PISTE CICLABILI: LA DEMAGOGIA CONTINUA A FIORIRE

 

Avevamo già segnalato come la rubrica della posta fosse la cosa più interessante del CorriereMilano perché l’unico posto dove trovare notizie sulla città. E l’edizione di ieri non fa che confermare quanto già detto. Una signora infatti, segnalando il problema delle piste ciclabili e della mobilità alternativa cita la pista ciclabile di Piazza Risorgimento e dintorni, di cui ci siamo occupati quest’estestate. Ricordate?

Era la “pista ciclabile alla milanese”, quella che finiva nel nulla da un lato e dall’altro contro un edicola. Ora, mesi e mesi dopo, l’edicola e il fioraio sono stati sollevati di peso e spostati (con, vale la pena segnalarlo, un danno enorme sull’attività: infatti il fioraio pare chiuderà a breve. Se passate in zona evitate di chiedergli dell’argomento perché, come logico aspettarsi, è parecchio “contrariato”). Peccato che, come segnalato dalla cittadina, un tratto di pista finisca ancora all’improvviso, e lungo un altro numerose macchine ci parcheggiano sopra impunemente.

Potrebbe sembrare una cosa da nulla, ma lo è fino a un certo punto.

Intanto, perché non è un caso isolato. In secondo luogo perché il tema delle piste ciclabili è di gran lunga uno dei più strumentalizzati e strumentalizzabili dalla propaganda politica, secondo una tradizione inaugurata nella nostra città dalla Moratti e continuata alla grande dall’attuale amministrazione. Il modus operandi è sempre il medesimo: si cerca di gonfiare il più possibile il numero dei “chilometri di pista ciclabile realizzati” per colpire l’opinione pubblica attraverso la forza malthusiana del numero. Fa niente se queste piste si rivelano poco fruibili o incomplete:  felici del numero riportato fedelmente dai giornali in brodo di giuggiole, si seguita comunque ad ignorare il problema più profondo, quello della mobilità alternativa, di un piano di ampio respiro che renda possibile nei fatti la definitiva rinuncia alla macchina da parte di un numero sempre crescente di cittadini.

E il bello è che la cosa non avviene solo con le piste ciclabili. Si fa Area C per convincere la gente che l’auto è superflua, però si fanno “i giovedì dello shopping” per “favorire gli acquisti”, teorizzando quindi che usare l’auto è più comodo e contraddicendo se stessi.

Si introduce Area C come una congestion charge, cioè una “tassa sul traffico” introdotta per limitarlo. Però poi quando bisogna promuoverla si dice che il suo fine è “la salvaguardia della salute” e allora non si capisce perché, da gennaio, dovranno pagare anche i veicoli non inquinanti.

E allargando un po’ il campo, si dice – in campagna elettorale – che si interverrà sulle tariffe dei taxi notturni per convincere la gente a non uscire di casa la sera con l’auto, e poi il progetto sparisce in un cono d’ombra. Si inaugura un servizio di bus notturni con strombazzate sui giornali, anche se tale servizio, per oggettive mancanze di fondi, finisce per essere praticamente identico a quello che c’era prima e allora non si capisce dove sia la notizia. Si dice che si taglieranno i privilegi di casta “senza pietà”, poi però si scopre, grazie a Marco Cappato, che la lista dei veicoli autorizzati a parcheggiare liberamente in tutta la città da Palazzo Marino conta 1700 permessi, la maggior parte dei quali assolutamente incomprensibili.

Per non dire della scarsità di controlli sulle auto lasciate in sosta nelle strisce blu senza pagare (cosa che danneggia i parcheggi privati) e della totale mancanza di controllo per i posteggi in doppia fila e gli eccessi di velocità (prima e seconda causa di incidenti e morti sulle strade).

Insomma: servirebbero, su un tema così intricato, più che piste ciclabili a casaccio scelte organiche, coraggiose e soprattutto coerenti (come queste). Peccato che il responsabile di tutto questo, già stampatore di santini a ufo come un Cadeo qualsiasi, dopo essersi segnalato come Gran Maestro di Installazioni di Panchine, abbia deciso di concedere il bis. Ora installa fioriere.