FESTA DELLA MUSICA: CHI RISPETTA LE REGOLE E’ UN PIRLA?

 

Ricorderete, settimana scorsa, le prime pagine sulla necessità di spostare la “movida” (chiediamo scusa a tutti per l’uso di questa ignobile parola) in periferia. Ricorderete, forse, la reazione entusiasta di sbandieratori e sbandieratrici per quella che è stata salutata come una proposta “innovativa” e che in realtà, pur avendo fatto parte del programma elettorale con cui sono stati presi i voti, è lettera morta da oltre due anni.

Ebbene: capita, per coincidenza, che 48 ore dopo tali dichiarazioni da prima pagina, si tiene quello che è uno dei pochi (forse l’unico) evento di “movida in periferia” e che per giunta si svolge pure dentro a un parco – che, sempre stando al programma elettorale, sarebbero dovuti essere “aperti di notte” proprio per alleggerire la pressione dalle zone “classiche”. Stiamo parlando, ovviamente, della Festa della Musica al Parco Forlanini, un evento che ormai è un appuntamento fisso e che solo l’anno scorso ha visto la partecipazione di centinaia di persone.

Visti i proclami sui giornali, ci si sarebbe aspettati un coinvolgimento in grande stile dell’amministrazione comunale, in virtù di un ragionamento del tipo: abbiamo questo grande evento che già di per sé funziona, entriamo anche noi nell’organizzazione, facciamolo ancora meglio e dimostriamo che la “movida in periferia” non solo è possibile ma è pure meglio di quella in centro.

Ovviamente, niente di tutto questo è accaduto. L’evento è stato completamente ignorato, nonostante il profilo dei nomi in cartellone – tutta gente di primo livello – e gli organizzatori se lo sono dovuto auto-produrre e auto-finanziare. Evvabbè, siamo alle solite: mentre a Berlino o Londra su eventi di questo tipo si costruisce turismo, generando utile per tutti, qui addirittura se ne ignora l’esistenza, li si mal tollera, e si pensa che l’impegno “a favore dei giovani” si esaurisca con una foto insieme a Jovanotti.

Fin qui, si potrebbe parlare solo dell’ennesima occasione sprecata. Ma i problemi sono ben altri.

Già, perché agli organizzatori interessava soprattutto una cosa: dopo aver pagato a caro prezzo permessi e ammennicoli vari per operare in condizioni di pieno rispetto della legalità, chiedevano alle istituzioni garanzie perché tali condizioni venissero rispettate da tutti. E quindi, per esempio, vigili che impedissero a chiunque di vendere alcolici abusivamente in bottiglie di vetro. Nonostante i ripetuti avvisi, anche su questo fronte non è accaduto assolutamente niente: i furbi hanno potuto tranquillamente vendere ciò che volevano senza che nessun vigile se ne occupasse, con tanti saluti a chi aveva pagato – e parecchio – per rispettare le “regole” (da notare che i vigili sono gli stessi che qualche giorno dopo, in un altro parco, hanno multato i genitori di un bambino che insieme ad alcuni amici stava giocando senza avere i regolari “permerssi”).

Il risultato è stato che il giorno dopo un tappeto di vetri e rifiuti di vario tipo hanno insozzato tutta l’area del parco dove si è svolta la festa, un tappeto che giace ancora oggi: già, perché il giorno dopo non è stato previsto nessun servizio di pulizia extra, così come in precedenza non era stata applicato alcun telone a protezione dell’erba (ora completamente distrutta).

Insomma. Al venerdì si esce sui giornali parlando di “Movida in periferia”.

Il giorno dopo la “Movida in periferia” c’è davvero, e benché annunciata da mesi, non viene né finanziata/organizzata/promossa, né viene inviato nessuno a ripulire, a supervisionare, a far in modo che le regole imposte agli organizzatori venissero rispettate da tutti. Tutto, come al solito, viene lasciato allo svacco più totale.

E si va avanti così, in attesa di un’altra dichiarazione, un altro annuncio con cui uscire sui giornali.