IL PRINCIPALE PROBLEMA DI PALERMO? IL CIAFFICO!

L’Anarchico di Piazza Vetra

 

Ieri, sul vostro blog preferito è comparso questo articolo dedicato al primo clean up day italiano, una giornata dedicata alla pulizia di tag e scritte “vandaliche” organizzata dall’Associazione Nazionale Anti-graffiti.

Tanto per chiarirci subito, l’associazione nazionale antigraffiti svolge un’attività sicuramente meritoria, e per di più basata sul volontariato. Inoltre, a quanto risulta, il loro quartier generale risiede in viale Abruzzi, un posto dove il degrado esiste veramente e di cui tuttavia si parla poco, a confronto delle tonnellate e tonnellate di inchiostro spese per raccontare gli orrori delle Colonne di San Lorenzo e delle ingenti risorse messe in campo per contrastare il terrible reato di “chiacchiera all’aria aperta”.

Tuttavia, l’articolo e i commenti allo stesso fanno capire come su questo tema negli ultimi 15 anni non sia cambiato assolutamente nulla: stereotipi, luoghi comuni e falsità assortite continuano a imperversare, con l’unico risultato di rendere il fenomeno ancora più ingestibile.

Lascia stupefatti, per esempio, leggere quando il giornalista scrive, testualmente

le piccole tag sono spesso ad opera di ragazzini in piena adolescenza smaniosi di trovare una maniera di esprimersi o di segnare il territorio

Ora, non diciamo di documentarsi in maniera approfondita, ma basta farsi un giro su youtube, o perfino vedere un servizio di Studio Aperto dedicato ai “writers” o ancora leggersi uno dei numerosi articoli scritti sulla stessa testata da Armando Stella per capire che ridurre il fenomeno dei graffiti a qualche “adolescente smanioso” è una solenne idiozia.

E’ però nei commenti al post, dove si sonda “la pancia” della gente, che si leggono i concetti più interessanti. Molti, per esempio, sostengono che Milano sia “la città più imbrattata d’Europa“, e altri – il cui orizzonte, probabilmente, spazia da Inveruno ad Agrate – aggiungono “solo a Milano si imbrattano i muri, siamo un paese di sottosviluppati“. Sarebbe interessante portare queste persone a Berlino, capitale della Germania dei bund, e mostrar loro come è ridotta la città (tra parentesi: Berlino è proprio uno strano posto. I club stanno aperti anche 24 ore a fila, eppure i Residenti invece di lamentarsi mettono i doppi vetri); altri ancora, invece, tirano fuori la storia della tolleranza zero di New York, senza sapere che Brooklyn o l’intero Queens sono imbrattate esattamente come Milano; per finire con l’eterna vaccata della domanda “arte o vandalismo?” quando sono proprio loro, i writers (e non i cosiddetti street artist), a sapere e a voler consapevolmente appartenere alla seconda categoria.Ma la cosa più interessante è che da più parti si chiedono, incessantemente, “leggi più dure” e un “immediato intervento del Sindaco”.

Tutta questa gente però, e di sicuro anche chi ha scritto il pezzo, ignora che le leggi “dure” già ci sono. Approvate nel “pacchetto sicurezza” del 2009, prevedono, per chi fa i graffiti, addirittura il carcere. E infatti un paio d’anni fa, un 21enne per aver fatto un disegno sulla metropolitana si è preso 4 mesi di galera.  Ora, ci si potrebbe chiedere se, in un paese dove si va in Regione coi voti della mafia, sia giusto che si vada in galera per un disegno. Ma non è questa la sede. Qui interessa fare notare come gli strumenti per contrastare il fenomeno, contrariamente alla vulgata, ci sono eccome, e sono “duri” quanto e anzi di più rispetto a quelli usati in altri paesi europei.

Mancano, invece, leggi e strumenti per evitare e impedire altri reati, che ci limitiamo a definire “di altra natura“: voti di scambio, corruzione, speculazione edilizia, racket, investimenti della criminalità organizzata nelle più remunerative attività commerciali della città.

Va bene, quindi, chiedere “più attenzione”, affinché le leggi che già esistono vengano applicate. Quello che invece lascia basiti, è il considerare i graffiti come la principale e più urgente emergenza di Milano. Come recita un altro commento al post, sembra di sentire quelli che, ancora dopo le stragi del ’92, li sentivi dire “il principale problema di Palermo? Il ciaffico!!“.