12.861 CAZZATE IN UNA

 

L’uomo che vedete nella foto, alle elezioni comunali di due anni fa, raccolse la cifra record di dodicimilaottocentosessantuno preferenze, risultando in assoluto il candidato più votato dell’intero centrosinistra e dunque, dopo il sindaco, quello con la maggiore legittimazione popolare.

Basterebbe questo per dedurre che la scelta di liberarsi di lui con una pedata nel sedere, al termine di una notte già entrata nella storia minima arancione come “la notte dei lunghi Cornelli”, sia un passo nel delirio. Purtroppo c’è anche dell’altro.

1) A prescindere dalla motivazione reale, il modo con cui è stata gestita la vicenda sarebbe stato intollerabile persino per il vecchio P.C.I. Non si mette alla porta dalla sera alla mattina quello che è l’assessore che ha preso più voti di tutti (al contrario di altri che nemmeno erano candidati) trattandolo come un Favia qualsiasi, senza dare nessuna spiegazione agli elettori. Con che coraggio si può poi parlare di partecipazione?

Il danno di immagine resterà, e gli sbandieratori in servizio permanente effettivo, quelli che a colpi di ban e messaggi intimidatori gestiscono il dissenso in rete, stavolta non potranno nulla.

2) La stessa motivazione offerta è quantomeno fantasiosa. Si può veramente credere che sia colpa della deroga sulle norme di sicurezza per il concerto all’Oca? O all’altra “versione dei fatti” circolata in queste ore (anche se, ripetiamo, è pazzesco solo il fatto che girino “versioni dei fatti”) secondo cui “Pisapia era stufo che Boeri spendeva troppo”? Avrà, chi di dovere, il coraggio di presentarsi davanti ai cittadini a dire la verità (qualunque essa sia, dal fatto personale alla voglia del PD “istituzionale” di riprendersi le poltrone) o ci toccherà sentire una storiella a caso spacciata da giornalisti e sbandieratori?

3) L’intera operazione emana un tanfo di vecchia politica che fa venire i brividi. Si pensava, due anni, che la Milano Arancione sarebbe stata una felice intuizione per superare i vecchi schemi della vecchia politica. Ci troviamo con una misteriosa riunione a tre fatta dal Sindaco con i Gemelli dell’Autogol, quel tandem Martina-Cornelli che invece di stringersi il cilicio per la figuraccia rimediata alle Regionali sono li a tramare nel buio, senza ovviamente rendere partecipi non diciamo gli elettori, ma quantomeno i simpatizzanti; e con, soprattutto, un sindaco che con metodi da Prima Repubblica approfitta del “rimpasto” – parola che fa venire in mente Andreotti, Craxi, Gullit, la Fiat Uno e i paninari – per attivare il fuoco amico e far fuori il suo assessore. Alla faccia della forza gentile!

4) Non ci accoderemo certo al coro di quelli che ora santificano acriticamente la vita e le opere di Stefano “Beluga” Boeri. In questi due anni Boeri ha fatto molte cose e ancora di più ne ha dette: alcune molto buone, altre così-così, altre ancora si sono rivelate delle vaccate pazzesche. Pensare, per esempio, che l’Oca  sia la risposta di Milano alla Tacheles di Berlino e ai problemi esplosi con il caso Macao è offensivo. Ma non si può negare sia che Boeri rappresentasse un tentativo di uscire dalle solite logiche di apparato e di partito, una variante al bolso coretto ammaestrato che siamo abituati a vedere declinato ora con le “Cartoniadi”, ora con “la Verde Estate”, ora con il “Bilancio in Arancio” eccetera eccetera, sia che dopo la famosa crisi dell’anno scorso avesse decisamente cambiato registro.Pur coi suoi limiti, l’ormai ex assessore alla cultura aveva un certo seguito proprio in quei settori più dinamici della società che costituirono, ai tempi, il motore della vittoria di Pisapia: creativi a vario titolo, una fetta importante del mondo dell’associazionismo, giovani militanti del Pd e non solo. Basta farsi un giro in queste ore su facebook per capire come Boeri fosse esattamente l’opposto dei vari Cornelli, Martina e compagni-a cantante: debole nelle gerarchie di partito, ma forte nella società civile.

Il fatto che si sia proceduto senza colpo ferire alla sua eliminazione – che, insomma, gli sia stata “staccata la spina“, per citare un ideologo votato da nessuno – è molto indicativo di cosa sia diventata la “Rivoluzione Arancione”.

5) Ad oggi, la Giunta che “ha cambiato Milano” ha perso, in due anni, un assessore su tre. Non è propriamente un bel segnale. Nel frattempo, per un Boeri messo alla porta, accogliamo con grande interesse l’arrivo “nelle squadra di governo” di quel bel tipino di Carmela Rozza, che in questi due anni di amministrazione del centrosinistra ci ha regalato tanti bei momenti. Dai manganelli invocati contro Macao alle polemiche sulla commissione antimafia di Dalla Chiesa (da lei definita una “vetrina pubblicitaria per qualcuno”); dalle parole sui rom copiate pari-pari da De Corato alla battaglia contro il registro delle coppie di fatto, ovvero uno dei punti principali del programma di Pisapia votato dagli elettori. Non c’è che dire, un curriculum di tutto rispetto perfettamente in linea con le attese, i sogni e le istanze con cui gli elettori guardano a sinistra.

CONCLUDENDO:

Quanto sta avvenendo a Roma e quanto accaduto alle elezioni regionali sembrano non aver provocato il minimo effetto sulla sinistra milanese. Mentre a livello nazionale si sono intravisti elementi di rottura con il passato, che hanno immediatamente portato a risultati positivi, qui a Milano pare che la gente sia ferma agli anni ’70, anni (del resto, sono quelli gli anni in cui si è formata l’attuale classe dirigente cattocomunista o turbosocialista).

Per ora non cambia niente, dato che l’opposizione a Milano è rappresentata solo da un blog. Quando si riorganizzerà però ci sarà molto poco da scherzare. E a pagare il conto saremo noi, gli illusi di ieri che credettero alla “favola bella”.

 

P.S. Riguardo a Carmela Rozza, vi invitiamo a leggere cosa scrivevamo in data 26 gennaio 2012.

Sui rapporti Boeri-PD vi suggeriamo invece di dare un’occhiata a quanto scrivevamo qui, in tempi non sospetti  (addì 14 marzo 2012), quando il Kevin Costner di Cormano – spalleggiato chissà da chi – preparava la sua offensiva. Ora finalmente la celebre “Guerra dei Belli” è giunta al suo epilogo: si, ma a che prezzo?