FABRIZIO, DAVIDE, FEDERICO: DUE STORIE MILANESI

L’Anarchico di Piazza Vetra

 

C’era una volta, a Milano, un giocatore di calcio famoso, sposato, che per anni, la domenica sera, in una nota discoteca in zona Corso Como ribattezzata “L’Antico Scannatoio di Mezza Serie A” ciula nella mitologica “stanzetta” chiunque gli capiti a tiro.

Un brutto giorno il calciatore viene fotografato, e l’autore dello scatto offre l’immagine inequivocabile a diversi giornali.

A questo punto interviene Fabrizio, che chiama il calciatore – che non sa che una sua foto con mezzo metro di lingua in bocca a una ragazza sta per uscire sui giornali – e gli offre di comprarsi la foto allo stesso prezzo. Il calciatore sgancia il grano felice e contento, e invece di denunciare Fabrizio lo ricopre di messaggi di ringraziamento. Della storia nessuno ne parla più, fino a quando non sarà un magistrato ad occuparsi della vicenda.

Ecco, questa storia finisce con 5 anni di galera per Fabrizio.

Giusto? Sbagliato? Non ci interessa. E in questo momento, non ci interessa nemmeno il fatto che Fabrizio sia, senza dubbio, l’imbecille più convinto della sua era. Ci interessa invece un’altra storia.

C’era una volta, a Milano, un signore di 60 anni che una sera di maggio passeggia con una sua amica sui Navigli, dopo una serata trascorsa in uno dei tanti locali della zona. A un certo punto, si imbatte in due ragazzi siciliani di circa 25 anni, Davide e Federico. I due stanno mettendo in scena in una gag estremamente divertente: dopo aver preso con la forza le rose a un cingalese, le stanno offrendo a tutte le ragazze che passano di li chiedendo in cambio il numero di telefono. Purtroppo per loro, però, nessuna ragazza ha voglia di giocare: e questo a loro proprio non va giù.

Così, quando vicino a loro passano il signore di 60 anni e la sua amica, il gioco cessa di essere gioco, e si tramuta in insulti dettati dalla frustrazione.

Il signore di 60 anni prima fa finta di niente, ma siccome quelli insistono, continuando ad insultare pesantemente la sua amica, a un certo punto – forse a causa di un coraggio folle appiccato dalla birra – torna indietro e a viso aperto chiede loro di smetterla.

Davide e Federico non aspettano altro. Si mettono uno dietro e uno davanti, lo sbattono a terra, lo massacrano di colpi in faccia. E quando quello è già per terra, in stato di semi-incoscienza, uno dei due prende la mira e nel silenzio di viale Gorizia gli sferra un calcio dritto al bulbo oculare, spappolandolo.

Poi, in un attimo di lucidità e vedendo che l’uomo non respira, decidono di chiamare la polizia. E qui si scopre una coincidenza incredibile, come quelle che ci sono nelle favole: Davide e Federico di mestiere fanno proprio i poliziotti, quella sera in una cosiddetta “libera uscita”.

Ai loro colleghi, i due ragazzi raccontano una storia che – in altre circostanze – potrebbe quasi far ridere: l’uomo, a loro dire, li avrebbe visti, si sarebbe tolto i pantaloni, avrebbe tirato fuori una pistola e poi l’avrebbe lanciata nel Naviglio, per poi cadere al suolo battendo la faccia contro il gradino del marciapiede. Solo diverse settimane dopo, come per magia, appare un video di una telecamera di sorveglianza, che svela come sono andate davvero le cose.

Ecco, questa storia (che ha trovato – chissà perché – molti meno cantastorie di quella di prima)  finisce con 4 anni di galera per Davide e Federico.

La morale è lasciata alla libera interpretazione del lettore.