OCCUPAZIONI E CONTRADDIZIONI

Gli ultimi giorni sono stati per la città estremamente frizzanti. Siccome in molti ci hanno segnalato notizie o sollecitato interventi, ecco una rapida  overture con i fatti più interessanti.

 

1) L’occupazione di Casa Pound.

E’ dall’occupazione della Torre Galfa che da più parti si era posta la questione. Il ragionamento è che legittimare un’occupazione illegale – Macao, ma anche il Lambretta, per esempio – obbliga a legittimarle tutte, e allora se tolleri un’azione non puoi contrastarne un’altra solo perché il colore politico è diverso. Per carità, magari in linea di principio questo discorso non fa una grinza, e diciamo anche che tra la gara di aquiloni e una sessione di cinghiamattanza, noi troviamo più artistica, oltre che più divertente e interessante, la cinghiamattanza. Tuttavia ci vuole proprio tutta la malafede del mondo per paragonare i militanti di Casa Pound a quelli di Macao. I primi hanno come modello Benito Mussolini, (che il fondatore, nell’anno di grazia 2012, chiama “Sua Eccellenza”) . I secondi, i docenti della Naba. Fate voi.

Quindi no, non ci sono figli e figliastri. Casomai: oche prezzolate, figliastri e fascisti “del terzo millennio”.

 

2) I giovedi di Brand’Alfonso.

Siccome Area C è una tassa sul traffico (congestion), e non sull’inquinamento (pollution), tutta la propaganda che ha accompagnato il suo ritorno è stata incentrata sulla necessità di “tutelare la salute dei cittadini”. A questo tuffo carpiato – se è così, perché da gennaio pagheranno anche le auto elettriche? – se ne è aggiunto un altro: i cosiddetti “giovedì dello shopping” fortemente voluti da Franco Brand’Alfonso per far pace coi negozianti arrabbiati. Peccato che ci sia un palese contro-senso: fanno Area C perché la gente impari a far meno dell’auto per andare in centro, e poi un giorno la settimana la tolgono per “incentivare” lo shopping in centro. Quindi sostengono implicitamente che per andare in centro è più comodo usare la macchina. Che razza di logica è? Per non parlare poi di come vengono gestiti: i commercianti, invece di sfruttare la possibilità, se ne fregano perché sperano in un nuovo ricorso al tribunale amministrativo; il Comune mostra assai poco interesse (è un eufemismo) a sostenere e pubblicizzare l’iniziativa, che assume a tutti gli effetti i contorni del contentino. Risultato: un’altra operazione di maquillage che si rivela, nel migliore dei casi, una perdita di tempo. A questo punto, non vediamo l’ora di vedere la nascita del “food district” – come dice Brand’Alfonso -, ovvero il grande supermercato – come dice lo stesso proprietario – che alla faccia del “respireremo più cultura” nascerà sulle ceneri del teatro Smeraldo e a cui l’Assessore ha dato la sua benedizione. 

 

3) Basilio e i predicozzi di Pierpennino.

Dice un detto che “l’autorità è tale fino a che non la si mette in pratica” ed è proprio quello che sta accadendo a Basilio Rizzo. Quando gli hanno dato la presidenza del Consiglio, tutti a incensarlo e a mostrare soddisfazione per una nomina definita  “storica”. Poi però quando il Basilio si mette in testa di sostenere posizioni coerenti col programma, le attese, i desideri degli elettori ecco partire il responsabile fuoco dei distinguo, delle eccezioni di merito, di quell’insopportabile “abbiamo la responsabilità di governare” che allora non si capisce perché vale solo oggi e non quando a governare erano gli altri. E’ accaduto con Macao, quando il presidente del Consiglio Comunale portò ai ragazzi la sua solidarietà incondizionata; è accaduto col Dalai Lama, quando scoppiò il teatrino della cittadinanza onoraria offerta e poi ritirata; ed è accaduto qualche giorno fa con la vendita di SEA. Con la variante che stavolta Basilio Rizzo si è dovuto sorbire la predica dall’assessore Majorino, che dalle pagine di Repubblica – su cui appare con la stessa frequenza di Corona sulle riviste di gossip- lo ha invitato a non “porsi fuori“. Ora, forse i giovani non lo sanno, ma Basilio Rizzo, negli ultimi 40 anni ha scritto personalmente alcune tra le pagine più importanti del Consiglio Comunale di Milano. Tra le tante, basta citare quando il giorno dopo l’uccisione di Ambrosoli per mano dei killer mafiosi di Sindona e Andreotti inchiodò quel consiglio comunale socialista e democristiano, omertoso e connivente, alle proprie responsabilità. Per questo volevamo chiedere:

– a Majorino, con che coraggio si mette a dare lezioni di “buona condotta” a uno da cui dovrebbe, al contrario, imparare parecchio.

– allo stesso Basilio, come possa continuare a buttare giù un rospo dopo l’altro, e cosa deve accadere, ancora, perché la misura possa ritenersi colma.

Per la cronaca. Nella stessa intervista abbiamo sentito Majorino rivendicare il ruolo di Milano come “laboratorio di diritti civili d’Italia“. Se si esclude l’ottimo registro delle coppie di fatto – che però c’è già da altre parti, e che nei fatti, pur apprezzandone ovviamente lo spirito e il ruolo simbolico, non ne capiamo l’utilità pratica – quali sono queste grandi battaglie che come un sol uomo la Giunta sta portando avanti? Certo, a noi risulta che ci siano delle proposte molto interessanti, in tema di diritti civili, portate avanti da forze come i radicali, o SEL. Però, come dice questo articolo, risulta anche che i maggiori avversari siano dentro lo stesso partito del Majo. Strano, vero?