L’ENNESIMA ORDINANZA CHE NON CAMBIERA’ NULLA

Lorenzo Lipparini

 

Tutti a osannare il Fuorisalone e i suoi eventi di richiamo. Tutti a sognare Expo 2015, con Milano capitale del mondo, una città che non si ferma mai.

Ma se la sera vorresti far tardi al bar, lascia stare, è meglio se passi al discount, prendi una bottiglia di gin o un cartone di vino e ti nascondi in casa o in qualche luogo appartato.

A Milano non piace la vita notturna, la Movida è roba da selvaggi. Questo è l’atteggiamento schizofrenico della giunta milanese, che ha inaugurato gli idranti per allontanare gli avventori dai luoghi di aggregazione più di richiamo. In Colonne di San Lorenzo, quando si fa una certa, anche la piazza chiude. Dopo anni di tentativi di far chiudere i locali, con la rivolta degli esercenti e il pugno duro, ma non troppo, delle giunte di destra amiche dei proprietari, l’assessore al Commercio della nuova maggioranza Arancione ha avuto un’idea geniale: un’alleanza coi gestori per vietare, di fatto, nuove aperture nelle zone più frequentate.

Un freno alla movida! Ha pensato. Ma nella convinzione di mettere tutti d’accordo ne ha combinata un’altra delle sue. Perchè manda al diavolo le leggi sulle liberalizzazioni e sulla concorrenza e perchè ognuno ci ha trovato, alla fine, una fregatura: i cittadini residenti continueranno ad avere casino sotto casa proprio come prima, gli avventori staranno sempre in mezzo alla bolgia e al pattume, i baristi, alla prima ristrutturazione, cadranno comunque nelle maglie delle nuove regole. Niente bar se vicino c’è una chiesa (per evitare concorrenza sleale?), obbligo di posti auto privati (ma non bisogna usare i mezzi?), tassa sulle aiuole presenti in zona (io ti pago e tu mi lasci in pace?), decine di nuovi adempimenti. Nella prima bozza si chiedeva pure di non fare musica e spettacoli divertenti (il bar è una cosa seria!) e che il titolare avesse tutti i requisiti morali per spillare birre (dietro il bancone solo catechisti). Pensare che questi provvedimenti assurdi siano in grado di rendere agevole la vita di 20 milioni di visitatori che saranno a Milano nel 2015 è una barzelletta. Si tratta, ogni giorno, del doppio delle persone che c’erano in strada per il Fuorisalone: divertimento, eventi trendy, gente cool. Ma anche traffico, imbottigliamenti, rumore e rifiuti. Quello che ogni giorno succede in Ticinese, in Brera, in Sempione e che i residenti con qualche ragione lamentano, ma moltiplicato di molte volte. All’estero diventa un’opportuntità da gestire, da noi il Comune risponde con quello che sa fare meglio per affrontare qualsiasi situazione: ordinanze, burocrazia, carte bollate, tasse. Come se ne viene fuori? Abbandonando anni di politiche allarmistiche e fallimentari e mettendo da parte il dirigismo. Il Comune deve studiare e tirare fuori soldi e politiche: Pedonalizzazioni, car pooling, mezzi pubblici a tutte le ore, allargamento di Area C, bagni mobili, locali accessibili, illuminazione variabile, pulizia costante, dialogatori, corsi per i gestori, accordi di distretto, insonorizzazioni e controlli sulle norme, che ci sono già. Forse allora saremo tra le capitali mondiali, e non tra le caricature.