IL GRADO ZERO DELLA RETORICA

Lady Burlaica

Analizziamo un caso di scuola di vecchia e polverosa retorica politica.

 

Vi ricordate la storia dei biglietti gratis ad assessori, consiglieri e dipendenti comunali? La storia, scoperta da Affari Italiani e rilanciata dal radicale Marco Cappato, ha destato qualche mese fa molto interesse, e anche noi ce n’eravamo occupati qui.

Un piccolo privilegio di casta, di quelli in uso in questo paese di vassalli e valvassori, che però stonava con l’impegno della Giunta, dimostrato – va detto – in numerose altre occasioni, per esempio nella messa in vendita dei biglietti della prima della Scala con il ricavato donato in beneficenza. 

Proprio grazie alle polemiche sui giornali, da allora esiste una regolamentazione, e  anche piuttosto selettiva. E proprio perchè tale regolamentazione già esiste, il Consiglio non  ha approvato la mozione del consigliere Calise (che nel frattempo si è arrogantemente intestato tutti i meriti per una scoperta che ad Affari hanno fatto mesi prima di lui), che chiedeva l’abolizione totale dei biglietti a disposizione del Comune.

Su questa decisione, ognuno può farsi l’opinione che crede. Quello che interessa qui invece, sono le parole rilasciate dalla capogruppo Pd Carmela Rozza, sempre più rappresentazione vivente (o parodia) del detto plautino del nomen atque  omen. 

I biglietti” ha tuonato “non sono un privilegio. E i consiglieri comunali non sono dei privilegiati, ricevono solo un gettone di presenza e non hanno diritto a previdenza“.

Questa frase è molto interessante, perché rappresenta un caso di retorica da manuale del politico italiano. Analizziamolo.

1) Si prende una (piccola) questione vera: “i consiglieri hanno i biglietti gratis per San Siro”.

2) La si nega spudoratamente, senza offrire nessuna motivazione al riguardo. (un motivo che spieghi perché tra la signora Marisa che lavora a Palazzo Marino e vuole andare a vedere il concerto di Madonna, e lo zanza della Barona che vuole vedersi il derby, la prima non paga e il secondo si, e pure parecchio).

3) Si tira fuori, senza logica alcuna, un altro argomento che non c’entra assolutamente niente e sui cui si può essere più o meno d’accordo.  In questo caso il fatto che “i consiglieri comunali sono pagati poco e non hanno la pensione”.

Si potrebbe stare a discutere sul fatto che se non interessa fare il consigliere comunale gratis ci si può non candidare: ci sono migliaia di persone, in città, che lo farebbero gratis o che si accontenterebbero dei gettoni, che messi insieme permettono comunque di campare. Così come si potrebbe dire che esistono decine e decine di lavori, nel 2012, che non prevedono i contributi previdenziali. Di fatto, se ne potrebbe dedurre che la concezione del welfare e della politica di Carmela Rozza appaiono incredibilmente simili a quelli di un politico democristiano anni ’70 e ci si potrebbe chiedere, infine, cosa c’entri tutto questo con il pd “laboratorio di diritti civili”, “partito liquido e moderno”, eccetera eccetera.

Ma così facendo, si cadrebbe in pieno nel tranello retorico. Parlare d’altro per non parlare del problema. Che alla fine risulta smussato, fiaccato, insomma una cosa di poco conto e già risolta.

Un altro esempio di questa tecnica può essere:

Pensavo fosse la nipote di Mubarak. E comunque il vero problema dell’Italia è la Giustizia che impedisce al premier di fare il proprio lavoro”.

Come vedete anche qui abbiamo:

1) Un problema vero, in questo caso il Rubi-gate

2) Una negazione spudorata senza alcuna motivazione in grado di sostenerla.

3) L’introduzione di un altro argomento, magari anche condivisibile ma che non c’entra niente con il resto del discorso.

Basterebbe questo. Ma invece c’è dell’altro. Si, perché subito dopo la capogruppo PD (è bene ricordarlo) si rivolge a Calise dicendo:

mi piacerebbe che consiglieri così attivi a fustigare la cosiddetta ‘casta’ lo siano altrettanto nello scarpinare per i quartieri di periferia

E’ un altro splendido fior di retorica italiana, che Carmela tira fuori ogni volta che qualcuno pone una questione politica. C’è dentro un po’ di tutto: la retorica del fare alla Berlusconi, il linguaggio schietto e diretto, colloquiale, alla Di Pietro, e  pure il più italiano tra tutti i proverbi, il detto del “più pulito che ha la rogna“. Ovvero l’assunto in base al quale quando tu tiri fuori una questione, io invece di rispondere nel merito ti accuso per un altro fatto che, ancora una volta, non c’entra nulla con l’oggetto del discorso.

E’molto interessante, quindi, notare come nello stesso tempo la Rozza persista nel presentare sé stessa come una che, per usare le parole che potrebbe usare lei stessa, “si fa un mazzo tanto nei quartieri”. E poi finisca per sprizzare retorica politichese in ogni cosa che dice.

Sentite infatti come reagì quando, mesi fa, uscì la notizia delle centinaia di biglietti assegnati senza criterio a titolo gratuito:

lo stadio è un luogo dove si fa e si parla di politica, e comunque i miei biglietti li do ai giovani dei quartieri popolari

Tralasciando la prima, grottesca frase nella sua impunità falsità sulle curve come agorà e i concerti di Madonna e Ligabue come circoli intellettuali a disposizione  di piccoli  Macchiavelli, è interessante vedere la seconda parte. Quei “giovani dei quartieri popolari” a cui lei tende la mano e regala generosamente “biglietti omaggio”, un espediente retorico davvero scadente che rappresenta anche una palese contraddizione. Come faceva notare lo zanza, cercando di giustificarsi, Carmela, senza nemmeno rendersene conto, finisce per dare ragione a chi parla di privilegio e dar torto a se stessa. Perché a quei giovani i biglietti si, ed altri no?

Perché loro hanno la possibilità di conoscere l’infaticabile scarpinatrice nota in ogni ALER della città? Già, e questo come si chiama, se non privilegio?

Ci sarebbe poi tutto un discorso da fare sull’opportunità di farsi propaganda sulla pelle di chi vive per davvero nelle case popolari. Ma di questo ne parliamo un’altra volta.