ELEZIONI: L’ANALISI DELL’UOMO DI CULTURA

Aggiornamento del 28 febbraio: in fondo al post trovate le istruzioni per dar vita a una clamorosa ed estrema forma di protesta in difesa, prima di tutto, di noi stessi.

 

Visto il risultato delle elezioni, giustamente definito “shock” abbiamo voluto capirci di più andando a cercare lumi sul profilo twitter di uno degli scrittori più famosi e venduti in Italia e all’estero, nonché conduttore sulla rossa Rai3 di quello che viene definito come un “programma di approfondimento culturale“: Fabio Volo.

A turbare l’intellettuale è, da subito, il dato sull’affluenza:

 

Come si vede, lo stupore del letterato è così grosso da portarlo dapprima a questa considerazione a prima vista bizzarra: anche un ragazzino delle medie, con un paio di lezioni di educazione civica alle spalle, saprebbe che un’affluenza al 94% è un numero completamente assurdo. Ma con ogni probabilità, si tratta  dello spiccato senso civico dello scrittore a confonderlo ulteriormente, quando pochi minuti dopo, sempre sul tema dell’affluenza ribalta la percentuale sostenendo, in rapida successione che

 

Se, forse, la percentuale del 35 poteva essere credibile, è la percentuale del 57 ad apparire, per motivi opposti a quella del 6, assai misteriosa. Che il noto pensatore stia utilizzando una delle sue ficcanti e impenetrabili metafore, tipo mi piaceva tanto, come da bambino i cartoni animati? Chissà. Sta di fatto che il conduttore di Rai3 poco dopo stupisce tutti con una nuova, enigmatica uscita:

 

Ecco, qui secondo il teorico del Pensiero Debole, anzi Inesistente,  l’astensione è al 79% e quindi l’affluenza al 21, praticamente la più bassa nella storia della democrazia. Da notare, anche, l’intervento a sorpresa della nota politologa Justine Mattera, che ci comunica così d’essere ancora viva.

E mentre siamo intenti a cercare di trovare senso in questo rompicapo logico proposto dal fondatore della “Scuola di Brescia“, eccolo che il saggio ci stupisce ancora. Abbandonando il tema affluenza e l’indagine del mero numero- e dunque restando fermamente convinto che davvero abbia votato il 21% degli italiani – il Volo si lancia in un puntiglioso ragionamento sociologico-speculativo:

 

Notevole qui la metafora della gabbia, invero densa di significato, come notevole è anche la metrica – forse un frammento di ditirambo lasciato incompiuto, chissà – che accompagna questa riflessione atta ad aprire molteplici scenari all’indagine gnoseologica. Non è finita, perché un attimo dopo arriva una nuova, destabilizzante asserzione:

 

Constatazione empirica, come vediamo, colta alla perfezione dall’utente @Karse che pone al Maestro una considerazione di rimando in grado di riscattare, da sola, l’onore degli utenti del social network villipeso dai 226 retweet e gli 87 preferiti prodotti da una simile stronzata paracula – tra l’altro pure sbagliata nella sostanza, essendo l’Italia divisa in 3, come tutti sanno.

E quando i risultati elettorali da ipotetici si fanno ufficiali e gran parte dell’Italia “social” guarda con angoscia alla paura di ingovernabilità, ai mercati, al possibile rialzo dello spread, ecco abbattersi sulla già malcerta volontà di restare entro i patri confini l’ultima riflessione di giornata dello studioso, che archivia così la sua esplorazione intellettuale circa il tema-elezioni, preparandosi al tema dell’indomani, forse la stesura (più volte rimandata) dei Dialoghi Del Daiquiri o il componimento del poema in versi “quella volta che mi feci una cinquantenne che assomigliava a mia mamma”:

 

Ecco, noi dedichiamo questo post a tutti coloro che oggi si sono svegliati bestemmiando, e chiedendosi “hey, ma in che cazzo di paese viviamo?!“.

Un tempo, in seconda serata su Rai3 c’era Corrado Guzzanti. Oggi, voluto e difeso non solo dal pubblico ma anche dall’intellighenzia di sinistra, c’è Fabio Volo.

Come si diceva in un articolo di qualche tempo fa: è inutile recriminare. La definitiva vittoria di un modello culturale è già avvenuta, e non c’è modo di alterarla. Il sacrificio si è già consumato.

Tutto è compiuto da un pezzo.

 

AGGIORNAMENTO: visto il successo del post e i tanti messaggi che ci sono arrivati, come estrema, silenziosa e inutile (quindi necessaria) manifestazione di protesta invitiamo tutti a tweettare l’articolo con l’hashtag #fabiovolotaci! 

Dimostriamo, prima di tutto a noi stessi, che forse moriremo democristiani (di questi tempi sarebbe già un lusso) ma sicuramente non Justine Mattera!