IL NUOVO MORALIZZATORE

 

La frase della Fornero secondo cui i giovani italiani sono schizzinosi davanti al lavoro equivale al detto “donna al volante pericolo costante” o “meglio un morto che un marchigiano alla porta” o a dire che i francesi sono snob, le bionde stupide e i nani cattivi.

Qualunque frase abbia la pretesa di qualificare un insieme sterminato di persone è, e sarà sempre, un’idiozia da bar su cui non vale la pena discutere: chiunque, nella propria esperienza, sa bene come esistano giovani schizzinosi ed altri meno, giovani belli, brutti, ricchi, poveri e via dicendo. Casomai, stupisce il provincialismo: ancora con l’aggettivo “italiani“, come se noi fossimo ancora quelli pizza, baffi (ante era hipster) e mandolino ontologicamente inferiori a gente nata a poche centinaia di chilometri da noi. E meno male che i tecnici dovevano essere europeisti!

La questione, comunque, potrebbe finire qui, con buona pace dell’indignazione da social network e della satira politicamente corretta.

Tuttavia, non si può nemmeno ignorare l’intervento di Pasquale Linetti (*vedi commenti) detto Linus, che sul suo blog e poi in un’intervista si è detto “totalmente d’accordo con il ministro”.

Linus rappresenta, da sempre, uno dei casi più emblematici di “rifiuto di competenza“, ovvero quella sindrome per cui un individuo che eccelle in una materia non si accontenta, e cerca in ogni modo di avere successo in altri ambiti, anche se non ne possiede le qualità necessarie.

Il direttore artistico di Radio Deejay è per la radio quello che per anni è stato Mike Bongiorno per la tv: il simbolo per antonomasia, insomma, il numero uno, non solo come speaker ma anche e soprattutto come direttore del palinsesto. Eppure, invece di essere felice e contento, non si dà pace, e va avanti da anni a provare ad imporsi in discipline che, purtroppo per lui, gli sono piuttosto estranee. Sono innumerevoli i tentativi di trasformarsi in conduttore televisivo (nel 2004 ha addirittura condotto la trasmissione della Rai dedicata agli Europei di calcio. Immaginate un po’ perché non ve lo ricordate…). Poi si è messo in testa di fare addirittura il direttore di un intero canale, e se vi chiedete con che risultati, basta accendere la tv in questo momento e sintonizzarvi su deejay tv. E in mezzo a una miriade di ospitate, interviste, maratone, consulenze musicali per un programma di Celentano, spot, da qualche tempo, sul suo blog, ha iniziato a esternare col piglio del guru. Vero è che questa attività, essendo a ben vedere contigua a quella radiofonica, non si può dire che gli riesca male. Ma a tutto c’è un limite. Quindi:

Caro Linus,

quando dici – magari dopo che negli studi di “deejay chiama Italia” di fianco a te c’è Savino al telefono con Jovanotti – che

mi fa specie che nel 2012 quando la gente ha una mentalità più aperta, si pensi ancora che se fai quattro cose in fila poi automaticamente la quinta sia il posto di lavoro

ci spieghi cosa dovrebbe essere, allora, la quinta cosa? Forse una festa gay friendly a casa della Pina? O una gara di rutti con Fabio Alisei?

E poi diciamocelo, ma tu che ne sai di cosa sono davvero quelle “quattro cose a fila”? Il liceo, l’università, il master…certo, ci sono senz’altro fancazzisti e gente per cui tutte queste cose sono state uno scherzo. Ma per altri, magari, molto meno. Magari hanno richiesto dei sacrifici, proprio come quelli che hai fatto tu e che ora giustamente rivendichi. Però sai qual è la differenza? Che tu ci sei riuscito perché avevi talento e perché hai avuto fortuna. Ma tutti gli altri – che si sono sbattuti quanto e più di te – magari alla fine hanno avuto in cambio uno stage. Perché non avevano talento, perché magari erano stupidi ma anche perché, magari, non hanno avuto fortuna. E lo sai cosa sono gli stage, Linus? Sono quelle cose per cui ogni mattina vai a lavorare gratis, con la certezza che non sarai assunto; quelle cose che una volta si chiamavano lavoro nero e non si potevano fare e invece adesso si; quelle cose – queste si – che in questa forma esistono solo in Italia. E sai cosa c’è dopo uno stage? Un altro stage. E magari pure un terzo e un quarto. E alla fine un bel contratto di 6 mesi.

Hai tenuto conto di questo quando ti sei accodato allo sterminato partito dei predicatori, quei cinquantenni e passa con il culo al caldo che non trovano meglio da fare che dare lezioni di una vita che non conoscono e non hanno mai vissuto, e di cui – francamente – non ne possiamo più?  Certo, tu passi il giorno insieme a gente come Federico Russo, uno che non sa recitare, non sa parlare, non fa nemmeno ridere eppure fa l’attore e addirittura lo scrittore perché dieci anni fa ha partecipato ad un reality. Però pensavamo che dopo anni passati a parlare al telefono con la gente avessi un’idea più variegata e definita della realtà e soprattutto dei giovani (ai quali tu sei stato uno dei pochi che ad offrire parecchie e reali opportunità, e proprio per questo la tua presa di posizione ci ha stupiti). Pensavamo la tua concezione del mondo fosse più profonda, molto diversa da quella propugnata dal mitologico Solferino 28. E invece sei li a dire le stesse cose.

E quindi ora siamo costretti a svelarti dell’altro. Vedi, non tutti i giovani vogliono fare il designer, l’architetto, l’autore tv o il visual. Quella è satira, e rappresenta, di nuovo, solo una parte del tutto. L’altra – piccola, grande, chissà – è fatta invece di gente che va a cercare lavoro nelle panetterie di notte e non lo trova, perché ci sono quelli disposti ad andarci per due euro e mezzo all’ora. O che ha fatto il professionale per diventare idraulico o elettricista proprio perché come dicono i politici di cui tu sei entusiasta “non c’è niente di male nel lavoro manuale“, affermazione sacrosanta salvo che poi il lavoro non lo si trova nemmeno lì. O ancora, che al momento vive all’estero, non a fare l’MBA alla Columbia University ma il bassboy nei bar a pulire i tavoli.

E alla fine, se ti avanza ancora del tempo, magari prima di uscire a cena con Fabio Volo e far la pace, dai un’occhiata all’ISTAT quando dice che il 78% del lavoro in Italia lo si ottiene su segnalazione. 

La prossima volta, quindi, non stare a preoccuparti. Le “maniche” quelli che vogliono se le rimboccano già da soli, magari mentre stanno ascoltando il tuo podcast intanto che mandano i curricula via mail. Senza bisogno di predicozzi che non farebbe nemmeno il più moralista degli UDS.