FERMI TUTTI, ARRIVA JACOPO!

FERMI TUTTI, ARRIVA JACOPO!

Jul 27

 

Siamo stati sommersi di segnalazioni circa l’articolo di ieri di “Solferino 28″, il mitico blog del Corriere della Sera scritto da giovani e per i giovani, che noi conosciamo bene.

Nelle intenzioni “Solferino 28″ dovrebbe raccontare storie di ragazzi italiani normali, che nonostante la crisi, invece che piangersi addosso, riescono a realizzare i propri sogni.

Ci eravamo già occupati di Nicolò, il torinese in pashmina che intimava ai giovani italiani di smettere di fare “i mammoni piagnucolosi” . Ed ecco che ieri i giovani Ostellini intervistavano Jacopo, il tipo che vedete nella foto. Una foto che dice, da sola, tutto quello che si legge poi nell’articolo, in cui viene magnificato questo ex bocconiano che, forte della sua pochette, ci spiega come si fa ad affermarsi nella vita.

Vediamone alcuni passaggi, perché la lettura è assai gustosa:

“Testa bassa e pedalare”, dicono. Io invece preferisco “testa alta e correre”, perché così ho sempre pensato, e a 27 anni credo di poterla definire la mia filosofia di vita.

Caspita! Partiamo forte!

Andavo a correre nella pineta di Montecatini, la mia piccola città, dopo aver chiuso gli appunti del ripasso per l’esame di maturità e i libri ancora nuovi che mi servivano per affrontare il test di ingresso per la Bocconi. Ho continuato a correre a Milano, freddo nonostante. Per affrontare una nuova realtà, per assimilare le cose che stavo imparando. Mi sono concesso un’oretta di corsa solitaria anche il pomeriggio in cui ho ricevuto il diploma del master in Imprenditorialità e strategia aziendale. 

Mentirei se dicessi che è stato indolore imparare la pazienza, per uno come me che ha sempre l’impressione che il tempo gli sfugga troppo in fretta. Ho dovuto farlo sulle strade di Roma. Le rosse albe della Capitale mi trovavano a volte stanco, ma sempre determinato.

Insomma, di sicuro a questo piace parecchio fare footing. Di filosofia, però, se ne vede assai poca. Così come si fatica molto a capire come a un certo punto l’impochettato dica che

Giorno dopo giorno, ho deciso di intraprendere l’allenamento necessario per diventare quello che realmente volevo, un imprenditore

Oddio, capiamo l’aspirazione. Ma come si sa, partendo da zero, al giorno d’oggi, non è proprio alla portata di tutti. Come ci è riuscito, il giovane Jacopo che va sempre di corsa, a fare l’imprenditore?

Mistero. Già, perché i giovani Ostellini di Solferino 28 su questo, come al solito, non fanno domande. E il buon Jacopo, ubriaco di sé stesso, ci racconta i suoi trionfi in un crescendo rossiniano, con dettagli presi in prestito dalla biografia di Steve Jobs tipo

Adesso corro nuovamente nelle strade familiari di Milano, passo più tempo di prima in ufficio, e affronto con i miei soci (Fabiano e Paolo, che si sono abituati al mio perfezionismo così come hanno sopportato le telefonate a tutte le ore) una lunga maratona

fino al filosofico finale che è già un cult:

Molti progetti, molta fatica, ma anche tante soddisfazioni. Le suole delle scarpe sono un po’ consumate, forse perché alla mia corsa quotidiana non rinuncio nemmeno in vacanza. Ma non ho tempo di pensarci. Per fortuna.

Insomma, come vedete quello che avete pensato guardando la foto si è inesorabilmente verificato.

Ancora una volta, Solferino 28 racconta i giovani italiani proponendo un modello che con i giovani italiani non ha niente, ma proprio niente a che fare. Ma questa sarebbe solo una scelta editoriale. La cosa estremamente scorretta è la strumentalizzazione, il  collegare l’impocchettato figlio di chissà chi alla questione del “posto fisso”, come a dire che i giovani sono una massa di pirla che sognano un comodo posto fisso per non fare fatica e invece  eccone uno che ha capito tutto, e grazie al sudore e al sacrificio ce l’ha fatta.

C’è da chiedersi in che razza di universo parallelo foderato di stereotipi e luoghi comuni vivano in via Solferino: buona parte dei giovani il posto fisso ha smesso di sognarlo da un pezzo, sanno benissimo che il mondo e con esso il mercato del lavoro è cambiato e a loro va bene così. Sono altri, casomai, a difendere il posto fisso con le unghie e con i denti.

Quello che invece a loro non va bene, non va assolutamente bene, è il problema più grande di questo paese: la totale mancanza di opportunità dovuta al corporativismo, il fatto che impegno, talento e “corsa” non servano assolutamente a niente in un paese in cui la meritocrazia è assolutamente estranea ad ogni ambito professionale e se uno non ha “le spalle coperte” ha ben poco da fare lo splendido e andare in giro in pochette a spiegare la filosofia della corsa.

Ma di tutto questo, Solferino 28 come al solito non parla, continuando a intervistare un Nicolò in pashmina o uno Jacopo in pochette (anche l’intervista di oggi, a tre giovani telespettatori di Studio Aperto, non fa eccezione).

Avanti un altro, allora. Continueremo, se non altro, a farci delle grandi risate leggendo i commenti.