L’INFORMAZIONE ALTERNATIVA

 

Un paio di giorni fa sul Corriere Milano è spuntato in prima pagina questo articolo. Anche se non sembra, riguarda da vicino questo blog. Vediamo perché.

Il titolo, infatti, non lascia spazio ad interpretazioni ambigue:

San Siro gratis, la coerenza dei politici: Cappato aveva votato contro i ticket gratis ai consiglieri ma ora li richiede

E il lettore-medio non può che maledire il consigliere radicale Cappato, immaginandoselo bello fresco in tribuna vip, magari con la tipa, alla faccia delle battaglie politiche portate avanti in pubblico.

Peccato che le cose non stiano esattamente così.

Quanto Cappato denunciò – dopo Affari Italiani e molto prima del goffo Calise – il “racket” dei biglietti omaggio (c’erano uscieri che in pochi mesi ne avevano ottenuti a decine) la situazione era oggettivamente fuori controllo. Il consigliere radicale tuttavia, allora come  oggi, regala e regalava i biglietti che gli spettano a chi ne fa richiesta tramite estrazione casuale. Un po’ quello che anche la Rozza diceva di fare: però Cappato lo fa e lo faceva sul serio, e senza farsi propaganda sui giornali. Certo, anche questo – a ben vedere – è un privilegio. E infatti lui ne chiede l’abolizione (a differenza della Rozza). Solo che, visto che il consiglio ha votato contro, lui continua a richiedere i biglietti e ad assegnarli “al popolo”, perché se così non fosse, quei biglietti se li papperebbe qualcun altro.

Invece, nell’articolo tutto ciò non conta: soprattutto, il particolare decisivo che il consigliere regali settimanalmente i biglietti compare dopo 35 righe, prendendo lo spazio di poche parole. Al contrario, ampio spazio è dato a richiami alla “coerenza” e sapienti ammiccamenti tipo “come si dice quando uno fornisce una spiegazione non richiesta?“.

A noi non interessa difendere Cappato. Ce ne siamo occupati solo una volta, quando uscì la lista dei redditi, e in questo modo. Quello che ci interessa, invece, è notare che in fatto di coerenza il Corriere Milano non smentisca se stesso.

Questo trattamento riservato al consigliere radicale infatti, questo modo “bizzarro” di dare una notizia, è lo stesso che circa una settimana fa abbiamo sperimentato anche noi. Vi ricordate?

 

Anche allora, il lettore-medio leggeva il pezzo (non firmato per intero) nel quale era citato parola per parola il post in cui davamo conto della presunta evasione da San Vittore ” e non poteva non pensare “ma guarda un po’ questi squilibrati su internet, sempre a gridare al complotto e scrivere minchiate: meno male che ci sono i giornalisti veri!”

Peccato che lo stesso giornalista, nel citarci, arrivava fino a un certo punto, dimenticandosi di inserire la frase successiva in cui noi stessi scrivevamo chiaramente che poteva benissimo trattarsi di una “leggenda metropolitana“. E poi, con un carpiato mentale degno di Tania Cagnotto, utilizzava proprio le nostre parole da lui non riportate, “leggenda metropolitana”, per intitolare il suo articolo.

Cioè: per dire che un blog aveva scritto una bufala usava le stesse parole  (da lui non riportate, cosa che toglie l’alibi della buona fede) usate da quel blog per avvertire che molto probabilmente si trattava di una bufala.

Insomma, se due indizi fanno una prova, bisogna allora riconoscere che è questa – e non quella del web – l’informazione “alternativa” (anzi, per dirla con le parole dell’esimio cacciatore di bufale “l’informazione” alternativa, prego notare dove vengono poste le virgolette).

Alternativa ai fatti e allo svolgimento della realtà.

P.S. il giorno dopo quell’articolo, nel cuore della notte, abbiamo avuto un’illuminazione, e capito chi era la firma dietro le iniziali. Così lo abbiamo contattato – visto che in precedenza era stato proprio lui a scrivere al blog (per un’altra, più importante questione) e a risponderci con estremo tempismo. Stavolta, ma guarda un po’ il caso, alle volte, non ci ha risposto.

Riproveremo.