IL TIRO AL GRILLINO

L’anarchico di Piazza Vetra

 

Fino a qualche anno fa lo sport preferito dei radical chic italiani (di cui invero questa città abbonda come nessun’altra) era il tiro al pdellino. La loro serata-tipo aveva uno svolgimento del genere: due passi a piedi in Corso Magenta o altra via similare dentro la Cerchia dei Bastioni, cena a casa di amici preparata dal maggiordomo filippino, due bottiglie di Sassicaia in salotto e giù a insultare l’elettore medio di centro-destra nei modi più intelligenti e colti possibili, cercando la citazione e il riferimento culturale più inconsueto,  con il brivido segreto di sentirsi, sotto sotto, un po’ Michele Serra.

Questo atteggiamento era in parte causato e in parte causa di quello che era il modo di fare dei politici più in vista dell’allora PDS-DS-Ulivo-Unione eccetera eccetera. E l’unico risultato ottenuto – oltre al gran divertimento delle signore di ogni età presenti alle cene – è stato, per anni, la sistematica vittoria dello “schieramento a loro avverso”: più gli elettori di Berlusconi venivano insultati, e più quelli lo votavano con senso di rivalsa.

Poi è successo che il leader di quello schieramento si è screditato da solo, a tal punto da far  vergognare di lui persino i suoi elettori più fedeli: e del tiro al pdellino non se n’è più sentita l’esigenza. Anzi: c’è chi, come Renzi, ha intuito che forse non tutti quelli che votavano Pdl erano forme di vita a metà tra il dittero e la nematocera, e che magari contestando al pdl non l’inferiorità genetica del proprio elettorato ma l’inconsistenza dei proprio argomenti, e incorporando quanto – in nuce – c’era di buono, questi potevano addirittura votare Pd. Bene: alcuni sondaggi davano come risultato di questa strategia un Pd a guida Renzi al 40%.

Ci sono state le primarie, e si sa come sono andate. Ma i radical chic di cui sopra, invece di imparare la lezione, hanno trovato un nuovo passatempo: il tiro al Grillino.

Così, negli ultimi giorni, e con un picco incredibile nella giornata di ieri, in concomitanza con il comizio di Grillo in piazza Duomo, assistiamo a una sequela di insulti rivolta agli elettori del M5S come quella che, ai bei tempi, veniva riservata ai “servi del Nano” (ci tengo a sottolineare che tutto ciò che leggete è stato realmente scritto su fb).

C’è l’insulto vero e proprio (“imbecilli”, “sottosviluppati”, “rovina dell’Italia”, “stronzi a 5 stelle”, e via dicendo), le accuse di inferiorità culturale  (“eccolo qui, il popolo di Peppecrillo”), le commiserazioni (“quanto mi fanno pena…”, “sono preoccupata per voi”, “poveretti…”), la vecchia e sempreverde accusa di fascismo, o perché no?, a volte anche di nazismo (come in cucina, meglio abbondare). Si utilizza il metodo-Sallusti – usare vicende personali come argomento politico – tirando fuori la vecchia e arcinota storia dell’omicidio colposo di Grillo (“migliaia di persone AD ASCOLTARE UN ASSASSINO!”). E se per caso i simboli di ieri sono passati dall’altra parte…dagli al traditore!

Così Dario Fo, di cui fino all’altro ieri ogni parola era verbo e perfino una mostra di disegni piuttosto insulsi diventava un appuntamento da non perdere, da ieri è “un vecchio rincoglionito”. Così Celentano, il vecchio democristiano che quando monologava strapagato, con effetti soporiferi, contro Berlusconi era il salvatore della patria ora è solo “un miliardario che non ha mai capito niente di politica“.

Quanto alla critica sui contenuti, invece, silenzio assoluto. Vuoto totale. Eppure basterebbe poco, assai poco per criticare a dovere buona parte dei cavalli di battaglia del Movimento. Basterebbe, un piccolo esempio a caso che riguarda Milano, citare il giovane consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, quel Mattia Calise che con l’effervescenza dei suoi 21 anni avrebbe dovuto “rivoltare il Comune come un calzino“. Ecco, in più di un anno e mezzo di attività comunale,  che cosa ha ribaltato, Mattia Calise? Ha chiesto di riprendere le sedute con l’Ipad e ha cercato, goffamente, di scavallare a Fabio Massa di Affari Italiani la notizia dei biglietti di San Siro regalati. Altro? Non risulta. Alla faccia della Rivoluzione!

Ma tutto questo, per gli inquilini di Corso Vercelli, via Canova, via De Amicis e via dicendo, non è interessante. Troppo complicato, troppo lungo, troppo poco divertente. Meglio una citazione dall’Amaca, una frase di un film di Moretti di 30 anni fa, un insulto in tedesco.

Quindi, per restare in tema: continuate così. Fatevi del male. Voi non l’avete capito, ma il voto di domenica sarà un punto di partenza, non uno di arrivo.