24JOB: UNA STRAORDINARIA PAGINA DI GIORNALISMO

poche ora fa un nostro articolo ha innescato un putiferio, e per giunta nel sacro tempio del Sole 24 Ore. Tra Arroganza e Ignoranza.

(*AGGIORNAMENTO del 31/10: in fondo alla pagine gli sviluppi della vicenda)

 

Il “Sole 24 Ore” lo conoscete tutti. Meno, forse, conoscete 24job, una tale Rosanna Santonocito e l’hashtag in questo momento al sesto posto tra i TT Italia, #poernano

 

Allora: 24job è un account twitter dedicato al mondo del lavoro, con un occhio di riguardo per i giovani. Rosanna Santonocito è la giornalista che se ne occupa; e #poernano è il risultato di una storia in cui la smisurata arroganza va di pari passo con la pessima conoscenza del mondo dei social network e del rispetto dei lettori/utenti.

I fatti: un utente linka in un tweet un nostro post, quello dedicato a “Jacopo”, il personaggio-cult di Solferino 28; nel farlo, cita l’account di @24job.

 

Poco dopo però, da parte della giornalista arriva una strana reazione. Questa:

 

Come vedete, da questo tweet si capisce chiaramente come la signora non abbia la minima idea di come funzioni Twitter, che è ben altra cosa rispetto a facebook. La citazione di una persona non prevede, come si sa, che tutti i follower di quella persona vedano il tweet in oggetto. Ma questo lei, benché di mestiere gestisca un profilo per conto del primo quotidiano economico italiano, lo ignora. Già questo è di per sé molto buffo (vi immaginate la stessa cosa capitare a un giornalista della CNN?): e infatti da qui in poi gli utenti cominceranno a farglielo notare, causando le reazioni che vedremo. Noi, però, ci chiediamo anche un’altra cosa.

Su questo stesso account, la giornalista stessa posta link ad articoli del Corriere o  di Repubblica. Facendo finta che twitter funzioni come dice lei, perché postare un articolo di un grande quotidiano va bene, e uno di un piccolo blog significa fare “promozione”? Citare gli amici degli amici va bene, ma qualcuno di esterno – che per giunta viene “dal web”, ovvero quel mondo che i giornalisti dei giornaloni vedono come il fumo negli occhi – no?

Comunque. A questo punto, qualche utente, in modo estremamente civile, fa notare alla giornalista che la sua conoscenza di twitter è piuttosto lacunosa. E la risposta che ottiene è la seguente:

 

E’ praticamente la stessa arrogante risposta per cui qualche settimana finì nell’occhio del ciclone l’onorevole Maurizio Gasparri. Il numero dei follower come indice di competenza, come patentino per poter parlare. Sembra di vedere gli adolescenti che si misurano col righello di educazione tecnica i centimetri per determinare la propria virilità. Con la differenza che – mentre Gasparri rivendicava, perlomeno, follower “suoi” questa nemmeno capisce che i follower che ha non sono suoi ma legati al giornale per cui lavora (e sarebbe bello sapere cosa ne pensano al Sole 24 Ore, un direttore “responsabile” magari, che la signora da qui in poi inizi a insultare quelli che sono lettori non suoi ma del quotidiano stesso).

Ovviamente, una simile sbruffonata non resta impunita. Altri utenti scrivono per comunicare il proprio stupore. Ma ormai il velo è stato tolto, e in piena trance agonistica la Santonocito si scatena, acquistando così, nel peggiore dei modi, quella notorietà main-stream inseguita, con ogni probabilità, per un’intera carriera.

 

 

E via di questo passo, fino a un insulto finale rivolto contro tutti i bresciani, che secondo la dotta giornalista economica avrebbero come unico interesse i reality e gli happy-hour (per una cronaca davvero esauriente, vi rimandiamo qui. C’è anche un bellissimo storify da vedere).

Ma siccome questa è una storia esemplare, non manca nemmeno il gran finale a base di un po’ di sano vittismo di maniera. Si, perché dopo essersi espressa come sopra, la fine teorica della “mano invisibile” e dell’insulto visibilissimo, cerca di fare la solita sceneggiata che già abbiamo sentito molte volte in passato, con altri protagonisti:

 

Ma anche qui, bastano pochi secondi perché crolli il giochino: i tweet precedenti infatti, mostrano chiaramente chi ha insultato chi. E così, in breve, la figuraccia viene sublimata dalla creazione dell’hashtag #poernano

Insomma, come avete visto, in questa storia si incrociano talmente tanti piani diversi che è difficile elencarli tutti: la scarsa conoscenza dei meccanismi dei social network da parte di alcuni giornalisti, la maggior parte dei quali assomiglia – mai come in questo caso, con l’aggravante che la signora si spaccia come “grande esperta di nuove tecnologie” sul primo quotidiano economico d’Italia – ai primati di 2001 Odissea nello spazio davanti al monolito nero; l’arroganza di chi crede che la libertà di parola sia un diritto esclusivo di chi sfoggia un tesserino nel porta-documenti; il culto della personalità, per cui non è la testata per cui scrivo a darmi visibilità e prestigio ma il contrario, per cui un consiglio viene scambiato per un insulto; la misera considerazione di quello che ancora chiamano “popolo di internet”, che va bene quando serve a gonfiare il proprio ego – per poter dire, durante un happy hour in via Monte Rosa, “ma lo sai quanti follower ho su twitter???” – ma che invece va demonizzato quando commenta o interviene criticamente.

E a corredo di tutto, un po’ di sana e semplice ignoranza. Come quella che, in riferimento al nostro articolo causa scatenante di tutto, porta la signora a dire:

 

A parte l’uso del “please” finale, (ai primi posti nella classifica di tutti i tempi delle espressioni in grado di distruggere un sistema nervos0) basta sapere due-nozioni-due di diritto dell’informazione (anzi, nemmeno) per capire che in un post del genere che non c’era nulla di diffamatorio. Cosa che invece c’era, eccome, in molti dei tweet successivamente inviati dalla Santonocito.

Che però, c’è da scommetterci, resteranno impuniti. Quindi, a proposito di “insulti” e “popolo di internet”: e se fossero stati gli utenti a usare le stesse espressioni usate dalla giornalista, cosa sarebbe successo?

 

* col passare delle ore la cosa si è ingrossata parecchio, al punto che il Sole24Ore è dovuto intervenire ufficialmente con questo comunicato:

 

Dal canto suo, la Santonocito invece ha goffamente tentato di “far sparire le prove” cancellando tutti i tweet sulla vicenda, chiedendo scusa per alcune “espressioni improprie“, che nel frattempo circolavano da ore.

Ci hanno fatto notare però che la stessa- che in numerose interviste si presenta come grande “esperta di nuove tecnologie” e qui si ritiene “un tipico esempio di giornalista della carta stampata fulminata da internet” – dispone, oltre all’account legato al Sole 24 Ore di un proprio account personale. Ragionando come ragiona lei, volete sapere quanti followers ha?

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