I DOLORI DEL NON PIU’ GIOVANE ERRI

 

Erri non si discute: si ama. E magari riuscissimo noi altri a scrivere una sola pagina all’altezza di “Montedidio”.

Per questo, quando lo sentivamo alla “Zanzara” dare addosso a Caselli, e giustificare il sabotaggio, l’insurrezione armata, la violenza contro i poliziotti, la tentazione di riprendere in mano le vecchie Hazel 36 e far finta che fossero ancora gli anni ’60, buttando a mare Pasolini e tutte le chiacchiere sulla legalità – unico valore che da anni unifica e distingue chi si oppone al berlusconismo – era fortissima.

Però poi abbiamo sentito quel passaggio, alla fine, e per poco non ci veniva un colpo.

“Questa persona (Berlusconi) non la nomino nemmeno per una questione di igiene orale, mi fa male alla bocca, ho paura delle carie, è nocivo al mio cavo orale. Una questione di difesa antibatterica.”

Erri, ma come? A parte il paradosso logico sul tema della legalità – ora valore non-negoziabile, se riguarda Berlusconi, ora adattabile, se riguarda uno dei segmenti di mercato cui si rivolgono parte dei tuoi libri – ma non sei tu ad aver pubblicato per Mondadori? E mica una volta sola!

Tre, come i tradimenti di Pietro! “Sottosopra”, e “Sulle tracce di Nives”, e pure “Morso di Luna Nuova”.

Certo, il mercato, l’anomalia, il conflitto, il mestiere del canta-storie eccetera.

Tuttavia, frase fatta per frase fatta, che ne dici del “predicare bene, razzolare male”?

E, per recuperare Pasolini e chiedendogli prontamente scusa,  dell’eterna irresponsabilità dell’intellettuale italiano?