ALCUNI SEMPRE PIU’ IMPUNITI, ALTRI SEMPRE MENO TUTELATI

Pierpaolo S.

Dopo averci raccontato la sua esperienza al Fuorisalone, Pierpaolo S, lettore di I Hate Milano,  racconta cosa gli è accaduto qualche giorno fa. Un racconto che, sebbene per lui sia routine, si basa su un’impunità che non finisce di stupire. 

 

Ieri sera mi si presenta finalmente l’occasione di uscire da questa prigione a casa mia. Bene, corro a prepararmi, naturalmente con i miei tempi attuali, che non sono proprio gli stessi che avevo prima, comunque, dopo quasi un oretta siamo già in ascensore, prendiamo l’auto, non curandoci nemmeno di un’altra parcheggiata sulle strisce zebrate gialle del posto disabili: tanto io, non potendo più guidare, devo entrare dal lato destro, che grazie al cielo è sgombro.

Oh che bello andare verso il centro, col finestrino aperto, respirando l’aria degli aperitivi estivi, guardando quanta gente c’é già in giro. Sensazione strana per me, che da quando sono in carrozzella non riesco più a vedermi come un figo, e adesso mi scopro a guardare gli altri in un modo molto diverso da prima, quasi fossi dentro ad un film.  Vicino a via Larga c é un viottolo che poi si apre in una piazza dietro il Verziere con una bellissima chiesa, con ancora le pizzerie dove andavamo sempre il sabato sera del carneval Ambrosiano. Adesso quelle pizzerie sono diventate più fighette, la pizza non é male, ma non ha nulla a che vedere con il gusto di quando ci andavamo tutti mascherati e ce la mangiavamo in mezzo alle auto, perché quella piazza era un parcheggione (non che adesso sia cambiato più di tanto). Più tardi, un giretto in corso Vittorio Emanuele per vedere i nuovi negozi aperti, dove mi rendo conto che il nostro centro non ha nulla da invidiare a Londra o qualsiasi altra città del mondo. Passiamo da Piazza Duomo, ed anche li mi metto a cercare volti, per ritrovare qualcuno che avesse lavorato in passato con me nel mondo delle tournée live, ma con mio triste rammarico mi rendo conto che sono cambiati tutti, in quel mondo dopo i quaranta non si vedono tante persone, ed io proprio per non arrivare a quel punto ne sono scappato molto prima. Attraversando la galleria, un giro impennato sulle palle del toro non me lo toglie nessuno, anche se magari adesso sono su youtube giapponese, vista la presenza di turisti con occhi a mandorle. Ci fermiamo in piazza della Scala per una sigaretta, e mi assale ancora una volta questo assurdo pensiero di dover entrare in politica per poter cambiare qualcosa sui diritti dei disabili.

Chiuso con questo argomento, si ritorna verso l’auto, saliamo e ripartiamo per il nostro quartiere Vigentino soddisfatti per la serata canticchiando sotto la pioggia che sta arrivando, ma, giunti sotto casa ecco una brutte sorpresa.

Il parcheggio disabili spondeggiato da due auto come sempre mollate in divieto di sosta.

Il mio paziente mio amico, quindi, scarica e monta le ruote alla mia carrozzella proprio in mezzo alla strada, e poi, con la sua pazienza, in una ventina di manovre é riesce ad infilare l’auto tra quelle di questi due indefinibili cafoni. Torno su in casa incazzato nero ed passo le successive due ore parlando al telefono con la Polizia Locale, che é intervenuta col carro attrezzi ma non ha potuto procedere alla rimozione di almeno una delle due perché, in base al rapporto dell’agente intervenuto occludeva solo limitatamente il passo carraio. Peccato che la motivazione per procedere alla rimozione richiesta dalla centrale era l’impedimento all’accesso ad un auto per disabili causato da un auto parcheggiata fuori dalle strisce, anche perché tra la mia auto e quella in divieto non sarei riuscito a passare nemmeno se fossi riuscito a camminare sulle mie gambe.

Alla fine mi ha richiamato una vigilessa dopo le 3 di notte, quando ero già a letto, per aggiornarmi dicendosi dispiaciuta e che magari domani ci sarebbero riusciti. Tuttavia, stasera ce n’é un’altra parcheggiata fuori dalle strisce e nella stessa posizione ad occlusione dello stesso accesso laterale della mia, ma non ho più voglia di passare altre due ore per cercare invano di far valere i miei diritti. So solo che se mi dovesse venire una crisi di una certa gravità durante la notte (cosa non nuova purtroppo) e dovessi essere trasportato in ospedale con quell auto che impedisce ‘ accesso alla mia, dopo che mi sarò ripreso lo vado a cercare in capo al mondo e gliela faccio venire io una bella crisi!

 

Questo il racconto di Pierpaolo, che ci ha mandato anche l’immagine che vedete nella foto per documentare quanto da lui scritto.

Tra i tanti temi civici che il racconto propone, ce n’è uno assai interessante e riguarda la lotta per la mobilità alternativa. Invece che dalla propagandacome le biciclettine arancioni offerte gratis ai manifestanti, pare evidente che “l’educazione” al mezzo alternativo dovrebbe partire proprio da qui: se passa il principio che il parcheggio selvaggio viene punito con la rimozione dell’auto, e bisogna quindi perdere 20 minuti per trovare un buco dove sia consentito lasciare la macchina, forse qualcuno inizierebbe a riconsiderare l’uso della stessa. Parrebbe un concetto abbastanza semplice: quindi non stupisce che nessuno faccia niente per metterlo in pratica.