BUKKAKE IPOCRITA

 

“Ok. C’è scritto “Mangia come Ami”.

Dunque: nella foto la donna sta “mangiando” sporcandosi tutta di bianco. Quindi, secondo la pubblicità, bisogna “amare” sporcandosi la bocca in quel modo. E come si fa a sporcarsi in quella maniera “amando”?”

Questo è, probabilmente, quello che pensano i turisti quando, in questi giorni, arrivati davanti alla Cattedrale simbolo della città, a dare loro il benvenuto trovano l’ormai famigerata pubblicità. Un’immagine che non si può nemmeno definire allusiva, dal momento che si riferisce a un solo significato possibile chiaro anche una suora orsolina.

Intendiamoci: noi – come voi – siamo uomini di mondo, e se la Chiesa stabilisce che alcune cose non sono più peccato, siamo solo che contenti. Però, allora, vorremmo sapere a cosa serve sottoscrivere impegni, approvare regolamenti, aderire alle “moratorie” contro la volgarità e in difesa della dignità della donna quando poi sul simbolo della città compaiono robe come questa.

E, magari, vorremmo sapere anche dove sono ora tutti quelli pronti a scattare alla prima ombra di capezzolo. Già: dove sono assessori e burocrati che quando la questione è in sui giornali non fanno mancare la loro brava dichiarazioncina, condita magari con una bella fotina? Dov’è il Moige? Non sono andati in piazza Duomo? O camminavano con lo sguardo basso?

Chissà.

E mentre la Veneranda Fabbrica del Duomo – l’ente che, tramite una trattativa privata di cui non si conoscono i termini, gestisce in esclusiva l’installazione delle pubblicità sul Duomo, con la Curia che però conserva l’ultima parola circa i contenuti – chiede di aprire anche un bar in cima alla Cattedrale, per un vero aperitivo “della Madonnina”, l’immagine continua a restare dov’è, diventando essa stessa monumento.

Un monumento all’ipocrisia.