EROS SUL DUOMO

 

E finalmente, anche i giornali si accorsero che sulle pareti del Duomo, da tempo, sta succedendo qualcosa di strano.

Certo l’esempio che vedete nella foto, ripreso da Repubblica.it, effettivamente non passa inosservato. La scritta EROS sulla facciata della Chiesa più famosa di Milano: sembra quasi un invito a compiere una delle “101 Cose da Non Fare a Milano”, quella relativa a certe pratiche sessuale da non farsi sotto l’ombra della Madoninna…

Da giorni, comunque, anche noi abbiamo ricevuto diverse segnalazione. E altrettante deve averne ricevute il Corriere, che pochi giorni fa pubblicava questa lettera nella rubrica della posta.

 

Insomma, a stupire non è più solo il fatto che la Cattedrale sia usata come grande bacheca gestita in esclusiva, e senza alcuna trattativa pubblica, dalla società del figlio di Dell’Utri. Ora ci si stupisce anche per il contenuto stesso delle pubblicità scelte dal Dell’Utri per addobbare il monumento.

Cosa che fa sorgere alcune ironiche riflessioni. Guardate infatti la pubblicità di fianco.

 

E’ sempre di Versace, e vi è ritratta una giovane donna a letto, coperta solo da un velo (la stessa che c’era esattamente un anno fa). Ora, a parte la contraddizione circa il precetto del “non cadere in tentazioni”, perché se le tentazioni te le sbattono davanti anche quando vai in Chiesa, il povero cristiano del 2012 si trova in oggettiva difficoltà; la cosa curiosa è che se una giovane donna vestita così volesse entrare nel Duomo, sicuramente verrebbe respinta in malo modo. E tuttavia la stessa immagine viene bellamente utilizzata senza colpo ferire, come fosse normale. Mah.

Ora sappiamo cosa si dice in questi casi: la Veneranda Fabbrica del Duomo non ha soldi, le guglie cadono a pezzi, eccetera. Però, come chiediamo da tempo, sarebbe ora che si facesse un po’ di chiarezza, anche a fronte dello stupore crescente dei cittadini – ai quali, attraverso l’iniziativa “adotta una guglia” viene chiesto di partecipare attivamente ai costi di ristrutturazione della cattedrale. Quanto portano, di fatto, queste pubblicità? E qual è la cresta del Dell’Utri? E perché la società del Dell’Utri ha accesso a trattativa privata, fatto più unico che raro?

Per non parlare della questione dei bilanci. Dai dati disponibili, come ci hanno prontamente segnalato degli amici, risulta che i ricavi totali della Veneranda Fabbrica sono 13 milioni di euro (i ricavi, si badi bene, non i profitti). Una cifra che sembra un po’ bassina, specie considerando i prezzi di accesso alla Cattedrale per i turisti, il flusso di gente in generale e i bilanci di altri monumenti simbolo nelle varie città italiane. Ma a parte questo, quello che stupisce davvero è imbattersi sul Corriere della Sera, in articoli come questo…

 

…dove si legge che “il brand Duomo” vale 82 miliardi di indotto l’anno.

E’ vero (pare di si, nessuno lo ha smentito)? Se si, non ci sono strategie alternative al riempirlo di pubblicità come il set di una telepromozione?