TE LA DO IO LA TRASPARENZA!

All’indomani della notte dei lunghi Cornelli di trasparenza manco l’ombra, ma la situazione – per chi vuol capire – appare estremamente chiara.

 

Ieri sarebbe dovuto essere “il giorno delle spiegazioni“. E’ stato invece il giorno della conferma di quello che si era capito già da domenica, da quando tra il lusco e il brusco ha fatto capolino la notizia della defenestrazione di Boeri Stefano dalla giunta di Milano.

Al Kevin Costner di Cormano, alias Roberto Cornelli, che felice come una Pasqua ha parlato su AffariItaliani di “un PD più forte” hanno fatto eco le poche parole pronunciate dal sindaco in consiglio. Parole che definire evasive sarebbe poco, come riferiscono alcuni cittadini che si sono presentati in loco per saperne di più. Molto interessante il commento di una di loro:

sono contenta di aver tentato, insieme a voi, ogni strada per cercare di rendere reversibile la decisione di Pisapia, ma dopo oggi ho capito che davvero non avevamo speranza perché si può tentare di convincere una persona a tornare indietro, ma è impossibile sciogliere un accordo. Pisapia e il PD si sono fatti dei favori a vicenda, hanno fatto un patto. Via Boeri, nonostante i voti che ha portato al PD per la tranquillità di Pisapia, in cambio dentro 3 assessori PD.

Ecco, quindi, un pratico riassunto di quelli che paiono essere stati i fatti da utilizzarsi a memoria futura:

1) per sbarazzarsi dell’assessore dalla personalità ritenuta ingombrante, nel sospiro di un sabatodomenica, prima gli si imputano una serie di accuse poco chiare e all’apparenza pretestuose

2) poi si va dai big del suo partito freschi di disfatta alle regionali (che dopo aver detestato Pisapia e candidato Boeri ora, in patologica crisi di identità, detestano Boeri e amano Pisapia) e nel buio di una stanza si tratta uno scambio di prigionieri.

3) Poi lo si sostituisce con un (sicuramente bravissimo ma al momento) semi-sconosciuto di cui si sanno due cose: che ha partecipato alla stesura del programma culturale di Pisapia (quello che prevedeva la chiusura dello Smeraldo per far posto a un supermercato? Speriamo di no!) e che è uomo “vicino al Pd”.

4) E infine, con calma, si buttano li quattro frasi ad uso e consumo dei cittadini.

Insomma: ci mancava solo un giuramento solenne sul manuale Cencelli indossando garofani e maschere di Andreotti e il quadro sarebbe stato completo!

Più esplicite, e più interessanti, le parole arrivate in mattinata dall’architetto ormai ex assessore, quando in un’intervista a Radio Popolare (una delle rare oasi di informazione a Milano, altro che giornaloni) non solo ha dimostrato di essere un attento lettore di I Hate Milano – citando la quinta riga dell’articolo di ieri, “insomma, mi è stato dato un calcio nel sedere” – ma ha anche rilasciato alcune dichiarazioni ad orologeria che riprendiamo fior da fiore:

– Il Pd a cui credo non è questo. Non è il Pd che mi liquida, mi vende in una riunione di sabato mattina. Non è un Pd fatto di calcoli e poltrone.

– Questo Pd non è una cosa seria, è una cosa incredibile.

– Quando si prendono decisioni così importanti non si possono fare vertici tra quattro persone. Vertici a cui partecipano solo il sindaco, due dirigenti ormai appassiti e un capogruppo in procinto di entrare in giunta. C’è la città, bisognerebbe capire gli effetti su città e rispondere soprattutto ai cittadini.

– Sostengono che ho speso più degli altri assessori, che ho dato 560mila euro a dei consulenti. Invece ho un gruppo di collaboratori che mi danno una mano a costo zero. Buona parte del nostro lavoro è cercare finanze, risorse esterne. Come tutti sannoi soldi per la cultura sono pochissimi, abbiamo fatto mostre con 800 mila euro che valgono 10-20 volte tanto.

Per quanto riguarda l’ultimo punto, ora ci aspettiamo che, in nome della “trasparenza”, gli attivissimi responsabili della comunicazione di Palazzo Marino non esitino  a pubblicare carte e documenti inoppugnabili che dimostrino che Boeri abbia torto marcio. Perché se una parte dice una cosa e l’altra l’opposto, allora vuol dire che uno dei due sta mentendo, ed essendo i bilanci pubblici ci vuole poco a capire chi sia.

Per quanto riguarda i primi tre punti, invece, visto che non si tratta di critiche vaghe e sussurrate, ma di macigni, vorremmo sapere cosa ne pensano le realtà del Pd più “fresche” e dinamiche che ci sono in città – magari a cominciare dal circolo più grosso e più ad alta concentrazione di giovani, lo 02 di via Eustachi, la cantera grazie a cui Lia Quartapelle è in Parlamento – e ciò è bene – e Maran fa l’assessore – e ciò è tevvibile assai.

Già, perché nel momento in cui il partito che governa la città viene descritto dal suo candidato più votato e rappresentativo come “una cosa non seria”, un apparato gestito da trafficoni “appassiti” interessati solo alle portone, che si spartiscono il potere nel buio di una stanza, crediamo che chiunque si riconosce a vario titolo in quel partito abbia non il diritto, ma il dovere di dire la propria opinione.

 

P.S. Si segnala, da Roma, anche l’attesissimo intervento di Tabacci: l’uomo più amato e votato dalla sinistra milanese ha voluto far sapere a tutti la sua soddisfazione per la cacciata di Boeri. Ecco, basterebbe questo per inquadrare a dovere la vicenda.

Tuttavia Milano ha comunque accolto le parole dello statista di “Centro Democratico” con la consueta reazione piena di rispetto: gli ha riso dietro.