COLONNE DI SAN LORENZO: LE 5 M DEL CORRIERE MILANO

 

Corriere Milano di oggi, pagina 7, nuova perla a firma Paola D’amico. L’articolo si chiama “Colonne, notti di paura: un ferito a bottigliate“. Nel pezzo, si parla di una rissa avvenuta “dopo la mezzanotte di sabato” alle “Colonne di San Lorenzo”: un uomo finisce a  terra con una ferita alla gola, poi un vigile viene menato. A questo punto, un  lettore si chiede:

– L’aggressore è stato arrestato? Chi è/chi sono?

– L’aggredito come sta? Chi è? Il vigile come sta? Chi è?

– Qual è il movente che ha scatenato l’aggressione?

– Ci sono testimoni?

– Il fatto dove è avvenuto, di preciso?

Più o meno, sono le classiche “cinque W” (who, what, when, where, why) che costituiscono la prima lezione di ogni corso di giornalismo. La D’amico però non ritiene necessario dare alcun risposta a nessuna di queste domande. ll capitolo dell’aggressione a bottigliate si esaurisce così, alla riga 7, senza che altri elementi vengano rivelati. E’ chiaro che neppure il più arruffone blog si sognerebbe di dare una notizia in questo modo- “hey raga ieri c’è stato un ferito” -, quindi lo stesso lettore di cui sopra, magari spazientito, potrebbe chiedersi cosa sia accaduto al quotidiano più venduto d’Italia, che una volta in quel ruolo, la cronaca nera di Milano, schierava gente come Dino Buzzati. Ma il punto è che il poveretto – ammesso che sia esistito veramente – ferito a bottigliate è solo un pretesto per permettere alla giornalista di turno, per sua iniziativa o per ordine di un caporedattore, di scrivere un altro pezzo contro “la movida” e i giovani che escono la sera. Così, al posto delle 5 W, ci tocca ribaltare la doppia W e trasformarla in una M, la M di minchiate, che – sebbene non molto originali – questa volta colpiscono particolarmente per la loro pervicacia:

1) “a mezzanotte, i vigili ci mettono oltre due ore a sgomberare una piazza dove l’alcol scorre a fiumi e la gente danza a ritmo di bongo, oppure fa pipì alla base delle colonne“.

I vigili non sgomberano proprio niente: i locali chiudono a un quarto alle due, e subito dopo entrano in funzione i mezzi ATM come i carri armati di piazza Tienanmen e la piazza diventa subito deserta. Quanto a gente che urina sulle colonne, non conosciamo le abitudini della giornalista, ma per quanto ci riguarda non accade spesso che qualcuno la faccia  li, sotto gli occhi di centinaia di persone. Vediamo- e sentiamo – molta gente farla nelle vie laterali, e quello che non vediamo, invece, sono bagni chimici o vigili che si preoccupino anche di questo problema fisiologico, che per altro non è proprio solo delle Colonne ma di decine di altre vie, per esempio, dietro la sede del Comune in via Larga.

2) “venerdì sera, identico scenario, a parte la rissa. Taxi e tram fermati dalla gente che “faceva muro“.

I taxi passano lungo la circonvallazione interna, e li c’è poco da far muro, perché le macchine ti stirano. Quanto ai tram che passano da Porta Ticinese sì, subiscono rallentamenti a causa dell’affollamento della strada, ma orde di persone che con premeditazione escono di casa e passano la serata “a fare muro” non sono propriamente frequenti. Potrà essere capitato, forse, ma da qui e farne “un’emergenza”, con tutte quelle che ci sono, ne passa eccome. E poi di nuovo, notate il titolo: “il popolo della movida blocca i mezzi”, come se tutti quelli che vanno i Colonne, diversissimi per età, istruzione, condizione economica eccetera eccetera fossero “un popolo” unito dal desiderio di bloccare i mezzi.

3) “Nei bar si svuotano bottiglie di alcol nei bicchieri di plastica (due euro a dose)”.

Questa forse è la migliore. Secondo la giornalista, tutti i baristi del Ticinese vendono i cocktail a due euro – tra il 50 e l’400% in meno che nel resto della città – col solo intento di far ubriacare la gente. Poi troviamo un altro misterioso passaggio: “per finire con i venditori noti, che arrivano dopo mezzanotte e vendono bottiglie a prezzo politico rigorosamente di vetro (l’ordinanza c’era o è scaduta? Nessuno qui lo sa). Intanto: noti a chi? E poi: “l’ordinanza” c’è, e viene in larga parte rispettata, ma questi sono gli abusivi, che come è noto delle ordinanze se ne fregano altamente. Allora la domanda sarebbe: perché nonostante gli annunci nessuno ha mosso un dito contro l’abusivismo?

4) “senza scontrino“.

Se la giornalista è a conoscenza di qualche commerciante che non fa lo scontrino (e qualcuno c’è) dica di chi si tratta. Faccia un’inchiesta seria. Ma dire che “nessuno fa lo scontrino” è solo un luogo comune, e pure falso.

5) “Sul corso invece, le griffe lasciano. Al posto di Armani, un ristorante cinese.”

Dovendo riempire lo spazio rimanente, e avendo finito le notizie alla riga 7, la D’amico esagera e osa sostenere che ormai il corso di porta Ticinese è talmente degradato che pure i negozianti scappano. Oltre al fatto che Armani non c’è più da un pezzo, e non certo per il degrado, basta chiedere quanto costa affittare un monolocale o un negozio, anche estremamente piccolo, per capire quanto sia considerata degradata una delle vie tra le più costose di tutta la città.

 

Queste, quindi, le 5 M della D’amico e del Corriere Milano, con le Colonne di San Lorenzo raccontate come un lercio postribolo frequentato da un’umanità oltremodo degenerata. Dobbiamo ripetere, come sempre, che ovviamente non pensiamo che il Ticinese non abbia problemi: ne ha parecchi, la maggior parte causati dall’impunità, dal fatto che le regole, che già ci sono, non vengono fatte rispettare da nessuno, cosa che finisce per colpevolizzare tutti e non chi “sbaglia”. Articoli come questi però, pieni di inesattezze, luoghi comuni e falsità assortite non fanno che peggiorare la situazione, alimentando un clima di paura che ha l’unico risultato di esasperare gli animi. Un modo di fare informazione che se prima potevamo pensare fosse al servizio del peggior decoratismo, ora non riusciamo a spiegarci in altro modo se non nella strumentalizzazione voluta e cercata di proposito.

Ci permettiamo poi qualche domanda: se in via Solferino sono così  interessati alla sicurezza della città, e  alle sue “notti di paura”, come mai hanno dedicato solo un trafiletto a firma dell’eroico Cesare Giuzzi alla paura di Loreno Tetti, il paninaro cui la ndrangheta bruciò il furgone? Come mai date spazio alla pericolosa mala dei bonghi di via Vetere un giorno si e l’altro pure, e di zone come viale Abruzzi – da sempre alle prese con una situazione di degrado insostenibile -, non si occupano mai?

Domande nel vento. A domani, con una nuova strumentalizzazione.