FOSSE SOLO BARILLA…

 

Quello che ha dichiarato Guido Barilla lo sapete tutti, e infatti non staremo a commentare le sue parole, che necessitano di ben pochi commenti. Certo Barilla, sull’azienda che porta il suo nome, può dire ciò che gli pare, ma qui più che essere in causa quale tipo di coppia debba o non debba essere il soggetto di una pubblicità di tagliolini è il sottinteso, per così dire, “ideologico”: il vedere espressa con quella beata sicumera la ferma convinzione che nel 2013, mentre in tutta Europa ad eccezione della Russia e di alcuni paesi balcani le coppie di fatto sono regolamentate da diverse ere geologiche, mentre in buona parte delle grandi democrazie occidentali il matrimonio omosessuale è legge dello stato, in Italia tale tipo di unione è visto ancora come una bizzarria, un vizietto folcloristico da film di Ugo Tognazzi. Ma queste sono cose che non scopriamo certo oggi, purtroppo.

Quello che scopriamo oggi, invece…

è un ipersensibilità e un iperattivismo dell’opinione pubblica su questo tema, che abbiamo potuto osservare nelle ultime ore sui diversi social network.

Ed è per questo che, mentre  le bacheche si invadono di insulti al Barilla e di fini analisi a firma di esperti in “brand social media marketing strategy eccetera eccetera“, ci chiediamo come mai una simile pressione invece che avere per oggetto uno che, diciamo, nella vita pubblica del paese conta assai poco non trova come destinatario le forze politiche, che di quei temi se ne fregano esclusivamente per non urtare la suscettibilità vaticana (giacchè nel paese, a sinistra come a destra, simili temi sono ormai digeriti, assimilati ed accettati da anni, come appunto dimostra la reazione di cui sopra).

Che dire, per esempio, di Renzi, colui che tutto cambierà, per il quale il no ai matrimoni gay rappresenta un punto fisso del suo programma? Questo atteggiamento, anche se in misura diversa, non è figlio dello stesso sottinteso espresso dal Barilla? Un atteggiamento coerente, del resto, con quanto si è visto al famoso dibattito di fine elezioni primarie dell’anno scorso, quando i 4 candidati a leader della sinistra (anche Vendola!) richiesti di quale fosse la loro icona “di sinistra” di riferimento, indicarono tutti santi o figure religiose.

E di questo passo, potremmo anche ricordarci di Anna Serafini, moglie del sindaco di Torino Piero Fassino, ovvero colei che affossò, durante il secondo governo Prodi, la legge sui Dico – le coppie di fatto – che avrebbe riempito un vuoto legislativo intollerabile già allora (e figuriamoci adesso).

Ecco, a stupirci veramente, oggi, è questa lotta per i diritti civili a corrente alternata. Ovvero il perché Barilla – che potere di cambiare la legge non ce l’ha – sia preso a pernacchie, mentre su tutti gli altri, da anni, si continui a glissare elegantemente.