UNIVERSITA’ STATALE: PARLA UNO DEI RAGAZZI SGOMBERATI DALLA EX-CUEM

Abbiamo incontrato uno dei ragazzi che ha vissuto in prima persona l’intervento della polizia dell’altro ieri. Vediamo la parte del suo intervento relativa allo sgombero; più tardi pubblicheremo la versione integrale.

 

Ieri (l’altro ieri per chi legge) è andata così: siamo arrivati e abbiamo trovato la libreria ridotta a un cubo di cemento, era stato tutto distrutto, perfino i pavimenti erano stati divelti. Abbiamo allora girato per tutte le aule e indetto un’assemblea alle due del pomeriggio nell’atrio principale dell’Università dove abbiamo discusso cosa fare. Da lì, abbiamo dato vita a un corteo numeroso che è terminato con l’occupazione di un’altra aula, dedicata ad eventi legati al FuoriSalone, della rivista Interni. Un aula quindi negata agli studenti stessi che serve solo a fare soldi.

Proprio per questo motivo il Rettore, davanti alla messa in pericolo di una sua fonte di rendita, ha ordinato alla polizia di entrare dentro e di sgomberare con la celere, una cosa che non succedeva da 41 anni, dal 1972. 

Quello che abbiamo fatto è stato barricare l’ingresso all’aula con delle transenne. La polizia è arrivata in assetto antisommossa, c’era la Digos, i Ros e pure l’antiterrorismo. Immediatamente, ci hanno caricato a freddo. Sono state scene molto violente. Noi eravamo disarmati, non ci aspettavamo certo questo tipo di situazione. La cosa positiva è stata che le persone, nonostante non avessero armi in mano, sono state molto determinate: abbiamo preso queste cariche ma le abbiamo frenate, nessuno è scappato. Molti di noi si sono ovviamente fatti male, molto male. Alcuni si sono rotti le braccia, ad altri è stata aperta la testa. 

Ma nonostante questo la condivisione di questo spirito e la motivazione alla base è talmente forte che stamattina abbiamo deciso di ritrovarci e lanciare una grossa assemblea per parlare dei fatti di ieri e per rilanciare una mobilitazione, al termine della quale abbiamo rioccupato lo spazio.

 

Questa, dunque, la testimonianza. C’è da aggiungere che tra le persone ferite si segnala una ragazza, che sembra aver riportato i danni più gravi.

Come al rave di Cusago, quindi. Che strano: con tutta quella calca finisce sempre che le ferite più gravi capitano alle ragazze. Coincidenze? Nuove evidenze scientifiche che provano come la testa dei maschi sia più dura di quelle delle donne? Oppure qualcuno con una buona mira?

A prescindere dal fatto che si possa dissentire in parte, o perfino totalmente con la “piattaforma politica” dei ragazzi della Ex-Cuem, stupisce enormemente come in una città che ha tutti i problemi che ha riguardo alla sicurezza, e dove si finisce sempre a dire che “mancano gli agenti”, un simile battaglione venga mandato per attaccare un gruppo di studenti colpevoli del terribile reato di occupazione di un aula di Interni (nella foto ammiriamo la diversità delle forze in campo).

Così come lascia stupefatti il modo in cui l’opinione pubblica butti giù come una bibita fresca d’estate l’idea che la polizia possa arrivare (stando alla testimonianza) e prendere a manganellare in testa gente disarmata. Già, perché questo è un reato contro la persona e la Costituzione, dunque ben più grave della sottrazione di spazi ad Esterni. Quindi tutti i difensori della legalità in servizio permanente effettivo, gli “Obiettivi” insomma, secondo cui “occupare è reato dunque non si fa”, dovrebbero allo stesso modo dire “prendere a bastonate le persone è reato dunque si faccia un’inchiesta per capire se ciò è accaduto davvero e si processino immediatamente i colpevoli che non hanno niente a che fare con uno Stato democratico”.

Però tutto questo non accade mai. Quando si tratta di simili scenari, chissà perché tutto tace, che ci sia gente con la testa rossa come un cocomero o che addirittura ci sia, come l’altra volta, una persona in coma.

Nessuno fa mai luce su nulla e si va avanti così, cercando ovviamente di evitare le generalizzazione: cosa che però, alla lunga, viene sempre più difficile riuscire a fare.

P.S. Pare, comunque, che l’eventuale presenza di agenti dell’anti-terrorismo non fosse motivata dalla chiamata del Rettore. Sembra addirittura che non ce l’avessero nemmeno con i ragazzi che occupavano: fonti certe dicono si siano mobilitati appena hanno saputo che Interni gestiva davvero un’aula dentro un’Università.