LADRI DI BICICLETTE: NON E’ CAMBIATO NIENTE

 

La bici che vedete nella foto è stata rubata a un amico comune qualche giorno fa, nel parcheggio del Saturn di viale Certosa, benché fosse legata con due catene. Ce ne occupiamo sia perché sappiamo i lettori di questo blog essere molto variegati, e magari c’è qualcuno – tipo lo zanza – che può saperne qualcosa, o che può andare a dare un occhio al mercato di San Donato o in Fiera; sia perché ci dà la possibilità di occuparci di un tema in cui, per ragioni di propaganda, “il virtuale” ha lentamente preso il posto del “reale” fino a sostituirlo del tutto.

Ricorderete, due mesi fa, il clamore suscitato quando “qualcuno”, in Comune, scrisse al ministro Clini denunciando il problema dei furti di biciclette e chiedendo l’istituzione di un’anagrafe a livello nazionale per rendere ogni mezzo tracciabile. Si trattava di una letterina di 9 righe, in cui, di fatto, un amministratore chiedeva ad un altro amministratore, più importante, di occuparsi di un problema. In una città normale, sarebbe un normale adempimento, una normale procedura istituzionale. Qui a Milano invece, da un anno e mezzo capitale italiana per sbandieratori e adulatori di professione, la notizia venne considerata alla stregua del compromesso storico: prima pagine, interviste, testo integrale della lettera – ovviamente inviato a tutte le testate possibili e immaginabili – riportato per intero.

Mentre gli incidenti a danno dei ciclisti si ripetono con una velocità impressionante – prova del fatto che il mero “numero di chilometri di piste ciclabili realizzate” farà anche effetto sull’opinione pubblica ma, se ci si limita a quello, è un dato completamente inutile – e sarebbe lecito aspettarsi interventi concreti per prevenirli, una “letterina di Natale” diventa la notizia del giorno. Ma anche ammesso che vada bene così, che sia “pur sempre qualcosa” (come si dice in questi casi), la domanda è: e poi? che è successo?  Il governo farà qualcosa? E nell’attesa, come procederà l’amministrazione comunale? In alcuni noti mercatini la rivendita di biciclette rubate avviene sotto la luce del sole ed è nota anche ai bambini: perché non cominciare a intervenire lì, almeno?

Domanda a cui è impossibile avere risposta. Si, perché la tecnica utilizzata su questo, e parecchi altri temi, è la stessa.

Si fa un grande annuncio, concordando interviste o ampio spazio sui due grandi quotidiani di Milano ripresi poi dai piccoli e dai siti internet; a questo punto, con la notizia entrata in circolo, entrano in azione gli sbandieratori di professione, che applaudono compatti e fanno raccogliere messe di “mi piace” e messaggi festanti. Poi passa un po’ di tempo, la notizia sparisce, nessuno ne parla più fino a quando salta su un collega assessore che fa un nuovo annuncio, su un altro tema, e il procedimento ricomincia.

Senza che, nei fatti, cambi qualcosa, giacchè il problema relativo al primo annuncio rimane esattamente com’era, dal momento che il fine principale dell’annuncio è l’annuncio stesso, la visibilità personale che ne ricava chi lo fa. Quanto a occuparsi del problema fino in fondo, in profondità, manco a parlarne. Non è quello l’obiettivo.

Ci sarebbero decine di esempi, ma stando ai furti di biciclette, guardate cosa era successo l’anno scorso.

Prima, nell’ottobre 2011, l’annuncio di una nuova “tolleranza zero” verso quei famosi luoghi di ricettazione – in questo caso la fiera di Sinigaglia – nuove regole per combattere i ladri.

Dopo esattamente un anno, in questa testimonianza, pubblicata dalla stessa testata, leggiamo come le cose non siano cambiate di una virgola, con i vigili che fuori dalla stessa fiera addirittura si voltano dall’altra parte.

Insomma:  il mestiere del ladro di biciclette continua a essere uno dei pochissimi a garantire stabilità in un mondo dominato dal precariato.

A domani, con un nuovo “annuncio”.