IL QUARTIERE DANNATO

 

Forse qualcuno di voi non se ne è accorto, ma esiste, a Milano, un quartiere non “difficile”, non “invivibile”, ma addirittura “dannato”.

Un luogo infernale quindi, dove viverci è paragonabile a una pena dantesca. E qual è questo luogo remoto dimenticato da iddio, questa sorta di Scampia del Nord i cui abitanti si definiscono “allo stremo”? Forse Quartoggiaro, da decenni ostaggio delle guerre tra ‘ndrine? Magari Ponte Lambro, dove in strada spuntano le “sentinelle della droga”, i ragazzini di 13 anni che girano in bicicletta per vedere che non entri nessuna pattuglia?

No. Il quartiere “dannato” sarebbe via Harar, un viale alberato e residenziale a ridosso dello stadio di San Siro, i cui eleganti immobili sono in corso di cospicua rivalutazione grazie alla futura stazione della metropolitana. E il problema “drammatico” per il quale il sindaco deve “assolutamente fare qualcosa” sarebbe il concerto di Bruce Springsteen di qualche giorno fa. 

Gli abitanti di San Siro sono forse i più simpatici e interessanti nel variopinto universo dei famosi Residenti Milanesi, una specie antropologica che ormai necessiterebbe di un corso universitario dedicato. Qualche anno fa, per esempio, in occasione di un altro concerto del Boss, l’allora assessore Terzi diede loro in omaggio decine di (introvabili) biglietti. Costoro presero i biglietti, andarono al concerto, e poi denunciarono l’assessore per averlo organizzato (assessore che, ovviamente, venne assolto in scioltezza, stante l’assurdità dell’accusa).

E l’anno scorso si mobilitarono per bloccare i lavori della nuova metropolitana, un’opera di cui la città ha bisogno come dell’aria, con toni apocalittici come se quei lavori – che certamente, come sempre, causano qualche disagio – mettessero davvero a repentaglio la sopravvivenza di qualcuno.

Ora hanno appena ottenuto l’approvazione di un regolamento speciale “anti-rumore” che impone limiti di decibel sconosciuti a tutte le altre città del mondo, e un inaudito tetto di 2 (due) concerti al massimo che, per legge, potranno essere ospitati nello stadio (che grazie al meraviglioso successo del Vigorelli, del Palalido e del Palasharp è praticamente l’unico luogo, insieme al Forum, in cui una città che si vanta d’essere europea può ospitare eventi di una certa portata).

Tuttavia, nemmeno questo va bene. Sul corriere di qualche giorno fa è possibile trovare un “muro del pianto” in cui i tapini si lamentano delle condizioni insostenibili che, poveracci, devono affrontare. C’è Rossella, che parla di “rumore infernale” (terminato a mezzanotte, quando non è finita nemmeno la finale di Amici); c’è Paola, che dice che i suoi cani sono rimasti “traumatizzati” a causa del rumore (sic!); e così via.

Certo, esiste la libertà d’espressione, e uno è libero di lamentarsi di ciò che vuole: può, per esempio, acquistare una casa in riva al mare e poi scrivere al sindaco ogni giorno per dire di essere traumatizzato dal rumore delle onde.

Ma quello che stupisce è che un quotidiano di primo piano dia loro tanto spazio tacendo completamente sulle esigenze di tutti gli altri. 8 (otto) cittadini hanno quindi il diritto di esprimere il loro punto di vista, strombazzandolo su una pagina intera con toni che offendono chi vive davvero in quartieri “dannati”. Le decine di migliaia di persone che sono andate al concerto, le centinaia di migliaia di persone che hanno il problema opposto – quello di vivere in una città sempre più morta -e anche tutti i Residenti di San Siro che invece sanno benissimo che la vicinanza con lo stadio (e la futura metropolitana) è un vantaggio e non un dramma, no.

 

Così si monta un caso sul nulla, o meglio su 8 persone (o 10, o 40), si restituisce un’immagine della città e dei suoi cittadini che non esiste, e si mette pressione su un falso problema con l’unico risultato possibile di avere una città ancora meno viva di quella di adesso.

L’unica cosa che ci fa piacere è che, leggendo nei commenti all’articolo, la nostra vecchia proposta “Salva la vita a un Residente Milanese” comincia ad attecchire e ad avere successo. Già, sono ormai molti i cittadini che abitano all’Ortica, alla Barona, a Gratosoglio e così via che, mossi dalla pietà e dalla carità cristiana, si uniscono a noi, e propongono ai Residenti della zone “dannate” della città – San Siro, l’Arco della Pace, Porta Ticinese – uno scambio di immobili alla pari. Così loro potranno godersi la bucolica pace della grigia periferia, respirando gli afrori delle tangenziali e delle deiezioni canine, mentre noi, con sprezzo del pericolo, affronteremo i gironi danteschi di una vita spesa a 5 minuti a piedi dal Duomo.