CHIAMIAMOLE “DOMENICAIDOMICILIARI”

 

 

Nelle intenzioni, le giornate senz’auto 2013 sarebbero dovute essere occasioni di festa, caratterizzate da eventi a tema e manifestazioni speciali in cui i cittadini si sarebbero riappropriati degli spazi solitamente occupati dal traffico. Oggi, 9 giugno 2013, la città in periferia è un deserto dove i mezzi pubblici passano (dati raccolti empiricamente) ogni 27 minuti per quanto riguarda una 61 e ogni 31 minuti per una 54. In questo modo, giornate del genere diventano straordinarie opportunità di svago e relax per chi abita in centro: per tutti gli altri, invece, sono una condanna ai domiciliari.

Diversamente da quanto scrive oggi sul Corriere Milano Sandrone Dazieri, noi pensiamo che tra i compiti di un’amministrazione ci sia anche quello di promuovere l’educazione civica tra i cittadini e, conseguentemente, di incentivare l’uso di mezzi di trasporto alternativi all’auto. Tuttavia, come lui crediamo che l’accanirsi su un’idea giusta ma organizzata con i piedi non sia solo inutile, ma soprattutto controproducente, e generi – nel lungo periodo – effetti contrari.

Il problema non è quindi discutere se sia le domeniche a piedi vadano o non vadano bene in quanto tali. Il problema è che queste domeniche a piedi non possono essere definite in altro modo se non come Fantozzi definiva ai tempi la Corazzata Potemkin.

Come come? Organizzarle come sarebbero dovute essere organizzate costa troppo per le casse comunali?

Intanto non si capisce come mai lo si scopra dopo, e non prima. E in secondo luogo, a rigor di logica, se si pensa che qualcosa costi troppo allora si guardi altrove: organizzarle lo stesso, con accanimento, offrendo niente più che “due clown e quattro palloncini” in Duomo dopo aver promesso mari e monti, farà anche felice le cinquantasette associazioni diverse che finiscono citate sul giornale, ma forse non ha molto senso.

Ai tempi della Moratti noti esponenti dell’opposizione ora in maggioranza strillavano che le giornate senz’auto da sole non bastavano, non servivano, erano solo strumenti di retorica ambientalista spiccia usati da chi non aveva né la competenza, né la volontà di intervenire pesantemente sul problema dell’aria.

Dopo aver fatto esattamente la stessa cosa, i “rivoluzionari arancioni” hanno annunciato che ora cambieranno strategia, mandando le domeniche a piedi in soffitta. A parte l’esplicita ammissione di fallimento, speriamo si inventino, finalmente, qualcosa di efficace per gestire uno dei problemi più urgenti della città. Qui trovano alcuni suggerimenti.

P.S. Si ringraziano i due rom che a piedi, armati di un tromba ciascuno, hanno camminato per le strade del quartiere Argonne-Città Studi suonando. Almeno loro hanno rallegrato l’atmosfera, con malinconiche venature di romanticismo. Li vedete nella foto, sulle strisce pedonali.