CHE FINE HA FATTO L’OCA?

 

Un anno fa, più o meno di questi tempi, esplose a Milano la questione degli spazi e della partecipazione. Per qualche settimana non si parlò d’altro, in proporzione molto più che della nascita del nuovo governo o dell’elezione del Presidente della Repubblica. Da quel dibattito nacque lo spazio OCA, le Officine Creative Ansaldo di via Tortona, presentate come la panacea e il rimedio a uno dei problemi più sentiti da chi a Milano fa, a vario titolo, arte o cultura. 

In seguito la gestione del (gigantesco) spazio venne assegnata attraverso un bando molto discutibile – che tagliava fuori qualsiasi realtà non vantasse una dimensioni e capitali alle spalle enormi, negando quindi, sotto certi punti di vista, lo spirito stesso con cui l’OCA era nata – alla Barley Arts di Claudio Trotta, ovvero una delle agenzie di organizzazioni di eventi più grandi d’Italia.

La domanda, un anno più tardi è: che fine ha fatto l’OCA? Gli interventi che riceviamo sono di segno piuttosto contraddittorio. Accanto ad alcuni di questo tenore

ROMINA: L’OCA è un posto magnifico e Milano ha bisogno di posti come questo. C’è gente felice che si diverte in maniera sana, c’è bella musica e il bere è di una qualità spaventosamente alta (la maggiorparte dei locali di Milano se la sogna).
Spero che questo posto possa continuare ad esistere e regalare ai giovani uno spazio dove potersi esprimere liberamente lontano dallo snobismo di Milano 

Ne arrivano altri, parecchi, simili a quelli di

GIORGIOO.c.a tipico esempio di come fare i propri interessi in uno spazio pubblico a costo zero. Concertini senza spettatori per lanciare i propri artisti ..3 laboratori in 4000metri quadri dove potrebbero lavorare almeno 100 progetti.
Uno spazio dedicato ai giovani e alla cultura dato dalla amministrazione con un bando pilotato come scambio per favori elettorali. Milanesi svegliatevi
Dove è andato a finire il progetto Dell ansando…

Sarebbe interessante, allora, che un anno dopo ci fosse un confronto sull’argomento, perché se spazio “pubblico” e “dei cittadini” deve essere, allora tutti dovrebbero poter aver voce in capitolo, esprimere un’opinione e farsi un’idea. Noi, dal canto nostro, volevamo segnalare una curiosità. Qualche giorno fa abbiamo ricevuto, a commento di un precedente post sull’argomento, questo intervento di cui riportiamo alcuni estratti:

ciao a tutti,

(…)

capisco le perplessità dei bandi e del sistema e di tutto quanto ma non voglio pensare che sia tutto solo una merda in questo mondo,altrimenti dovrei stare chiuso nella mia cameretta a deprimermi e scrivere post tragico-polemici. Io ho scelto di lavorare onestamente, pagando le tasse e generando lavoro. Servendo prodotti alimentari di altissima qualità, rischiando di tasca mia ed esponendomi in un momento storico davvero difficile. E non dormendo la notte, spesso. Prima dell’OCA lo facevo in ambiti molto vari,da teatri a castelli. Ora da 4 mesi sono in una struttura del comune in mezzo a tante difficoltà e criticità ,ma anche tante gioie e soddisfazioni.

(..)
cordiali saluti
Federico Trotta
Responsabile Food & Beverage OCA

 

A noi colpiscono due cose:

1) Il fatto che questo responsabile del servizio alimentare entusiasta dell’OCA abbia lo stesso cognome del titolare della Barley Arts che ha vinto il bando del Comune. C’è, forse, una parentela? Magari no, ma chissà mai.

2) Il tono omerico usato per raccontare la propria routine lavorativa. Ora, signor Trotta, noi siamo felici che lei lavori con così tanta passione e impegno e che il suo lavoro sia apprezzato. Ma quando ci parla di rischi, di sacrifici, di tasse pagate e notti insonni non ci racconta niente di più di quello che viviamo ogni giorno e che vediamo vivere ad ogni persona che quotidianamente ci scrive.

Solo che spesso questa stessa routine non viene messa in atto in una “struttura del comune” (e che struttura!) svolgendo un lavoro che piace e gratifica, ma per consegnare sushi a domicilio o aiutare a infornare le pizze la notte in panetteria a 3 euro all’ora. Le suggeriamo, quindi, al posto della litania, un tono di gioia e gaia spensieratezza.