LASCI LASCI DOTTORE, CI MANCHEREBBE.

 

Se qualcuno di voi legge il Corriere, avrà notato che da ieri una ferale notizia rimbalza dalle pagine locali a quelle quotidiane, sia su internet (dove ieri era la seconda notizia) sia sul cartaceo, dove oggi viene addirittura insignita dell’onore della prima pagina.

La notizia in questione è che la pasticceria Cova di via Montenapoleone ha cambiato proprietario. Se a voi, come a noi, questa notizia chiama una e una sola reazione (“e che minchia ce ne frega?”) in via Solferino sono invece distrutti. Disperati. La buttano sull’italianità e sull’orgoglio patrio, sulla nostalgia “per un pezzo di Milano che se ne va”, provano a soffiare sulle ceneri di un atavico sentimento anti-francese.

Cova – il cui proprietario fu autore, sempre sul Corriere, di un memorabile articolo contro Area C – diventa “un’Istituzione”, “un Simbolo”, “la Pasticceria di Milano” con la P maiuscola.

Insomma, in tutti i modi – purtroppo senza riuscirci – tentano di giustificare quella che con ogni probabilità è l’unica, reale motivazione dietro a questo funerale in pompa magna cui al 99,9 periodico dei lettori non può fregare di meno. L’addio al cafferino omaggio, alla brioche con lo zucchero a grani grossi tenuta apposta via, al generoso piattino di salatini omaggio all’ora dell’aperitivo.

Coraggio, Solferini e Solferine. Capiamo la gravità del momento ma non disperate. Un articoletto qua, un’intervistina là. E con i francesi di Lvmh sarà amore a prima vista.

E magari ci scappa anche un borsellino a natale.