NAZI E FACHIRI

(moltissimi nazi, pochissimi fachiri)

 

E così abbiamo avuto anche l’internazionale nazi, migliaia di persone autorizzate dalla questura a riunirsi, fare un po’ di saluti di romani, dire che Hitler c’aveva ragione, dire tante volte la parola “negro” e magari fare un po’ di cinghiamattanza tutti insieme. Massima libertà individuale: se qualcuno vuole riunirsi per fare sessioni di coprofagia o di visione degli editoriali di Minzolini deve avere il diritto di farlo, e bene fa la questura ad autorizzare. Però, essendo l’apologia di fascismo vietata, e con essa l’incitamento all’odio razziale, non si capisce bene come mai certa gente sia libera di circolare esibendo simboli e slogan “vintage” e di organizzarci anche un party a tema (a proposito: hanno pagato la Siae?).

Sapendo quindi di abitare in quella che per un giorno è stata la capitale dei nostalgici del Reich, è stata un’ottima occasione di riflessione vedere le immagini dei vigili che ieri, implacabili, sono intervenuti contro i pericolissimi fachiri, i due uomini che invece di vendere rose mettono in scena l’ormai famoso numero di “levitazione”, con una cialtronaggine innocua simile a quella di certi imbonitori delle fiere di paese raccontate nei romanzi di Dickens.

Certo, i regolamenti che ormai tutto disciplinano e ancora di più vorrebbero disciplinare. Ma proprio quello che abbiamo visto nel giro di 24 ore, il fatto cioè che una riunione-inno al reato più vigliacco e anacronistico del nostro tempo fosse assolutamente legale (ospiti d’eccezione: alcuni rappresentanti del Ku Klux Klan), senza che esistesse – pare – alcun modo per impedirla dovrebbe far riflettere sul concetto di legalità a prescindere e i suoi innumerevoli difensori.

Il fatto che lo Zam – luogo dove si faceva cultura come e meglio dei luoghi pubblici deputati allo stesso scopo – venga sgomberato a colpi di manganellate, o che si intervenga in assetto antisommossa contro un gruppo di ragazzi che in una fabbrica a Cusago, in un posto dimenticato da Iddio, stanno ballando – spedendo una ragazza di 20 anni in coma – potrà anche essere motivato dalla “difesa della legalità”.  Ma se questa stessa difesa non entra in funzione quando ci si trova davanti al raduno nazi più grande d’Europa, bè, allora è segno che sulla validità a prescindere di questo criterio si può parecchio discutere.

P.S. Big up per il Corriere Milano, che nonostante i celeberrimi cronisti di razza che può vantare ha bucato sia la notizia dei fachiri che – soprattutto – quella dei nazi, pubblicandole entrambe il giorno dopo. Del resto si sa, in via Solferino c’è un fuso orario particolare.