SGASATI 5: ANDREA PEZZI

Tribunale della Plebe

 

Recentemente, si è parlato molto di un imminente ritorno del fu Andrea Pezzi in tv, precisamente su Sky, con una non meglio precisata “trasmissione innovativa“. Tutti i siti del settore, e perfino il Corriere della Sera con un paginone dedicato, se ne sono occupati.

E’ la terza o quarta volta che Andrea Pezzi torna dall’anonimato in cui non lui ma il pubblico lo ha cacciato, eppure sembra sempre che sia un evento, una concessione, un fatto importante che deve esser celebrato.

La realtà è invece ben diversa, e vale la pena ricordarla.

Dopo essersi allontanato da MTV dove conduceva “Kitchen” – il programma che tutti ricordano, quello sì innovativo e di successo –  perché, essenzialmente, voleva guadagnare di più ( e fin qui, tutti d’accordo), Andrea Pezzi nel 2001 sbarca a Mediaset a fare il Fabio Volo prima di Fabio Volo. Peccato che il suo programma (si chiamava “2008” e alzi la mano chi se lo ricorda) realizzato non con l’ultimo dei pirla ma con Davide Parenti – il boss delle Iene – è un fiasco totale. Agli ascolti da monoscopio  si aggiungono le bizze da genio compreso (anzi, compreso benissimo) del Pezzi, che viene rapidamente messo alla porta.

Passano anni in cui chi è dentro le sacre stanze sa quanto il Nostro si danni l’animo per tornare in video. Ed ecco che l’ex vee jay, travestito da professore accademico, torna su Rai2 con il “Tornasole“: un ritorno accompagnato da un tam-tam di interviste dove il già ex di Claudia Pandolfi racconta, con il suo inconfondibile fare da ricco annoiato,  del suo esilio “volontario” dalla tv, di quanto il mondo della televisione faccia schifo e di come lui sia diverso da tutti gli altri. Purtroppo per lui, il programma è un altro gigantesco flop: viene prima spostato a notte fonda in modo da non fare danni, poi dopo qualche stagione di anonimato (dove seguita ad andare in onda senza un motivo preciso, o, più probabilmente, per oneri contrattuali da rispettare) viene eliminato dal palinsesto senza che nessuno se ne accorga.

Trascorrono altri anni, e ancora una volta il buon Andrea è presenza fissa al telefono e nei corridoi delle case di produzioni più famose di Milano. Presenta progetti, fa telefonate, ma non accade nulla. Ecco allora la nascita della mitica “Ovo” una “Media Company” che, in teoria, dovrebbe produrre “video di grande valore culturale”. Ancora una volta, i giornalisti gli dedicano lunghe lenzuolate dove il Nostro spara zero contro “il sistema mediatico”, tv commerciale in testa, dalla quale lui sostiene di essersi allontanato di propria volontà per non essere “troppo diverso da quel sistema”. Già, peccato che tra i finanziatori di Ovo ci sia pure la Finivest, e con che quota!

Passa altro tempo. I capelli cadono, il ventre comincia a gonfiarsi sempre di più. Come finisce l’avventura imprenditoriale del primo volto reso celebre da MTV? Con un fallimento da cinque milioni di euro. Poi successivamente l’azienda rinasce (in italia, ogni società nasce sempre due volte) e, ancora una volta, alzi la mano chi l’ha mai sentita.

Il resto è cosa di pochi giorni fa. Dopo oltre un decennio di buchi nell’acqua, un Andrea Pezzi ormai semi pelato e palesemente sovrappeso ricompare per l’ennesima volta a leggere lo stesso copione: la tv che fa pena, lui che è un genio, l’esilio volontario e altre fregnacce assortite.

Ora: noi siamo contenti che ci sia chi riesce, con così poco, a sbarcare il lunario. Tuttavia la parabola, anzi, la linea piatta e retta della carriera di Andrea Pezzi mostra bene quale sia il modo di ragionare e di pensare della tv italiana, dove invece di dipendere dai risultati, basta far parte della conventicola per avere carta bianca, piani di produzione approvati e ricchi, ricchissimi emolumenti (per non parlare delle radio, il cimitero degli elefanti, anzi, l’ospizio dei falliti della tv)

A tutti auguriamo quindi di godersi il nigiri da 12 euro a porzione: Apple e Google tv stanno arrivando, e allora ci sarà da divertirsi.