LA “ROMBOLA” CONTINUA

 

Un tempo a Milano si giocava alla “ROMBOLA”. Le regole erano molto simili a quelle della tombola, con la differenza che i numeri estratti corrispondevano agli sgomberi di campi rom che il vicesindaco De Corato annunciava di aver eseguito. Lui si sedeva alla scrivania, i giornalisti intorno prendevano le cartelle-stampa e il gioco aveva inizio.

“250!”, diceva alle 8 del mattino. “425!” alle 9. “324!” a mezzogiorno. E così via, fino a che un giornalista gridava “ROMBOLA!” e correva a scrivere l’articolo elegiaco. Il problema, però, era che gli sgomberati ridiventavano occupanti il giorno dopo, semplicemente spostandosi di cinquanta metri, in condizioni di vita ancora più precarie e pericolose. Ma l’importante era sparare il numero buono per far fare ROMBOLA a qualche giornalista.

E’ tempo di ammettere, però, che a distanza di due anni è cambiata la forma ma non la sostanza. Agli “sgomberi”, brutta parola, di “destra”, si sono sostituiti altri vocaboli all’apparenza più docili, più “di sinistra”  che alla lunga però non possono, in alcun modo, coprire la realtà dei fatti di cui si legge ormai quotidianamente sui giornali.

Certo, si tratta di un problema terribile, difficilissimo non da risolvere ma perfino da contenere: ma questo lo si sapeva tranquillamente anche in campagna elettorale quando sul tema di promettevano soluzioni su soluzioni, e la sensazione di impreparazione e di “vivere alla giornata” che si avverte in questi  giorni resta assai difficile da giustificare e spiegare a cittadini spesso esasperati.

Così, tra i tanti interventi che si sono letti ultimamente e le lettere che ci sono arrivate, pubblichiamo questo racconto fatto da due lettori che sono scesi in strada a documentare la situazione vicino a dove abitano.

Ci troviamo a sud di Milano, zona  Giambellino, la stessa cantata da Gaber nelle sue canzoni.
Di quella magia ormai è rimasto ben poco. La prova  si ottiene gettando uno sguardo dal cavalcavia  in via Carlo da Troja verso i binari dove passa il regionale direzione Mortara. Lo spettacolo  a cui si assiste è tutto fuorché romantico: cumuli di immondizia accatastasti , a pochi passi una serie di abitazioni abusive.


Al passaggio a livello situato poco più avanti, vediamo gruppetti di rom  uscire dalla linea del treno per dirigersi in strada. Alzata la sbarra possiamo passare anche noi e facciamo qualche passo in direzione del’ accampamento. Sulla strada troviamo oggetti di ogni tipo: portafogli, pezzi di telefoni , televisori rotti insomma scarti  di refurtiva da far invidia al Cerutti Gino.

Proseguiamo ancora un po’ e arriviamo nella vicinanza delle baracche. Qui le condizioni igieniche sono inesistenti, galline destinate a stomachi forti  convivono forzatamente con pantegane grosse come conigli. Dall’interno di una casupola fuori esce del fumo accompagnato da un odore acre , forse stanno cucinando o forse si riscaldano semplicemente, sta di fatto che una sola scintilla potrebbe causare un incendio simile a quello del 26 febbraio in un campo rom di Roma.
Ci allontaniamo indisturbati senza che nessuno faccia caso alla nostra presenza.
Camminando sui binari ci poniamo delle domande. Tutte senza risposta.

M.M.