QUIRINALE: PIERMAJO SI RIBELLA

 

Tra gli italiani che seguivano l’andamento dell’elezione del Presidente della Repubblica imprecando ce n’era anche uno particolare, ovvero l’assessore Pierfrancesco Majorino, grande amico di questo blog fin dagli albori. Quello che ha affidato alla sua pagina di facebook, infatti, è stato un vero e proprio psicodramma, raccontato con un climax ascendente mozzafiato come solo i grandi scrittori sanno fare. Appena giunta la notizia che Prodi è stato affossato da un esercito di franchi tiratori, sul profilo fb di Pierpennino compare questo lapidario messaggio.

 

Passano pochi minuti, giusto il tempo perché diventi chiaro che il PD come lo si conosce non esisterà mai più, ed ecco un aggiornamento che suona come un rintocco di campana.

 

Poi si assiste a un sussulto, un bubbolio di speranza nel nome di un appoggio last second a Rodotà, il candidato proposto da quello che sui profili del 90% dei benpensanti pddini è stato descritto, negli ultimi mesi, una tacca sopra Mussolini e una sotto Hitler.

 

Ma anche questo barlume presto si spegne. Giunge la notizia di un accordo su Napolitano, e venne l’attimo in cui anche lo scrittore perse della parola il dono.

 

Parola riacquistata subito dopo per dire, con estrema chiarezza che

 

E quando la riconferma del Presidente 88enne diventa ufficiale, ecco l’eterno ritorno del “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, ritornello che – a sinistra – si sente circa ogni due anni.

 

Prima di accomiatarsi, però, Piermajo dedica un pensiero all’intero gruppo dirigente, che ovviamente il lunedì successivo invece di essere a casa è di nuovo li, a fare l’unica cosa che da sempre gli riesce benissimo: litigare.

 

Ora noi vogliamo dare a Pierpennino ciò che è di Pierpennino. E’ stato, infatti, l’unico ad essersi occupato, dopo nostra segnalazione, della terribile vicenda di Loreno Tetti, il paninaro cui la ‘ndrangheta bruciò il furgone per essere stato l’unico a denunciare, abbandonato per mesi da politica e grandi giornali. E si occupa di un settore, il sociale, che è l’unico in cui, dai tempi della Moratti, sia effettivamente cambiato qualcosa.

Detto questo, vorremmo però fargli notare che:

1) il ritornello del cambiamo tutto lo sentiamo da quando Piermajo era un giovane promettente che frequentava l’ITSOS di via Pace . Ripeterlo ora, dalla posizione di Assessore nella capitale economica del paese, dopo 20 anni di militanza nel partito, fa sorridere: bisognava attendere questo episodio per rendersene conto? E poi, siccome questa frase viene detta non dal militante che cuoce le salsicce alla festa dell’Unità, ma da un Assessore a Milano, come si fa a non sentirsi responsabili? Come si può continuare, sempre e comunque, a riferirsi genericamente ad entià ectoplasmatiche indicate ora come “quelli là”, ora come “i dirigenti”, e così via? Se si vuole aprire una discussione seria, allora lo si faccia, ma facendo nomi, cognomi, e dicendo le cose con chiarezza, magari a partire dal proprio orticello, ovvero Milano e quanto accaduto qui negli ultimi mesi nel partito. Continuare a gridare “cambiamo tutto” puntando il dito verso Roma, ormai, appare come un trucco per non cambiare assolutamente niente.

2) I duri interventi del Majo hanno provocato la reazione di alcuni pddini milanesi, ansiosi di affermare che “a Milano le cose sono diverse”. Se ciò voleva essere una battuta autoironica, bè, è davvero riuscita. Se invece si parla sul serio allora è segno che il cambiamento dovrebbe proprio cominciare da quelli che mostrano tale coraggio. Vorremmo sapere, per esempio, cosa ne pensano i militanti più giovani, magari quelli che, da quando è scoppiato il caso Boeri, continuano a scriverci.

Già, il caso Boeri. Ovvero l’assessore votato da 13 mila persone fatto fuori al termine della “notte dei lunghi Cornelli” senza dare uno straccio di spiegazione ai cittadini. Visto che si parla di partecipazione, di “base”, di “ripartire dal basso”: se si chiedesse a questa famosa “base” di esprimere una preferenza tra Boeri e gemelli dell’Autogol Martina-Cornelli  che l’ha cacciato nel giro di una notte, quale sarebbe il risultato?

Proprio qualche giorno fa ci hanno scritto i militanti che hanno dato vita alla pagina “Boeri?Sigrazie” e la missiva comincia così:

Spettabile redazione, siamo un gruppo di cittadini milanesi indignati che non possono più tacere lo scandalo che sta coinvolgendo i vertici del Partito Democratico di Milano.

Forse è il caso di cominciare a farsi due domande. Forse eh.