi una mia informazione, anche detta istruzione, e per finire non è equa perché tradisce un’equità promessa.

Infine mi dispiace che il lavoro che garantisce il diritto all’informazione non abbia pensato che questa “equità” fosse un tema su cui informare la gente.

Caro Direttore, forse questa mia lettera non troverà spazio sul suo giornale, ma io credo ancora nel diritto all’informazione e quindi ci spero e spero anche che il mio Sindaco possa intervenire per ristabilire l’equità promessa, in cui io ho creduto insieme a molte altre persone. In caso contrario quando mi capiterà di servire un caffè, un bicchiere di vino o un cocktail chiederò al cliente se per caso è giornalista e se per caso può darmi uno strappo a casa.

Anna Rizzo

 

Strano che il Corriere Milano non abbia pubblicato questa lettera. Eppure, ha dato moltissimo spazio agli interventi dei cittadini su Area C. Nessuno di quelli pubblicati però, sollevava la problematica che hai sollevato tu, Anna.

Gian Antonio Stella, nemico giurato di ogni casta, non ha niente da dire?