FAR WEST, COWBOYS E AVVOLTOI

 

E’ opinione di chi scrive che la cosa peggiore, in politica, sia la strumentalizzazione fatta sulla paura.

Dopo la rapina di venerdì finita tragicamente, abbiamo atteso qualche giorno per vedere se, per l’ennesima volta, sarebbe partito il solito tiro al bersaglio, la solita ricerca di un colpevole politico di comodo per compiacere la pancia dell’elettorato più greve – e forse più nemmeno quella.

Abbiamo notato, con piacere, che ciò non è avvenuto e questo è sicuramente un bel segnale, prima di tutto di civiltà. Con la solita, eterna eccezione: il cowboy  alle cime di rapa Riccardo De Corato.

Fresco di trombatura al Senato, ma eletto in Regione, tuttora consigliere comunale di opposizione (perché bisogna essere contro i doppi incarichi: la nuova frontiera è puntare al triplo), con il cadavere ancora caldo De Corato ha gridato alla città come la colpa di quanto accaduto è del sindaco e dell’assessore alla sicurezza. La situazione in città sarebbe “sfuggita loro di mano” e la prova è la rinuncia “ai militari nelle strade” che avrebbero sicuramente impedito episodi come questi.

Ora, lasciamo perdere che anche uno studente delle elementari è in grado di capire che i militari – che presidiano un luogo fisso – non hanno niente a che vedere con una rapina in gioielleria (giacchè nemmeno il più pirla dei delinquenti farebbe una rapina davanti a un presidio fisso). E lasciamo anche stare le sacrosante parole che il questore di Milano ha dedicato allo sceriffo pugliese autoproclamatosi, tanti anni fa, vero e unico difensore dei valori e dei diritti dei milanesi.

Ci interessa molto quando De Corato dice che “ormai siamo al Far West: in 7 mesi 5 morti“. E’ molto interessante questa parola, “Far West“. Non la sentivamo dal 1999, dall’anno in cui, a gennaio, ci furono 9 morti in 9 giorni. E chi è che c’era, all’epoca, a vigilare sulla sicurezza dei milanesi? Ma che domande, proprio Riccardo De Corato.

E a proposito di rapine in gioielleria, chissà se il consigliere comunale d’opposizione ma consigliere regionale di maggioranza De Corato ricorda il nome di David Moneypenny, ovvero il killer del gioielliere Ezio Bartocci, ammazzato in via Padova, nel suo negozio, nell’estate dello stesso anno,

Anche allora, chi c’era a far rispettare l’ordine in città? Ancora lui, Riccardo De Corato.

Il giochino della strumentalizzazione fatta sul sangue, oltre a fare schifo, è anche molto pericoloso, come si vede. Si finisce per fare delle figure tali da dover correre a nascondersi.

La sicurezza è un tema molto serio, forse il più serio di tutti. Proprio per questo, certa gente andrebbe immediatamente isolata, e a farlo dovrebbero essere i suoi – molto più responsabili – compagni di partito.