UNA FIGURA NON PROPRIO ARANCIONE…

 

Sul caso del Dalai Lama, una dichiarazione si staglia da tutte le altre. Lapidaria. Definitiva.

Con queste scelte stiamo sacrificando valori etici e moralità in nome di Expo“. Già. E per un’amministrazione che proprio dei valori etici e della moralità – in una parola, del “civismo” – ha fatto la sua ragion d’essere, questa della cittadinanza offerta e poi negata al Dalai Lamai, ben lungi dall’essere un incidente di percorso, è una terribile sconfessione.

Ma chi ha proferito queste sacrosante parole? Da quando, nell’opposizione di destra, se la cavano così bene con la dialettica? Forse il merito è del giovane Calise, tra un video e  l’altro  filmato con l’ipad? O magari il radicale Cappato, da sempre vicino – come tutti i radicali – alla causa del Tibet?

No. Niente di tutto questo. Queste parole sono del Presidente del Consiglio Comunale Basilio Rizzo. E sono del 2007.

Eh si. Correva l’anno 2007, il Dalai Lama era a Milano e l’allora sindaco Moratti, diversamente dal Presidente della Regione Lombardia Formigoni, rifiutò di incontrarlo ufficialmente , preferendo andare a trovarlo al Palasharp, in via, appunto,  “non ufficiale”.

Ne seguirono molte polemiche e il più scatenato fu proprio il Basilio. Ora però, 5 anni dopo, è stato lo stesso Basilio Rizzo a proporre una sospensiva per la delibera che concedeva la cittadinanza onoraria al leader spirituale tibetano.

Che strana parabola eh? Passi la vita a batterti in consiglio comunale, senza se  e senza ma, scrivendo anche alcune tra le pagine più belle di quello stesso consiglio (come  la volta dopo l’uccisione di Ambrosoli) e poi, appena ne diventi il Presidente, ecco che spuntano le sospensive. Per non parlare di quanto disse Majorino, allora ancora in verde parka e senza il nero Armani da Assessore (“un premio Nobel per la pace, assieme alla comunità buddista, non merita di finire in mezzo alle polemiche”): del resto al Majo l’unico Dalai che interessa veramente è Dalai Michele, l’editore, che una volta gli pubblicò un libro e da allora, chissà come mai, non gli risponde più al telefono.

Straordinarie anche le parole del sindaco, quello attuale, rilasciate ieri: “il console mi ha detto che la cittadinanza sarebbe stata interpretata come un segnale di inimicizia verso il popolo cinese”. Ma noo…ma veramente? E chi l’avrebbe mai detto vero? Perché, giustamente, una simile reazione non era immaginabile, non c’era il minimo precedente al riguardo.

Così, quando si va avanti dicendo, con sprezzo del pericolo e pure del ridicolo, che “noi non accettiamo diktat da nessuno!“, ma – state bene attenti – “non vogliamo nemmeno creare inimicizie, serve un momento di riflessione” (certo, vallo a dire ai tibetani, massacrati da decenni, di mettersi a riflettere), la gente non sta nemmeno più a sentire. Perché ha già capito tutto. Dalla rivoluzione arancione, una bella figura marrone.