HANNO CHIUSO I RADIOBUS. E CHE MINCHIA SONO I RADIOBUS?

 

La notizia, di ieri, è che ATM ha chiuso definitivamente il servizio Radiobus, che dieci anni fa venne presentato come “il futuro del trasporto pubblico” e che, negli anni, è costato  milioni e milioni di euro.

Ora, la domanda che Milano si chiede compatta è: ma cosa sono i Radiobus? Ma chi li hai mai visti? Ma chi li hai mai presi?

Bè, nella rara foto in alto potete apprezzarne un ancor più raro esemplare: trattasi di pulmini “pubblici” che chiunque, previa prenotazione, poteva sfruttare la sera per farsi venire a prendere davanti o in prossimità del locale dove aveva trascorso la serata e farsi riaccompagnare a casa.

Una bella idea, in teoria. Un fallimento totale nella pratica stante l’organizzazione “all’italiana” del servizio. Centralini che non rispondono, troppo anticipo per prenotare (quando si sa che, trattandosi di svago e non di lavoro, è raro che uno al mercoledì sappia cosa andrà a fare al sabato sera), e soprattutto nemmeno uno straccio di pubblicità al servizio stesso.

Una storia apparentemente minore, che però si rivela come l’ennesima dimostrazione che, per quanto riguarda la mobilità alternativa, quello che manca spesso non sono le idee, ma l’incapacità cronica di metterle in pratica e realizzarle in modo efficiente. A nulla serve, quindi, chiedere ai cittadini di segnalare quanto “di bello” hanno visto a Berlino, Londra, Amsterdam eccetera eccetera se poi, puntualmente, tali innovazioni si rivelano addirittura controproducenti (come il caso del Radiobus, che negli anni è costato l’ira di dio senza che venisse utilizzato da nessuno).

Sarebbe allora interessante – a partire da questa vicenda di secondo piano- allargare il quadro, e cercare di capire, con franchezza, come realizzare quella “strategia di ampio respiro” di cui si parlava in campagna elettorale per “cambiare radicalmente le abitudini dei milanesi”.  Ma ciò vorrebbe dire parlare con un tizio che continua a sostenere che a Milano c’è “un efficientissimo servizio di trasporto pubblico notturno” (sarebbe bello chiederlo agli eroi che il venerdì o il sabato notte, in pieno inverno, affrontano attese di ore per veder passare la 90) e quindi possiamo tranquillamente soprassedere. Con chi non conosce altra logica all’infuori di questa c’è molto poco da discutere.