NON SAREBBE CAMBIATO NIENTE

L’anarchico di Piazza Vetra

 

L’altro ieri, come sapete, è uscita la notizia del ragazzo in bicicletta aggredito in via Melchiorre Gioia e a cui “è stato rotto il naso perché gay”. Nella serata di martedì, sul sito del Corriere, l’articolo era addirittura posizionato come terza notizia sulla home page nazionale, con annessa lunga dichiarazione dell’assessore Majorino.

Chiariamo subito un punto: una persona che per una lite scoppiata per un motivo banale come il traffico osa scendere dalla macchina e sferrare un cazzotto a uno sconosciuto, rompendogli il naso, deve essere arrestato e messo in galera perché socialmente pericoloso. Altro che attenuanti, altro che stronzate sentite in giro tipo “massi, cosa vuoi che sia un cazzotto”. Non c’è nessuna differenza tra questo gesto e quello del purtroppo celebre Morris Ciavarella, il balordo appartenente a una dinastia di balordi che uccise il tassista Luca Massari, che proprio a causa di un pugno perse l’equilibrio, sbattè la testa contro il gradino e morì pochi giorni dopo.

Le conseguenze possono essere state, casualmente, diverse: la molla, invece, è esattamente la stessa. Siccome è stato preso il numero di targa, c’è da augurarsi che quest’altro delinquente, che al momento gira impunito per la città, venga arrestato il prima possibile.

Quello che stupisce, però, è che il movente del gesto venga identificato nell'”omofobia” dell’aggressore, e che tale omofobia costituisca “un’aggravante”.

Intanto, è la stessa dinamica descritta dal giornalista a essere abbastanza curiosa. Vediamo le parole esatte:

L’uomo al volante dell’auto sportiva, un trentenne di media corporatura, a un certo punto è sceso e, accortosi di aver di fronte un giovane gay, prima lo ha insultato per il suo orientamento sessuale, poi l’ha colpito con pugno al volto e si è allontanato in auto, facendo perdere le sue tracce. 

Insomma, prima c’è stato il diverbio. Poi l’aggressore è sceso dalla macchina. Poi si è accorto che la persona cui litigava era omosessuale: e solo allora ha deciso di colpirlo.

Chiunque sia stato coinvolto o abbia assistito a un diverbio scoppiato nel traffico sa che se uno dei due litiganti scende dalla macchina non è certo per porgere all’altro il CID: diciamo che già in quel momento si sa come le cose andranno a finire. Ma non è tutto: che cosa vuol dire, esattamente, “accortosi di aver di fronte un giovane gay”?

Per come era vestito? E quale sarebbe questo inequivocabile segno distintivo indossato dalla vittima che immediatamente, e senza possibilità di errore, l’ha qualificata come omosessuale? E qualora tale segno distintivo ci fosse: come mai non è stato notato prima dall’aggressore ma solo in un secondo momento, quando era già sceso dall’auto (ma, secondo l’articolo, senza avere già l’intenzione di menar le mani)?

O forse per come la vittima parlava? Ma davvero qualcuno crede ancora al luogo comune degli omosessuali che parlano con voce effeminata, come in un cinepanettone ?

Insomma, la ricostruzione fatta dai giornali sembra quantomeno strana, diciamo come farcita da un’abbondante dose di luogocomunismo. Ma ammettiamo, per un attimo, che tutto sia andato come descritto nell’articolo. Se al posto del malcapitato ciclista ci fosse stato un anziano, una donna, un valdese, un albino, un ebreo, un rom o un eterosessuale di trent’anni e di media corporatura, in tutto e per tutto identico all’aggressore stesso, sarebbe cambiato qualcosa? La violenza cambia in base a chi la subisce?

Scusate, ma io sono fermamente convinto che no, non sarebbe cambiato niente. Ci saremmo trovati davanti, proprio come adesso, ad un atto di violenza inqualificabile. Eppure, allo stesso modo, sono fermamente convinto che nessuno ne avrebbe parlato. Non ci sarebbe stata home page, non ci sarebbe stato articolo e di conseguenza non ci sarebbe stato  intervento-fiume dell’assessore Majorino: forse, nemmeno un trafiletto.

Vede, assessore, lei ha dichiarato che “simili episodi di omofobia devono essere condannati e isolati“, e ne ha approfittato per ricordare che grazie a lei il Comune ha una casella mail per segnalare episodi di discriminazione

Ben venga la casella mail, ci mancherebbe. Ma io credo che episodi di questo tipo vadano condannati e isolati non perché rivolti contro un omosessuale.

Ma perchè rivolti contro una persona.

Il giorno in cui saranno messe al bando le etichette (“il Gay”, “la Donna”, “l’Anziano”) per ritornare, finalmente, al concetto di Persona, ecco, quello secondo me sarà un gran giorno, perché vorrà dire che vivremo in una società senza discriminazioni.

P.S. Nota a margine. Solo in Italia un uomo di 35 anni può essere descritto sui giornali come “Giovane”. Anche quella è un’etichetta e dimostra una discriminazione.