SUPERGIOVANI CONTRO LE FORZE DEL MALE

Lady Burlaica

 

I tre consiglieri comunali più giovani attualmente seduti in Consiglio – Mattia Calise, Emanuele Lazzarini e Pietro Tatarella – hanno appena fatto pubblicare un intervento in cui si scagliano contro la macchina comunale, vecchia e antiquata, chiedendo subito rinnovamento, efficienza e modernità. Insomma, anche a Milano “il nuovo” rompe gli schemi, si coalizza, e va all’assalto del “vecchio”. Ma è davvero “nuovo” questo “nuovo”? Vediamo.

Partiamo dal più vecchio dei tre, Pietro Tatarella. Ovvero tra le massime rappresentazioni di un ruolo politico che affonda le sue radici nella notte dei tempi, quello del “delfino“. E’ stato eletto, non è un mistero per nessuno, grazie all’appoggio di Stefano Maullu, uomo di punta dell’establishment lombarda del pdl, ex potente assessore regionale di Formigoni che sul giovane virgulto pdellino scommise moltissimo, dannandosi l’anima per garantirne l’elezione (ecco il suo endorsment). Ha beneficiato, con piena legittimità e legalità, di discrete risorse per la campagna elettorale, impegnate anche in video come questi che sono a loro modo un piccolo ma indimenticabile cult di comunicazione politica:

Anche Lazzarini è diretta emanazione di un meccanismo vecchio quasi quanto la Repubblica (anzi di più, essendo in uso anche in era giolittiana): la lottizzazione. Come si sa, quando si deve decidere chi candidare, si tira fuori il bilancino e si cominciano a fare i conti: un posto ai sindacati, uno agli operai, uno alla cultura e così via…Lazzarini, anche questo non è un mistero per nessuno, è stato indicato dalle Acli, le Associazioni Cristiane per i Lavoratori, ed è stato candidato al consiglio in virtù della sua affiliazione (ed è il motivo per cui tra i giovani pddini qualcuno lo chiama “il pretino”).

Calise, quantomeno, è li perché è stato eletto tramite primarie. Tuttavia, fa parte di un movimento ormai rimasto l’unico grande partito padronale dello scenario politico, dove un segretario eletto da nessuno detta la linea al suo istrionico portavoce anch’egli eletto da nessuno, che tramite “editti bulgari” al contrario – rivolti cioè non ai conduttori, come faceva il Berlusconi post 2001, ma agli ospiti, come faceva il Berlusconi pre 2001 – limita la libertà personale di rappresentanti eletti, loro sì, dai cittadini. Non proprio il massimo grado di rinnovamento e modernità, insomma.

Ora: come diceva giustamente un blog che rappresenta, a conti fatti, l’unico tentativo serio di opposizione a Milano, non c’è nulla di cui scandalizzarsi, anzi. Il sistema delle preferenze, così come è concepito adesso, porta in dote la figura del o dei “padrini“, quelli grazie a cui sei candidato e poi votato, e di cui, in un modo o nell’altro, sei chiamato a rappresentare gli interessi. Un rinnovamento vero della politica, e di conseguenza della classe politica, partirebbe allora dalla rottura di questi meccanismi, che sono esattamente quelli che hanno portato all’elezione di almeno due moschettieri del rinnovamento. Secondo i quali, invece, il punto importante sono i “140 caratteri” e le “cartelle digitali” e altri richiami estremamente generici come il “rispetto reciproco”.

Si dirà: questone di punti di vista. E sarà anche così. Però viene da chiedersi: e parlando di contenuti? I “giovani” lamentano disagio, frustrazione per una meccanica comunale che non permette loro di “lavorare”. Bene, anzi, male. Ma quali sono i temi, le idee, i progetti concreti che la macchina comunale gli impedisce di veder realizzati? In una città dove (per stare ai primi temi che vengono in mente riguardo “ai giovani”) la maggior parte degli affitti agli universitari sono in nero  – tutti lo sanno ma nessuno fa nulla -, i locali chiudono prima che a Cuneo, si vuole recintare perfino l’Arco della Pace, si regolamenta al dettaglio perfino il movimento dei piccioni delle Colonne e poi ci si accorge che un numero impressionante di locali è in mano alla ‘ndrangheta, si continua a parlare di Expo senza fare niente, assolutamente niente per coinvolgere quelli che sarebbero (dovuti?) esserne i primi beneficiari – ovvero i giovani stessi – loro che stanno facendo in consiglio comunale?

E’ giusto e anzi ci si deve dotare di tutti gli strumenti tecnologici e moderni che si vuole – a proposito: ma l’ipad pagato dai soldi pubblici e regalato ai consiglieri? Quello che fine ha fatto? – ma se a mancare sono le idee il problema non cambia, che si abbiano 30, 50 o 75 anni. Va bene dire “siamo innamorati della politica”, una pericolosissima frase in uso dai tempi di Rumor, adoperata ultimamente anche dalla Minetti, che pare l’anticamera per poi fare il politico di professione: ma poi?

Dicono che “se è questione di volontà, noi ci siamo”. E ci mancherebbe pure che non ci fosse, la volontà (se manca di solito si viene licenziati). Ma è questione di proposte, quelle sì, moderne e improntate al rinnovamento. Di cui però, fino ad oggi, non s’è vista nemmeno l’ombra.

Del resto, se è vero che il medium è il messaggio, basti pensare che l’intervento è stato pubblicato da Solferino 28. Una garanzia, insomma.