SOLFERINO 28 UBER ALLES

 

Non era online che da meno di due ore, che già 3 diverse segnalazioni ci invitavano ad approfondire il post odierno del vostro blog preferito, quel Solferino 28 la cui lettura è ormai una valida alternativa allo yoga (per la fatica che costa restare calmi).

Sulle prime, non ci pareva che la giovane protagonista dell’articolo fosse in qualche modo diversa dai suoi degni predecessori. In quella cantilena già sentita, fatta di località esotiche dove la nostra nuova eroina aveva mansioni dirigenziali già dalla pubertà, in quegli MBA da 50 mila euro l’anno solo di iscrizione esibiti con una finta non-calanche che puzza lontano anni luce di monumentale showing-off (per parlare come piace a lei) , in quell’assenza di domande su come tutto ciò fosse cominciato, non trovavamo nulla di inedito. Il solito piglio alla Marchese del Grillo (io so’ io e voi non siete un…) cui, ormai da anni, ci hanno abituato da quelle parti.

E’ stato così senza alcuna sorpresa, a proposito di marchesi, che abbiamo letto la segnalazione secondo cui la simpatica e bicognomata “Detta” è in realtà un’ereditiera appartenente a una famiglia nobile tra le più antiche e ricche della zona di Como. Ognuno decide di rappresentare i giovani italiani come crede, e se in via Solferino credono che una storia del genere sia in qualche modo rappresentativa di qualcosa, bè, ognuno può farsi la propria idea.

Però, siccome ci piace approfondire, abbiamo voluto fare un supplemento di indagine su questa azienda di “auto-noleggio” rappresentata dalla nobile bicognomata e, manco a dirlo, abbiamo scoperto qualcosa di piuttosto interessante.

Questa azienda, la Uber, è infatti al centro di un duro contenzioso con alcune tra le più rappresentative associazioni di tassisti e N.C.C. (auto a noleggio con conducente).

Se ne occupa Quattroruote qui, e qui invece trovate il relativo articolo a cura de Linkiesta. I toni utilizzati, come si vede, sono piuttosto pesanti, si intravedono sicure cause, ricorsi, eccetera. Ora: lungi  da noi il voler avallare le accuse (fatte tra l’altro da categorie, come i tassisti, che diciamo in quanto a libera concorrenza non è che siano tra le più disponibili). Però stavolta il noto corporativismo italiano sembra non c’entrare granché. Simili procedimenti sono stati aperti anche nei liberissimi Stati Uniti, in numerosi stati, dal Colorado a New York.

Si noti anche che questi articoli non portano date di anni o perlomeno mesi fa, ma del 20 marzo 2013, appena 8 giorni fa.

Come mai, allora, Solferino 28, pochi giorni dopo, concede un’intero monologo alla “Detta” dirigente della Uber senza fare minimamente cenno alla controversia? Anche perché il focus del post non è certo solo “l’esperienza personale”, anzi, “la storia” della nobile bicognomata, dal momento che addirittura, alla fine, la nobildonna fa un appello diretto a “scaricare l’applicazione Uber” e a inserire il codice promozionale “Solferino 28” per ottenere uno sconto.

Un codice promozionale?? E con il nome del blog, ovvero di una testata giornalistica?

Ma cos’è questa se non pubblicità? Sappiamo che, per deontologia, un giornalista non può fare pubblicità ad alcunché (numerosissimi i casi di giornalisti incappati in sanzioni per tale motivo). Perchè, allora, il sito internet del primo quotidiano d’Italia può ospitare un monologo di un dirigente di un’azienda al centro di una controversia, senza fare domande, e lasciandogli fare addirittura un “appello all’acquisto”, con tanto di sconto ottenibile sfruttando il nome di quel blog?

Che cosa c’entra questo con l’informazione? Perchè alla “Detta” è concesso questo spazio, e agli altri no? Con quale logica? Su quali basi?

Chiederemo lumi a chi di dovere, a cominciare dalla Federazione Nazionale della Stampa.