L’ANARCHICO DI PIAZZA VETRA / SPECIALE ANTINATALE

Mentre si prepara a festeggiare l’ennesimo Natale solitario sulla sua panchina, l’Anarchico fa gli auguri a tutti con questo atto di accusa contro la retorica natalizia.

 

 

ll Sistema è infido, perfido. Negli anni ha messo a punto 
miriadi di trappole per incastrarci.

Per renderci schiavi di doveri, tradizioni, usi e costumi inventati ad arte per spremerci e renderci dei burattini imprigionati in un meccanismo dal quale non se ne esce.

E soprattutto per farci pagare. Pagare, pagare e ancora pagare. Perché gli obiettivi sono evidenti: la nostra libertà, la nostra indipendenza e soprattutto il nostro portafoglio. Il Natale è una di queste gabelle, se non la più clamorosa. Eh sì, perché a Natale devi spendere, e pure tanto. Devi dare il tuo contributo al Sistema. Un contributo fatto di soldi buttati in regalini, pensierini, cazzatelle da scambiarsi con amici, parenti, amanti e colleghi. Ti fanno credere che non hai tanta scelta. Devi farlo, se no sei fuori dal giro. Devi farlo se no ti fai una figura di merda, perché così ci hanno abituato a pensare. Devi farlo e basta. E se non lo fai la pena è quella di passare nella migliore ipotesi per stronzo e antipatico, nella peggiore per un pezzente.

Il Sistema è oliato, raffinato. Ti crescono educandoti e facendoti credere che certi costumi siano immanenti. Che sia sempre stato così. Cazzate. Perché se è vero che la tradizione della strenna di fine anno, trova radici nella Roma antica, è altrettanto vero che trattavasi di ramoscelli, doni simbolici e beneauguranti, senza alcun valore commerciale. Poi dalla fine dell’800 c’è stata la svolta, che è coincisa con il nascere dei grandi centri commerciali, con la massificazione dei prodotti. In una parola, con l’avvento del consumismo.

E così anno dopo anno chi teneva le redini del mercato ha capito che inventarsi feste, ricorrenze, occasioni per spendere era un business senza precedenti. Fu un arguto signore americano a inventarsi San Valentino, la festa della mamma, la festa del papà. E a trasformare il Natale in una macchina da soldi. Sostenuta da un brand che tovava in quel vecchio ciccione vestito di rosso il suo testimonial d’eccellenza. In queste settimane in piazza non sento altro che gente che si lamenta. Tasse, multe, tributi da pagare, Imu, ici, patrimoniali varie. La crisi creata ad arte da banche e padroni si riversa per intero sulle nostre spalle. E a pagare sono sempre gli stessi. Gli stessi che tra una bolletta e una cartella esattoriale sono costretti anche a fare i salti mortali per raccattare i regalini per amici, parenti e amanti, per non farsi trovare impreparati al mattino del 25.

I consumatori hanno detto che ogni italiano, mediamente, a Natale spende 250 euro per i regali. Una tassa più alta della Tarsu, più elevata del bollo auto. Una tassa. Una gabella. Perché se è vero che i regali si fanno ma si ricevono anche, è innegabile che siccome i doni da fare son tanti, il più delle volte si finisce con l’acquistare minchiate, buone soltanto a far figura. Dalle parti di via Torino c’è un negozio che vende oggettistica regalo. In vetrina c’è il trionfo dell’inutilità. Portatovaglioli stravaganti, timer per forno colorati, presine varie di finto design, grattugie in stile Dalì, formine per il ghiaccio a forma di Babbo Natale e chi più ne ha più ne metta. Roba fatta apposta per far scena. Regali prepensati e preconfezionati. Lì, in bella mostra, solo da comprare e farsi impacchettare, con ulteriore spreco di risorse cartacee pronte a finire nell’inceneritore tra Natale e Capodanno.

Questa è la realtà. Tu mi regali la presina con i gatti e io la formina. Pari e patta. Con la presina io mi ci pulisco il culo e tu continuerai a usare le formine che avevi già in casa, molto più comode anche se meno fashon. Quel che è certo è che entrambi avremo buttato via soldi. Nella fornace del Sistema.

Ribelliamoci. Aboliamo i regali di Natale. Mettiamo in atto una piccola rivoluzione, silenziosa.  Sotto l’albero mettiamoci le bollette, semmai. Io pago la tua e tu paga la mia. Sperando sempre che l’amico di turno sia stato parco con le chiamate all’estero…