IL CORPO DELLA DONNA: ALCUNE DOMANDE AL PRESIDENTE BOLDRINI

Lady Burlaica

Durante l’intervento alla Camera del Lavoro di Milano, il Presidente Onorevole Laura Boldrini è tornata a criticare la tv italiana per l’immagine della donna veicolata in trasmissioni come Miss Italia, la cui chiusura sarebbe “un segno di civiltà”. Ora: noi non vogliamo entrare nel merito se sia giusto o meno Miss Italia, ma ci permettiamo di far notare che quando si parla di questo argomento, sarebbe il caso di togliere quell’eterno e provincialissimo incipit per il quale “certe cose” accadano “solo da noi”. Prima di lanciare il suo anatema contro il Paese, Presidente, ha mai dato un’occhiata ad “American next top model”? Lo considera molto diverso da Miss Italia – che tra l’altro ormai non guarda più nessuno? E che dire delle donne mostrate nei video musicali dei rapper, nell’uso delle cheerleaders, delle commedie demenziali made in USA dove delle donne si vedono solo i capezzoli?

Fatta questa premessa – e cioè che il problema, che senza dubbio esiste, non riguarda solo il nostro paese – vorremmo spingerci oltre, e chiedere direttamente al Presidente: ben venga la critica alla tv, ma dei giornali, dei quotidiani, invece, perché non diciamo mai niente? Forse, Illustre Presidente, le è sfuggito, ma ieri, il sito del Corriere, ovvero il quotidiano che ha ospitato il suo intervento dedicandogli lo spazio maggiore, mostrava questa foto, che era anche tra le più cliccate:

 

Cosa ne dice dell’uso di questa posa ginecologica dell’ex velina Melissa Satta? Non le pare anche questo sfruttamento, umiliazione dell’immagine della donna con l’unico obiettivo di prendere click in più? Vede, Miss Italia – almeno – usa il paravento del “concorso di bellezza”. Questa foto, invece, lei come la giustifica?

E se crede che si tratti di un caso isolato, si sbaglia. Guardi cosa pubblicavano, in via Solferino, qualche mese fa:

 

Queste sono alcune delle famose “Olgettine”, qui ritratte durante una posatissima sessione di shopping. Anche qui: qual è il senso di questa notizia? Perché pubblicare queste foto? Berlusconi le paga, le rende famose, e poi arriva il Corriere sfruttandole a sua volta, mostrandone le parti intime per raccogliere traffico online. E’ giusto? Che differenza c’è tra questo tipo di sfruttamento e quello operato dalle tv? Noi lo avevamo chiesto alle “Solferine”, le giornaliste che lavorano al Corriere, e che – citandola di continuo – si occupano quasi ogni giorno di discriminazione e dello sfruttamento del corpo della donna fatto dalle tv. Peccato che nessuna di loro ci rispose.

Vede, il tema della dignità della donna è un tema serio. Quindi o lo si affronta seriamente, o altrimenti – se lo si usa solo in parte, contro bersagli di comodo – si da’ la sgradevole sensazione di usarlo a fini strumentali. E ciò è la cosa più deleteria e  ingiusta che possa essere fatta nei confronti delle donne stesse.

 

P.S. All’incontro c’era anche  l’onnipresente assessore Majorino, che ha sfruttato l’occasione per una brava dichiarazioncina sul caso del Ministro Kyenge  offesa da Calderoli. Il Nostro ha affermato che il Ministro sarebbe stato “offesa due volte: in quanto nera, e in quanto donna”.

Ora: passi “in quanto nera“. Ma è la seconda frase “in quanto donna”, ad essere intollerabile. In un momento in cui le donne, la stessa Boldrini, lo stesso Ministro Kyenge, addirittura si battono per essere chiamate ministrO invece che ministrA,o PresidentE invece che Presidentessa, per ribadire così, anche con il linguaggio, la loro uguaglianza, ecco che arriva il Profeta della Retorica, e utilizza quella locuzione – “in quanto donna” – che è, chiaramente, discriminatoria come poche altre. Caro Assessore, una buona volta, se lo metta in testa: non ci sono “donne”, “omosessuali”, “neri”, “vecchi”, ovvero gruppi elettorali da circuire, a cui allisciare il pelo per carpirne il consenso. Ci sono persone, e in questo caso, c’è una PERSONA che è stata offesa in modo intollerabile, e fosse stata uomo, trans o ermafrodita, sarebbe stata la stessa, identica, fottuta cosa.

Davanti a fatti gravi, gravissimi, è bene che a tutto, anche alla demagogia e alla retorica più posticcia e appiccicosa, sia posto un limite.