ASCESA E CADUTA DI UNA FIGLIA DI PAPA’

 

Che fine ingloriosa per la star delle elezioni comunali del 2011, la faccia bella e pulita del pdl prima e del Terzo Polo poi, ovvero Sara Giudice, anni 26, figlia di Vincenzo Giudice, ex presidente del consiglio comunale di Milano in quota pdl impiegato al Pio Albergo Trivulzio (di nuovo? c’è qualcosa di sinistro, dietro quel posto..) finito dentro il nuovo e definitivo scandalo delle preferenze “calabresi“.

Ora sembra passato un secolo, ma allora Sara era finita al centro di un vero e proprio caso mediatico… 

planando dal totale anonimato agli inserti dei quotidiani su Milano e  oltre, là sulle pagine nazionali dove ogni politico locale sogna un giorno di finire. E come dimenticare la celebre intervista doppia su Affari Italiani, dove esibiva tutta la sua freschezza, il suo volto “giovane” e “nuovo”? Ma che aveva fatto, Sara, per meritarsi tutta questa gloria? Un’importante battaglia ideologica, un discorso particolarmente scomodo? Un’idea politica, un contenuto nuovo e rivoluzionario? No. Aveva semplicemente detto, come tutti i frequentatori di ogni bar di Milano, che la Minetti in consiglio regionale era uno scandalo.

Tuttavia, a differenza dei frequentatori di cui sopra, a muovere l’indignazione di Sara non c’era solo un nobile senso civico: lei ce l’aveva così tanto con l’ex ballerina di Colorado anche perché in pole-position per quel posto nel listino bloccato c’era proprio lei. E si era trovata lì, pronta a papparsi la poltrona al Pirellone e i succulenti 13 mila euro netti al mese di stipendio, ecco spuntare l’ordine dall’alto che le rovinava i sogni di grandezza. Certo, lei a differenza della Minetti, lei  aveva “sempre fatto politica” (anche se una frase simile, detta a 25 anni, suona quantomeno come un pericoloso ossimoro), per lei la politica era anzi “una vocazione” e basta, bisognava finirla con le raccomandazioni e puntare una buona volta sul merito.

Già, il merito: quale, a parte l’essere figlia di un esponente di spicco del pdl? La Minetti un indubbio merito lo aveva – e  quale che fosse, non entriamo nel merito… – ma Sara?

A nessuno, però, interessava scoprirlo. C’era “la storia“, c’era “il personaggio giovane“, c’era – soprattutto – la facile possibilità di strumentalizzare senza riflettere sul valore dello strumento. E quindi via, eccola al Tg 3-notte da Mannoni, a Ballarò da Floris, ad Annozero insieme a Giulia Innocenzi, a fare da portabandiera a una generazione intera, simbolo dei giovani costretti, in Italia, a stare sempre alla finestra. E poi, il giorno delle elezioni, ecco il trionfo: mille preferenze, un numero opulento che se per un soffio non le garantisce la porta del Consiglio Comunale dall’altro le spalanca i portoni della politica che conta: interventi nei “circoli”, il podio di Futuro e Libertà con l’esclusiva per i voti giovani, i convegni bipartisan dove qualche assessore arancione che per pietà e spirito cameratesco non nominiamo la definisce “un’interlocutrice importante“.

Che tristezza, allora, leggere che si trattava di un bluff, e che dietro la self-made-girl c’era invece un padre amorevole che tra un’anduja e l’altra raccattava voti per la figlia. E che beffa sentire l’eroina di noi giovani che in Piazza della Scala, con il padre finito sui giornali per averle raccattato 300-400 voti da quello che credeva essere solo “un avvocato calabrese” (senza che gli sorgesse nemmeno un piccolo dubbio, del resto chi di voi non ha mai incontrato, per le vie di Milano, un avvocato calabrese che offre voti?) gridare “è un complotto contro di me! Mi sono messa contro l’uomo più potente del mondo (poi avrà il buon cuore di chiamare i giornalisti e di correggere in “l’uomo più potente d’Italia!) e questo è il risultato”.

Non tanto perché il giorno dopo, comunque, usciranno le intercettazioni, e rimarrà poco da complottare. E neanche perché l’inchiesta che la coinvolge vede coinvolta anche la Boccassini, e pensare quindi che la Boccassini ordisca un complotto per vendicare Berlusconi è un po’ difficile da credere. Ma perché è davvero il massimo del contrappasso vedere quella che divenne il simbolo del “nuovo” usare il meccanismo più vecchio e abusato di tutti, quell’insopportabile gridare al complotto che ormai in Italia è da 20 anni un rumore di sottofondo a cui nessuno fa più caso.

 

Una considerazione finale, proprio nel giorno in cui si chiude un’era e con essa si archiviano per sempre le celebri elezioni regionali 2010, che hanno portato a uno dei consigli più indagati della storia, con una media di inquisiti sul totale superiore a quella che c’è in Barona. Per una volta, dobbiamo dare ragione a Formigoni: La Lombardia è davvero un laboratorio all’avanguardia. Sapevamo da tempo di aver sperimentato il massimo che poteva offrire il sistema elettorale attuale, quello dei listini bloccati, con i casi del Trota e della Minetti. Ma qualche giorno fa, abbiamo scoperto che possiamo vantare anche il top per quanto riguarda il sistema elettorale delle preferenze – quello che adesso va tanto di moda e che pare in grado, da solo, di risolvere in un colpo solo tutti i problemi del paese -, ovvero gente eletta perché si è comprata i voti dalla mafia, come (forse) nemmeno a Corleone. Che poi, le preferenze, non sono state abolite 20 anni fa attraverso un referendum, proprio per evitare casi come questi?