LA LEGGENDA METROPOLITANA

 

Vi ricorderete sicuramente della presunta evasione dal carcere di San Vittore, di cui abbiamo dato conto qualche settimana fa.

Nella zona ovest di Milano, improvvisamente, erano comparsi numerosi posti di blocco, e alcuni elicotteri sorvolavano la città apparentemente senza motivo. Chiunque si trovasse a passare dalla quelle parti, non poteva non notare che qualcosa di insolito stava senz’altro accadendo: e tra le voci che si rincorrevano la più suggestiva parlava di un’evasione dal carcere di San Vittore. Ovviamente, si sa come va in questi casi. E per questo, nel dare la notizia, avevamo chiaramente specificato quanto segue:

poi magari è una leggenda metropolitana, però quando siamo passati noi poco fa sembrava davvero di essere in una zona di guerra”.

Oggi, due settimane dopo – del resto i tempi di reazione sono quello che sono – un tale che non si firma per intero, a pagina 5 del Corriere Milano, fa lo spiritoso nell’articolo che vedete nella foto, riprendendo parte del nostro post e alcuni commenti allo stesso, accusando “gli internauti” di aver confezionato “una bufala”. A questo professore mancato di giornalismo, noi che non siamo giornalisti vorremo far notare che:

1) Qualcosa stava certo accadendo, bastava uscire in strada a dare un occhio invece di aspettare l’agenzia. Pare fosse un’esercitazione.

2) E’ stata usata la formula dubitativa.

Ma soprattutto:

3) Il fatto che il tuo pezzo sia intitolato “La leggenda metropolitana dell’evasione a San Vittore” è una citazione dal nostro articolo. Noi abbiamo paventato la possibilità che si trattasse, appunto, di una leggenda metropolitana. Lo vedi? Sono le stesse parole. Quindi facci capire: fai un pezzo in cui accusi un blog di aver confezionato “una bufala” e, contemporaneamente, nel titolo citi una frase del medesimo blog in cui si specifica che potrebbe trattarsi di una bufala?

Ma la tua logica qual è scusa?

Forse Questa? Oppure stavolta c’è stata davvero un evasione, ma da un TSO?

Saluti e baci.

 

P.S. La storia di Loreno Tetti invece, quella no, non era una leggenda metropolitana. Però per “esigenze di spazio”, sulle pagine del Corriere si è meritata solo i trafiletti a firma Cesare Giuzzi e qualche foto. Prima, ovviamente, che dopo un paio di mesi un assessore ci mettesse la faccia. Di quello invece quando ne parliamo?