STEFANO CUCCHI, ITALIA.

 

Dopo un periodo di pausa, di cui avremmo fatto volentieri a meno, riprendiamo oggi trascinati dall’ultima sentenza riguardante Stefano Cucchi, una cosa che fa vergognare del nostro paese ben più delle varie criminalità organizzate. Già, perché fino a che l’omertà, la copertura “politica” dei delinquenti, l’impunità e via dicendo sono utilizzate dalla camorra, c’è poco di che stupirsi. Ma quando queste stesse logiche sono prese di peso e messe in pratica dallo Stato bè, rimane ben poco da aggiungere.

Certo, diecimila volte è già accaduto. Tuttavia si pensa o perlomeno si tende sempre a pensare che le cose cambino, che tutto vada un po’ meglio, che certi fatti nell’era di internet e i cittadini attivi e l’informazione libera eccetera eccetera non accadano più, o almeno non a certi livelli.

E invece no. Puntualmente succede di nuovo, e la trama è sempre la stessa ma nello stesso tempo sempre diversa.

Un tempo avevamo il malore attivo. Ora il medico cattivo. Tra un po’ magari la fatale buccia di banana. Tutto, anche la più grottesca delle idiozie, pur di coprire loro.

Ci sarebbero tanti di quei motivi per spaccare il monitor dal nervoso che forse nemmeno l’infinito foglio bianco offerto da wordpress basterebbe per elencarli tutti.  Dalle parole – vecchie e nuove – del simpatico Giovanardi, alla totale assenza di una benché minima reazione dei leader di quella cosa che una volta si chiamava “sinistra” (troppo impegnata a parlare di tematiche assai sentite dall’elettorato come il Presidenzialismo) alle riflessioni circa il fatto che sono proprio queste le sentenze che spalancano la strada a casi analoghi: l’impunità è la madre di tutti crimini.

Il nostro pensiero, quindi, va oggi a tutti gli altri Stefano Cucchi d’Italia, quelli di cui per mille ragioni non si conosce il nome.

Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Dino Budroni, Francesco Serra e chissà quanti altri, nomi e cognomi di un elenco che continua inesorabilmente ad allungarsi, senza che nessuno faccia qualcosa.