A MILANO SI SPARA? SI, SOPRATTUTTO IDIOZIE

L’anarchico di Piazza Vetra

 

Già ieri, dopo i fatti di Porta Romana, se n’era avuto il sentore. Ma oggi, dopo la sparatoria accaduta dietro via Padova, ne abbiamo la certezza definitiva. In città, e soprattutto sui giornali, è vera e propria emergenza. Il fuoco della strumentalizzazione, del luogo comune, della polemica gratuita ha ampiamente oltrepassato i livelli di guardia.

Si è già detto di La Russa, che si sveglia dal letargo in cui giaceva da circa un anno per dire che è colpa del Sindaco se in città si verifica un omicidio, che è un po’ come dire che la morte di Falcone è colpa non della mafia ma del sindaco di Capaci. Anche il suo sodale De Corato però, non scherza affatto: a suo dire, la colpa di questa “inarrestabile” escalation criminale sarebbe da ricercare nella decisione, da parte dell’attuale giunta, di aver rinunciato ai presidi dei militari. Proprio quei giovani con un po’ di acne e il mitra in mano, che sostavano, dalla mattina alla sera, senza muovere un muscolo, con facce traumatizzate dalla noia, davanti alla sede di Libero (come scritto dal lettore GG) o davanti ai giardini di Porta Venezia (chissà mai ci fosse da sedare una rissa tra dodicenni). Ecco, secondo l’ex sceriffo in quota pdl della seconda città più grande d’Italia, i fatti di questi giorni sono da ricondurre all’attuale mancanza di quei presidi dall’infallibile potere deterrente, e se vi chiedete come facciano, due tizi fermi su una camionetta in Buenos Aires a controllare il territorio nelle decine di strade e viuzze della città, e a prevenire eventuali reati, che com’è noto si consumano nello spazio di pochi attimi, bhè, significa che sicuramente non diventerete mai sceriffi in quota pdl.

In generale, tutto il centrodestra ha rispolverato per l’occasione il glorioso slogan “è tutta colpa di Pisapia”, facendo tirare, a tutti gli esponenti della maggioranza arancione, un bel sospiro di sollievo: ormai, l’unico modo che hanno per recuperare un po’ di consenso è far ricordare ai milanesi chi c’era prima.

Che poi sarebbe da chiedere all’ex vicesindaco che oggi grida “ormai c’è una sparatoria al giorno”: ieri, quando nel 1999, a gennaio, ci furono i famosi 7 omicidi in 7 giorni, tipo clinica di Pozzetto, era colpa di Albertini?

E mentre irrompe il Vescovo, informandoci che “Milano non è più quella di una volta” (e nemmeno le stagioni, un settembre così caldo non si è mai visto), i giornali sono scatenati. L’uomo e la donna assassinati in via Muratori passano, nel giro di 24 ore, da essere una “coppia modello” – lei “innamoratissima” giovane mamma, lui indefesso lavoratore che, ci diceva il Corriere ieri, “non era tipo da sconfinare – ad essere lui uno spacciatore e lei un’ex prostituta. Milano è, ieri, una città che – è sempre il Corriere –  “negli ultimi mesi ha visto gli sbirri inseguire ladri di tic-tac e salami“, oggi – qui è la Stampa – un posto dove, in Porta Romana, “c’è paura e ci metteremo il giubbotto antiproiettile“.

Nella discussione spuntano, i rom. Si cita l’episodio del vigile ucciso dal SUV guidato appunto da un rom e si dice che “la città è un far west” ed è tempo di prendere “soluzioni drastiche”. Va bene, ma allora, ricordando l’altro episodio, quello del vigile che spara alle spalle di un 28enne ammazzandolo, bisogna pretendere “soluzioni drastiche” anche contro i vigili?

Dall’altra parte però, non è che il centrosinistra sia da meno. Il dire che “va tutto bene” è palesemente falso, e continuare a insistere su questa linea, invece che affrontare  il problema, suona un po’ grottesco. Strumentalizzare i rom, e in generale ogni fatto di cronaca, per dire che in città c’è il far west è sicuramente una puttanata, ma è vero che la situazione peggiora. Nonostante le roboanti dichiarazioni di Granelli, continuano le occupazione abusive, in certi quartiere la gente è esasperata e non si intravede nessuna alternativa a quella “logica degli sgomberi” che si diceva di voler superare. A proposito di Granelli, che si indigna perché “Milano non è Scampia, noi abbiamo il controllo del territorio”: va bene, ma col caso di Loreno Tetti come la mettiamo? Il caso di uno che va in tribunale a denunciare, e dopo 48 ore gli incendiano il furgone, togliendogli il lavoro, senza che ad oggi i colpevoli siano stati individuati, cosa le ricorda, signor Assessore? Va bene la solidarietà, anche se espressa 54 giorni dopo il fatto: ma nel merito non vediamo una grande differenza tra queste logiche e quelle che siamo abituati a sentire e a leggere nelle cronache di Napoli, Palermo, Gioia Tauro eccetera eccetera.

Non serve un occhio particolarmente allenato per vedere che in certe periferie molta gente ha l’abitudine di girare accavallata. E, certo, trovarsi a tu per tu con una banda di Latin King sulla banchina di Turro alle undici della sera può avere conseguenza indesiderate. Certo, si dice che c’è “una drammatica mancanza” di agenti: e se ne usassimo un po’ di quelli attualmente impegnati in Colonne a contrastare il terribile reato di “chiacchiera estiva”, cercando di fermare il terribile racket delle birre Moretti, che secondo l’assessore è l’ultima frontiera di Cosa Nostra?

Insomma, come al solito tutto si riduce alla solita polemica politica – da una parte quelli che assaltano il fortino, dall’altra quelli che lo difendono, con i giornali in mezzo a sostenere ora questo ora quel caro amico -e ogni parola, ogni sospiro viene strumentalizzato, in un senso o nell’altro, senza che il tema della sicurezza, nelle sue decine e decine di sfumature, venga affrontato in modo efficace.

Che poi, a proposito di sicurezza: ma dei due agenti “fracassatori di faccia”, qualcuno ha più sentito parlare?