EX-CUEM: UN INTERVENTO RADICALE

Il post di ieri con il racconto di uno dei ragazzi sgomberati dalla ex-Cuem ha suscitato un dibattito assai ricco. Tra i vari commenti ci è arrivato questo strutturato intervento di Lorenzo Lipparini, assai noto per aver denunciato per primo le famose firme false di Formigoni.

 

“Violenza squadrista della Polizia!” gridano anche da questo sito i presunti studenti presunti antifascisti che occupavano i locali dell’ex libreria cuem all’Università Statale di Milano e che sono stati sgomberati.
La Polizia è sempre fascista, e gli studenti sono sempre democratici e in difesa di qualche diritto, anche se l’ultimo corso di studi frequentato è quello per prendersi la patente del motorino, qualche decennio prima.
E così fiocca la solidarietà dei benpensanti, dei miliardari di sinistra che già dal 68 ospitavano benevolenti le riunioni dei gruppi di lotta nei loro salotti, delle associazioni della “società civile”.
Ma c’è un fatto: i locali sgomberati sono in attesa di essere occupati da un’associazione di studenti disabili. È stato fatto un bando, si partecipa, si concorre si vince. Ormai partecipazione, trasparenza, merito, lotta alle rendite di posizione sono degli assiomi invalicabili.
Ma a corrente alternata. Perché gli studenti occupanti non rappresentano la Società, la Comunità accademica, la Democrazia. Rappresentano sé stessi. Cioè NON sono un soggetto pubblico ma, a tutti gli effetti, un gruppo privato, per quanto informale.
Hanno il loro interesse, le loro procedure, i loro conti, i loro riferimenti. E hanno deliberatamente deciso di violare la legalità dell’istituzione, quella sì, pubblica, per fare i loro comodi. Qual è l’aspetto più fastidioso di tutto questo? Che vogliono far credere a tutti che sia quella la cosa più giusta, migliore, desiderata e necessaria alla Collettività. Un sedicente Servizio Pubblico non richiesto. Come quelli che insistono per mandarti un’enciclopedia a casa, trattenendoti una piccola somma rateizzata, “perché la cultura è importante” o che ti chiamano al telefono per offrire vacanze gratuite o forniture di olio.
L’altra assurdità è il luogo comune che l’università pubblica sia un luogo dove chiunque possa fare quallo che crede, perché sottratto a regole. Le regole ci sono e sono garanzie per la tutela di tutti, della convivenza, e soprattutto dei più deboli. Calpestarle vuol dire che l’università non è più di ogni suo studente, ma di una minoranza, più o meno grande di prepotenti. Che non agiscono nell’interesse di tutti, ma anzitutto nel proprio, contro quello di chi non la pensa come loro.
Questi valori settari e arroganti non possono aver spazio in uno spazio comune di studio e lavoro. Per questo devono essere allontanati dall’Università Pubblica. E ad occuparsi di questo non possono e non devono essere bande o squadracce che si fronteggiano, ma coloro ai quali è affidato per legge il compito della sicurezza collettiva, guarda caso, anche quella, Pubblica.

Lorenzo Lipparini

 

Caro Lorenzo,

sebbene il tuo intervento non si rivolga direttamente a noi, visto che ci hai scritto approfittiamo per discuterne.

Quanto dici da un certo punto in poi è certamente condivisibile, ma sono l’attacco e la conclusione che ci lasciano un po’ perplessi. Come scritto anche ieri, è un po’ curioso l’atteggiamento di chi critica, anche a ragione, dei ragazzi per una atto illegale proprio nel giorno in cui se ne parla in quanto a loro danno viene compiuto un atto certamente più illegale ed allarmante (concorderai che la tua scelta lessicale,”allontanati”, suona piuttosto eufemistica viste le immagini). Ecco: noi siamo certi che se dovessimo discutere di politica con gli occupanti dell’ex-Cuem non saremmo d’accordo su quasi nulla; così come non andremmo ad un rave come quello di Cusago. Tuttavia crediamo che se per risolvere un problema si utilizzi una cura molto, ma molto più grave e pericolosa del problema stesso, allora quest’ultimo debba necessariamente passare in secondo piano.

Che per liberare uno sgabuzzino di cemento dentro un’Università sia necessario l’invio di un esercito in assetto anti-sommossa, è di per sé un fatto assai contestabile, giacchè la “sicurezza pubblica” si tutela assai meglio volgendo il proprio sguardo a innumerevoli situazioni presenti in città ben più  rischiose per i cittadini. Di certo, la stessa “legge” che affida le competenze in materia di sicurezza non autorizza nessuno a picchiare indiscriminatamente gente disarmata. Quello era, al contrario, il modo di agire delle squadracce vere e proprie: stupisce che tu sembri non tenerne conto.

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