RAVE DI CUSAGO: IL RACKET COLPISCE ANCORA

Indovinate un po’ quanti giornali si sono interessati al racconto di M.Q….

 

Chi ci segue da un po’ aveva già fatto la sua conoscenza ai tempi della notizia del “paninaro” Loreno Tetti, imboscata dalla stampa per oltre un mese, nonostante le segnalazioni, e spuntata fuori solo quando un assessore decise finalmente di “metterci la faccia”. Stiamo parlando di uno dei più temuti e temibili racket che esistano, l’Antico e Venerabile Ordine dei Giornalisti, un sacro ordine dove non esistono pentiti e i cui adepti sono tenuti ad onorare – sempre e comunque – il vincolo dell’omertà.

Nonostante le segnalazioni continue e indirizzate personalmente, infatti, nessun giornale si è interessato alla vicenda di M.Q. e al suo racconto, nemmeno con un trafiletto. Vediamo allora di cosa si sono occupati, insomma, quali notizie hanno giudicato più importanti le più autorevoli testate dedicate alla cronaca di Milano e provincia.

Il Corriere, martedì, concentrava i suoi sforzi sulla fondamentale liberazione di un gufo..

 

…su un urgentissimo aggiornamento su un argomento assai fresco, il bunga-bunga in salsa Bocconiana…

 

…e su un’accorata lettera scritta di suo pugno dall’eroe delle Notti Magiche di Italia ’90, Totò Schillaci.

 

Anche Repubblica non era da meno. Invece che alla storia di una ragazza di 20 anni finita in coma durante uno sgombero, viene decretato assai più notiziabile il grido d’aiuto della sosia di Liz Taylor...

 

E soprattutto, l’annuncio – atteso da ogni abitante della Regione con trepidazione – dell’apertura della “stagione delle sagre“.

 

A questo punto però, noi facciamo un passo indietro, anzi, un vero e proprio bagno di umiltà (che fa sempre bene fare). E ci permettiamo, con grande rispetto, di fare alcune domande ai signori dell’Antico Ordine, sperando che qualcuno voglia chiarirci le idee.

1) Le notizie che abbiamo riportato qui sopra sono, secondo voi, più importanti e notiziabili della storia di M.Q.?

Se credete di si: perché queste notizie, pubblicate su siti da 50 mila e passa visitatori unici al giorno hanno al massimo 20 likes e il post con il racconto della ragazza, uscito su un piccolo blog, 5 mila?

Se credete di no: perché allora avete pubblicato quelle cose e nemmeno una riga su M.Q.?

2) Perché la notizia “di una ragazza finita in coma a un rave” è andata addirittura in prima pagina, mentre neanche un trafiletto è stato dedicato né al fatto che la ragazza stia bene, né che, a quanto pare, ha qualcosa da dire?  Perchè alcuni fatti “misteriosi” – un colpo che arriva nel buio, un proiettile vagante in autostrada, una distesa di ematomi dopo una notte in carcere – diventino, secondo voi, una “notizia”, l’epilogo deve essere sempre quello di Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, eccetera?

3) Perché, sul tema, è stata data la possibilità di parlare a tutti (questore, sindacati di polizia, sindaco, associazioni, preti, uno sciacallo malinformato) e non alla ragazza oggetto della notizia stessa?

4) Perché quando abbiamo segnalato altre cose, come la satira su Maran o l’ipad comprato con soldi dei contribuenti a tutti i consiglieri, esse sono state riprese a piene mani (con tanto di box dedicato su Vivimilano per quanto riguarda la satira sull’assessore) e questa è stata completamente ignorata? Pensate che le altre notizie siano più importanti? Sulla base di cosa, e perché?

5) Perché quando – non ad un rave – ma a un semplice ritrovo di piazza, alcuni partecipanti si rendono responsabili di cose da condannare ma assai meno gravi di un coma (una scritta su un muro, un vetro rotto, degli schiamazzi) si fanno pagine e pagine con articoli come questo e quando invece, a parti – diciamo così – “invertite” una persona dichiara di essere rimasta coinvolta in un episodio “dubbio” non si dedica al fatto nemmeno una riga?

Giriamo queste domande a tutti, dai direttori a scendere. E tra i tanti vorremmo sapere l’opinione di quel noto professore di giornalismo che una volta ci impartì una bizzarra lezione dedicandoci addirittura una colonna intera a pagina 4. O dei toporeporter di Solferino 28, che a pochi giorni dai fatti di Cusago, con tempismo sospetto, si occuparono di punto in bianco dei “punkkabbestia” con il solito modo stereotipato specialità della casa.

Anche se, in realtà, il punto più desolante è stato inquadrato perfettamente in uno dei commenti all’articolo precedente.

Il vero problema è rendersi conto come certe questioni, senza  la stampa, vengano completamente ignorate, a prescindere dalla loro gravità e dalla loro importanza. Non c’è nessun motivo, infatti, per stabilire a prescindere che la causa del coma di M.Q. sia una manganellata. Per sapere la verità, nell’interesse di tutti (la ragazza stessa, le forze dell’ordine, i custodi della legalità, eccetera…), basta aprire un’inchiesta, proprio come è stato fatto per gli scontri di piazza del 14 novembre. Ma li c’era la stampa dietro, qui no.

E non quindi accade niente, proprio come – per oltre un mese – non accadde nulla con Loreno Tetti.

Il racket, insomma, colpisce ancora, e chissà quante volte continuerà a farlo in futuro.