DAL RACKET DEI PANINI AL RACKET DEI GIORNALI

 

Ricominciamo da dove avevamo finito, da Loreno Tetti e dal suo furgone bruciato dalla ndrangheta. Se è sicuramente positivo che il caso sia finalmente stato affrontato da chi doveva affrontarlo, e, come si sa, sia stata indetto proprio per oggi un presidio per festeggiare il ritorno all’attività di Loreno, non possiamo – contemporaneamente – non denunciare un altro tipo di racket, anch’esso fondato essenzialmente sull’omertà e sull’obbedienza ai mammasantissima.

I fatti (che chi ci segue ricorda bene): il furgone viene bruciato attorno al 20 di luglio, tuttavia la notizia passa incredibilmente sotto silenzio. Il Corriere trova giusto un trafiletto, e gli altri giornali, quelli sempre pronti a sbattere in prima pagina questo o quell’assessore di maggioranza – oggi di sinistra, ieri di destra – per meriti quali, ad esempio, l’aver messo due panchine in Vittorio Emanuele, ignorano completamente la cosa. E’ per questo che Loreno Tetti, su un piccolo sito internet, dichiara nel silenzio dei media e della politica “mi hanno lasciato solo”. Prima domanda: perché la notizia, quando era “calda”, è passata completamente sotto silenzio? Perché il Corriere dedica a un simile fatto solo poche righe? Possibile che non ne riconosca l’importanza e la gravità?

Andiamo avanti. Il 24 luglio questo blog si occupa della vicenda, e per diversi giorni, fino ad agosto inoltrato, riceviamo commenti o messaggi da parte di cittadini indignati che esprimono tutta la loro solidarietà a Loreno Tetti. Per una settimana, noi mandiamo alle redazioni di TUTTI i giornali milanesi un comunicato stampa sulla vicenda, chiedendo – giacchè la potenza di fuoco di I Hate Milano non è certo quella dei grandi quotidiani – di dare immediato risalto alla notizia. Tuttavia, gli unici a riportarla sono il blog “MammamiaPisapia”, Radio Popolare e un altro blog collegato al Fatto Quotidiano. Seconda domanda: perché, per una settimana, la vicenda viene completamente ignorata?

Continuiamo. Visto che i giornali di Tetti continuano a fregarsene, scriviamo direttamente all’Assessore Majorino, il quale – dopo l’ammissione (di cui, se non altro, apprezziamo l’onestà) di un colpevole ritardo o forse, senza esagerare, di una sottovalutazione della vicenda da parte delle istituzioni – si impegna a far sì che il Comune si interessi ufficialmente  a Loreno Tetti dando una risposta a quel terribile “mi hanno lasciato solo”. Il virgolettato di Majorino viene inviato, ancora, a tutte le redazioni dei quotidiani milanesi che, di nuovo, tirano dritto, senza dedicare alla vicenda nemmeno una virgola.

Poi però arriva settembre, si ritorna dalle ferie e…voilà. Il caso di Loreno Tetti finisce su tutti i giornali. Cos’è cambiato, in un mese? Che oggi, al contrario di un mese fa, le istituzioni sono intervenute, e quindi la notizia non proviene più da fonti “pericolose” come può essere un sito o un blog, ma dai lidi tranquilli e sicuri degli uffici stampa appunto istituzionali. Ora si che possiamo leggere le dichiarazioni di rito degli assessori, la solita marcia dei soliti noti che approfittano della vicenda per finire in prima pagina. Insomma, ora la notizia viene usata per rendere il solito servizietto. Il racket è dunque entrato in funzione: prima, quando Tetti annunciava di non poter più lavorare e gridava di essere solo, con l’amministrazione completamente sorda e l’urgenza di una campagna stampa sia per tutelare la vittima sia per scoraggiare chi, dopo aver bruciato il furgone, poteva magari farsi venire in mente altre idee, c’era un silenzio assordante, generato – se non dalla stupidità, cioè il non rendersi conto della gravità dell’episodio e della sua conseguente altissima notiziabilità – dal timore di poter creare problemi a qualcuno, rimandando l’imbarazzante vicenda a data da destinarsi, in attesa che i padrini annunciassero ufficialmente qualcosa. Dopo, quando la vicenda viene affrontata con comodo, le ferie sono passate, la tintarella comincia a sparire, ecco la pronta offerta del pulpito all’assessore di turno che azzanna il caso come si trattasse di una fatto accaduto ieri e non 50 giorni fa, senza nemmeno avere il buon senso di una anche minima ammissione di responsabilità (come invece fatto dallo stesso Majorino di cui, lo ripetiamo, abbiamo apprezzato l’onestà intellettuale) utilizza il solito linguaggio a misura di titolista annunciando l’intenzione di voler dare “un segnale forte”.

Comunque: stavolta non è accaduto nulla, finalmente Loreno Tetti può tornare al lavoro e anzi vi invitiamo a passare per via Celoria.

Riguardo ai racket di cui sopra invece, spiace constatare che, aldilà della provocazione, sembra che in certi casi tra i due vi sia ovviamente una siderale differenza di grado. Ma, perlomeno a livello di mentalità, non di sostanza.