SOSPENSIONE AREA C: UNA SENTENZA ITALIANA

SOSPENSIONE AREA C: UNA SENTENZA ITALIANA

Jul 26

 

La decisione del Consiglio di Stato di bloccare Area C, con effetto immediato, rappresenta un capolavoro di italianità sotto diversi aspetti.

1) I tempi

Ci sono voluti 7 mesi per arrivare a un provvedimento il cui effetto è immediato, nonostante l’istanza del parcheggio fosse già stata precedentemente rigettata dallo stesso TAR.

7 mesi in cui Area C è stata introdotta e assimilata dai cittadini. In molti si sono organizzati di conseguenza, comprando lo scooter magari, o pianificando attentamente entrate e uscite nel caso dei Residenti. Con comodo, arriva in piena estate una sentenza a stabilire che Area C va sospesa. Quando si dice che il paese ha dei mali storici, ecco, i tempi della giustizia sono tra questi. Peccato che non ci sia un cane di nessuno interessato davvero a cambiarli.

2) Il principio

Area C andrebbe sospesa se si dimostrassero reali i dati circa l’inquinamento da black carbon. Il principio per il quale un parcheggio può bloccare un provvedimento atto a migliorare la mobilità di tutti i cittadini, oltre a tutelarne in parte la salute, è invece assolutamente inaccettabile. Eppure, è esattamente quello che accade con regolarità nel nostro paese: il piccolo orticello che blocca la costruzione dell’autostrada.

Il dirittino del singolino che con l’avvocatino blocca tutto – una grande opera, ma anche un locale notturno o un grande evento. E tanti saluti all’interesse pubblico.

(p.s. non ci riferiamo ovviamente alla TAV. Li, essendo stato appurato come l’opera sia assolutamente inutile, il diritto del singolo non conta, e si procede ugualmente. Precedenza all’interesse pubblico? No: precedenza all’interesse delle Coop n.d.r.)

3) L’ingovernabilità

Qualche Innominabile ha, in tempi non sospetti, fatto notare più volte come l’assetto costituzionale e istituzionale italiano renda il paese, nei fatti, assolutamente ingovernabile. Non si può prendere una decisione, qualunque, che ci si ritrova sempre un giudice, un ente locale, un Tar o un Consiglio di Stato pronti a bloccare tutto di punto in bianco. Area C era al primo punto del programma elettorale, ed è stata poi votata da quasi l’80% dei milanesi attraverso apposito referendum. Tutto questo però non conta, e a prevalere sulla volontà popolare è la volontà di un parcheggio (la cui istanza era già stata rigettata dal Tar, vale la pena ribadirlo).

E’ tempo di ammettere che, limitatamente a questo ambito, l’Innominabile aveva ragione e bisogna cambiare qualcosa in profondità nei meccanismi dello Stato. Chi è chiamato a governare, deve avere la possibilità di poterlo fare, aldilà dell’interesse di un parcheggio.